lunedì 17 dicembre 2012

L'impronta è anche intestinale da Oggi Scienza


– Unici, come le nostre impronte digitali. O come il profilo di DNA dei batteri che vivono nel nostro intestino e che, nel complesso, hanno una loro “firma genetica” specifica. La notizia, oggi su“Nature”, è l’ultimo tassello di conoscenza disponibile sul meraviglioso mondo del microbioma intestinale umano. Un tassello importante, perché potrebbe aprire le porte a diete o terapie davvero personalizzate, disegnate su misura non solo sulla nostra persona, le nostre abitudini e il nostro DNA, ma anche sui nostri microrganismi simbionti.
Arrivare alla scoperta non è stato un gioco da ragazzi: per riuscirci, i ricercatori – due gruppi negli Usa e due in Europa – hanno messo in campo un potente apparato di analisi computazionale, che ha permesso di far luce nella massa impressionante di dati raccolti. In particolare, sono stati analizzati i metagenomi (i genomi complessivi di tutte le specie presenti) del microbioma intestinale di 207 individui sani, in parte americani e in parte europei. Dai metagenomi i ricercatori sono riusciti a isolare chiaramente i genomi di 101 microrganismi differenti, nei quali hanno identificato oltre 10 milioni di variazioni di singoli nucleotidi (variazioni di uno solo dei mattoncini-base del DNA presenti in particolari sequenze). In pratica, si tratta di vere e proprie bandierine di segnalazione poste sul DNA che possono essere utilizzate per studi di evoluzione dei genomi e per costruire profili di identità genetica.
Dall’analisi e dai confronti di queste bandierine, gli studiosi hanno potuto concludere che ogni individuo porta il suo set specifico e unico di varianti nei genomi batterici cioè, in altre parole, il suo set specifico e unico di ceppi batterici. Come dire: di Escherichia colice n’è uno solo, in generale, ma di ceppi di E. coli ce ne sono tanti e ciascuno ha il suo e la stessa cosa vale per tutte le altre specie intestinali. Non solo: la cosa davvero importante è che nel tempo questa “firma genetica” non cambia (l’hanno scoperto seguendo nel tempo il metagenoma di un sottogruppo di 43 individui). Può variare l’abbondanza relativa delle varie specie – un po’ più o un po’ meno di quel particolare ceppo di E. coli, a seconda della dieta, dello stato di salute e di altri fattori – ma il loro profilo genetico no.
A che cosa serve tutto questo? Difficile dirlo subito, ma se pensiamo che sempre più spesso certe malattie o condizioni (una tra tutte l’obesità) vengono associate a particolari caratteristiche della microflora intestinale (per non parlare della fondamentale questione delle resistenze agli antibiotici), è chiaro che più informazioni si hanno su quella microflora meglio è.

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