venerdì 28 settembre 2012

Nano-robot per colpire solo le cellule-tumorali

Un tipo di nanorobot a DNA

Un altro tipo di nanorobot

Gli scienziati dell'Istituto Wyss hanno messo a punto un nanorobot consegna-farmaco che si presenta come un barile aperto  (foto sopra). La superficie esterna del dispositivo è programmato per riconoscere un bersaglio su una superficie cellulare, il carico di droga (viola) è fissato con filamenti di ancoraggio (giallo) verso l'interno. Catene di DNA a doppio filamento fungono da fermi (blu, rosso, arancione e)  per garantire che il robot  si sblocchi solo in presenza di una chiave molecolare espressa dalle cellule bersaglio. Che apre il dispositivo (sotto a destra) e consente al carico utile di attaccare solo le cellule designate.
Naniti e nano-scala robot sono stati trovati in gran parte nel campo della fantascienza, ma gli scienziati di Harvard Wyss Institute for Biological Engineering Inspired stanno lavorando per rendere questa una realtà. L'obiettivo è quello di rintracciare e distruggere le cellule tumorali di un paziente, senza avere effetti negativi sui pazienti. Gli scienziati hanno pubblicato i loro risultati sulla rivista Science. Shawn Douglas, un ricercatore presso l'Istituto Wyss, descrive un metodo per la creazione di robot cellulari, circa le dimensioni di un virus, di filamenti di proteine ​​e DNA. E’ soprannominato il "nanorobot DNA",  un dispositivo con brevi, tubi esagonali fatti di DNA intrecciati che si aprono lungo la loro lunghezza come una conchiglia. Ad una estremità, vi è una cerniera DNA e dall'altro,vi è una coppia di frammenti di DNA intrecciati che agiscono come fermi per tenere il dispositivo-valvola.                                                                                                                                              L'interno può contenere molecole di sostanze, in modo efficace, trasformandolo in un dispositivo di erogazione, trasportare farmaci a celle specifiche all'interno del corpo umano. L'obiettivo è quello di rendere gli strumenti in grado di indirizzare le cellule malfunzionanti e correggerli.                                                                           Il DNA è un materiale ideale per la costruzione di dispositivi a scala nanometrica livello. Ci sono molti strumenti sviluppati in atto per capire, manipolare e realizzarlo. Usando sintetizzatori di DNA, è anche possibile creare molecole di lunghezze su ordinazione.                                                                                                         Gli scienziati stanno usando un processo chiamato origami di DNA per assemblare questi strumenti. È stato sviluppato nel 2006 presso il Caltech da un ricercatore di nome Paul Rothemund . Primo, un lungo filamento di DNA viene utilizzato come dorsale per ponteggio alla struttura. Il filamento è mescolato con brevi sequenze di DNA appositamente costruite, che sono progettati per legarsi a particolari sezioni del patibolo, flessioni e torsioni nelle predeterminati forme.                                                                                                                                                   Douglas utilizza il DNA del virus M13, innocuo per gli esseri umani, come ponteggio ma funzionerà come qualsiasi molecola di DNA lungo. Ciascuno dei nanorobot misura 45 nanometri da 35 nanometri di larghezza, che significa che può interagire direttamente con la superficie delle singole cellule. Il DNA nanorobot rintraccia specifici tipi cellulari, grazie ai sui fermi molecolari. Aptimers, due fili ritorti di DNA, possono essere progettati per reagire ad un marcatore chimico specifico o ligando, su un particolare tipo di cellula, come quelli in un tumore canceroso. Attualmente, Douglas sta progettando aptimers DNA che si dipanano in presenza del fattore di crescita di piastrine, derivato dalle piastrine (PDGF), una proteina che regola la crescita e la divisione cellulare. Si trova, espressamente sulla membrana esterna delle cellule cancerose. Questa può essere usato come un bersaglio per i nanorobot DNA. E 'auspicabile che colpendo cellule specifiche in questo modo, i nanorobot potranno curare malattie come il cancro senza la necessità di chemioterapia.

Le ultime novità sul plancton a livello globale dopo le spedizioni del Tara- Le dichiarazioni di Bowler,capo spedizione


 Tara Oceans, una spedizione unica 
Tara Oceans è il primo tentativo di fare uno studio globale del plancton marino,
 una forma di vita di mare che comprende gli organismi più piccoli di virus e batteri, e grande come meduse. Il nostro obiettivo è stato quello di comprendere meglio gli ecosistemi planctonici, esplorando le innumerevoli specie, conoscere le interazioni tra di loro e con il loro ambiente. Plancton marino è l'unico ecosistema quasi continuo sulla superficie della Terra.                                                              Studiare plancton è come prendere il polso del nostro pianeta. 
Recentemente, gli scienziati hanno scoperto la grande importanza di plancton per il clima: popolazioni di plancton sono influenzati molto rapidamente dalle variazioni del clima. Ma a loro volta possono influenzare il clima modificando l'assorbimento di carbonio. In un contesto di rapide alterazioni chimico-fisiche, ad esempio, l'acidificazione osservato oggi negli oceani del mondo, è urgente comprendere e prevedere l'evoluzione di questi particolari ecosistemi. 
Infine, plancton è un modo sorprendente di andare indietro nel tempo - una fonte primaria di fossili. Nel corso di centinaia di anni, il plancton ha creato diverse centinaia di metri di sedimenti sul fondali oceanici. Questo ci permette di tornare indietro nel tempo, ai primi oceani della Terra, e capire meglio la storia della nostra biosfera. 



Più di 12 campi di ricerca sono stati coinvolti nel progetto TARA, che coinvolge un team internazionale di oceanografi, ecologi, biologi, genetisti, fisici e da prestigiosi laboratori guidati da Eric Karsenti del Laboratorio europeo di biologia molecolare. Fino a un milione di nuove specie di vita marina microscopica sono state osservate per la prima volta, promettendo nuove rivelazioni sulla  salute dell'ecosistema marino che potrebbe rivoluzionare la nostra comprensione dell'impatto dei cambiamenti climatici sugli oceani del mondo. Ogni nuova forma di vita è stato scoperto dall'equipaggio di una sola piccola nave da ricerca, il Tara, che recentemente ha completato due anni e mezzo, 70.000 spedizioni .Un viaggio scientifico, che non ha precedenti nella sua scala, fornisce un'istantanea della vita sul fondo della catena alimentare oceanica. Più di 30.000 campioni di acqua di mare sono stati prelevati da sedi in tutto il mondo, dal Nord Atlantico e l'Oceano Pacifico, a sud verso i mari antartici a distanza. Le conclusioni della spedizione rivelano la diversità e la complessità del piccolo plancton che sono una fonte di cibo vitale per i pesci e le balene. In totale, 1,5 milioni di specie di microrganismi marini sono stati registrati - molto più di quanto precedentemente si credeva che esistessero. Si va da creature che sono un centimetro di lunghezza, di piccole forme di vita che si misurano un miliardesimi di metro. Lo studio della loro distribuzione e del ciclo di vita è in grado di fornire importanti informazioni sulle conseguenze dei cambiamenti climatici sugli oceani. La migrazione o l’estinzione di specie microscopiche sensibili alle variazioni di temperatura del mare o all’ acidificazione potrebbero causare il collasso delle catene alimentari marine, così come le attività di pesca internazionali che da esse dipendono, hanno messo in guardia gli scienziati. Sono una preoccupante indicazione della portata dell'impatto dell'uomo sugli oceani, il Tara ha incontrato alti livelli di inquinamento di plastica in Antartide. Nella prima ricerca per quantificare l'entità del problema nel remoto Oceano Antartico, gli scienziati hanno scoperto che in un chilometro quadrato di mare antartico, ci potrebbero essere fino a 50 mila frammenti di plastica. La plastica rimarrà in mare per centinaia di migliaia di anni possono entrare nella catena alimentare, accumulandosi nello stomaco dei pesci, mammiferi marini e uccelli marini. Essi producono tossine - molecole organiche come i fenoli e gli ftalati - che possono avvelenare la vita marina e potrebbero, tramite la pesca, trovare la loro strada nel nostro cibo. Il fitoplancton  dell’oceano Antartico (specie di plancton che sopravvivono con la fotosintesi, come le piante) è di vitale importanza per la regolazione della CO2 nell'atmosfera - come lo sono tutte le migliaia di specie simili registrate dal personale di bordo.

Il dr Chris Bowler, coordinatore scientifico della spedizione, ha detto che lo studio ha fornito un "fotografia istantanea dello stato di salute" degli oceani del mondo. "Nessuno ha mai fatto questo sulla scala che abbiamo davanti", ha detto. "Ci sarà l'analisi dei risultati in laboratorio per un certo numero di anni. Si tratta ora di capire i vincoli fisici e climatici che hanno creato questi ecosistemi."Quanto inquinamento  li riguarda, a quanto ammonta il cambiamento di temperatura che li riguarda? Se una specie di plancton sensibile alla temperatura migra, potrebbe devastare la catena alimentare e quindi la pesca locale. Vogliamo scoprire il ruolo di ciascuna specie all'interno di un ecosistema in modo da poter meglio prevedere cosa gli oceani potrebbero essere nei tempi di 50 o 100 anni, se continuiamo a cambiarli. " Il Tara, una goletta di 36 metri di lunghezza, è una nave relativamente piccola eppure ha intrapreso una missione scientifica di questa portata. E 'di proprietà della stilista francese e attivista ambientale Agnès Troublé, che ha anche fornito la metà del finanziamento di € 10 milioni (€ 7,9 milioni) alla spedizione. La nave, sotto il suo vecchio nome Seamaster , una volta apparteneva alla Nuova Zelanda e cioè al velista e ambientalista Sir Peter Blake, ucciso dai pirati a bordo della nave nel 2001, mentre effettuava  rilevazioni del bacino del Rio delle Amazzoni. La nave è stata acquistata per continuare l’eredità ambientale di Sir Peter, e il suo equipaggio si è abituato ad esporsi al pericolo. Due anni  addietro mentre la goletta era in spedizione veniva bloccata nel ghiaccio marino Artico per studiare le condizioni climatiche nelle regioni polari. L'ultima spedizione è partìta dal porto a casa la Tara di Lorient, in Francia nel giugno 2009. Nel corso dei prossimi 36 mesi, un equipaggio che prevedeva la di 14 membri ha navigato per diversi mesi  in spazi angusti, fermandosi a prelevare campioni ad una profondità di 2.000 metri con reti appositamente progettate. A bordo, microscopi di imaging 3D hanno dato agli scienziati una visione senza precedenti della complessità e la bellezza della vita marina in miniatura."Abbiamo esaminato tutto ciò che è invisibile, da un centimetro, fino a cose misurate in nanometri", ha detto il dottor Bowler. Tra di loro c'erano parecchi componenti dello zooplancton - compresi i crostacei in miniatura conosciuti come anfipodi e curiosi dall'aspetto larva, zoea - e il loro cibo: fitoplancton, che producono il proprio cibo, proprio come le piante."Questi includono le creature  incredibilmente importanti per la generazione di ossigeno", ha detto il dottor Bowler. "La metà di ossigeno sul pianeta è prodotto da oceani - in modo che ogni secondo respiro che si prende è ossigeno da questi organismi. I miei preferiti sono le diatomee: piccole creature fotosintetiche in singole cellule che hanno un parete cellulare unica simile al vetro chiamata frustolo.  Essenzialmente vivono dentro case di vetro.Il  mio laboratorio sta cercando di dare un'occhiata da vicino a quelli. Abbiamo pensato che ci fossero 5.000 specie, ma è venuto fuori ci sono 25.000. Alcune di queste sono veramente diverse da quelle che già conoscevano. "Le straordinarie immagini di plancton al microscopio hanno ispirato artisti e scrittori che sono stati invitati a bordo del Tara  per condividere l'esperienza con gli scienziati e l'equipaggio. Etienne Bourgois, figlio di Agnès Troublé, che l'ha convinto a investire in cause ambientali, ha detto che sua madre voleva che la nave divenisse a servizio di disciplina "scientifica e culturale". “E 'importante che troviamo il modo come fare arrivare il messaggio - di come la vita umana dipende dagli oceani - e raggiungere le persone, " ha detto. "Questo è il messaggio: dobbiamo cambiare il nostro modo di vivere in questo pianeta La Terra sarà sempre qui, ma è una questione per noi - come faremo a vivere in futuro su questo pianeta?" I risultati del Tara saranno presentati al Science Museum di Londra. La prossima primavera, la goletta tornerà l'Artico per condurre un sondaggio sui microrganismi nei mari non analizzati dall’ ultima spedizione. Il dottor Bowler spera di catalogare  gran parte del mondo microscopico degli oceani che vi sono, prima che inizi a svanire.                                                                                                                 
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"Gli oceani sono già acidificanti," ha detto. " Questo continuerà ad accadere se le emissioni di CO2 continuano ad aumentare o anche se rimangono al tasso corrente. Questi organismi microscopici sono molto sensibili all'acidificazione. Esiste una reale preoccupazione che molti di loro potrebbero estinguersi negli anni a venire."


La squadra di Taranautes  ha assistito al Museo Marittimo di Londra alla proiezione del primo della serie di 4 documentari realizzati durante la spedizione Tara Oceans: "The Secret World". Chris Bowler, ricercatore presso l'ENS (Ecole Normale Supérieure) di Parigi, specializzato in diatomee, ha poi risposto alle domande del pubblico.                                                                                       

Intervista di Laëtitia Maltese a Chris Bowler, coordinatore scientifico della spedizione Tara Oceans 
Chris, che sono le diatomee? 
Chris Bowler: Le diatomee sono fitoplancton. A causa delle loro dimensioni relativamente "grandi" e il peso, che svolgono un ruolo significativo nel funzionamento della pompa di carbonio degli oceani, e quindi in equilibrio climatico - in primo luogo attraverso la fotosintesi, e poi quando muoiono per "trasportare" il carbonio intrappolato nel loro celle alle profondità dell'oceano. Sono anche un anello essenziale della catena alimentare, dal momento che sono il cibo preferito di copepodi, le specie dominanti di zooplancton. 
Quanto tempo hai trascorso a bordo e qual’ era il tuo lavoro? 
CB: Ho trascorso un totale di 6 settimane, a 3 tappe separate: Dubrovnik-Atene, Monte-Puerto Valparaiso, Bermuda-Azzorre.Questa ultima tappa è stata particolarmente interessante perché eravamo lontani dall'influenza continentale, e al bivio di acque provenienti da zone molto diverse. Le stazioni sono stati definiti in anticipo, sulla base di mappe satellitari. Come scienziato capo, ho dovuto decidere la zona più appropriata per lo studio. Negli oceani, le acque a volte sono "separati", verticalmente e orizzontalmente. Essi sono caratterizzati da (tra le altre cose) diverse temperature, salinità e densità, e non si mescolano. Il nostro obiettivo è quello di confrontare il plancton di queste masse d'acqua diverse. Questa analisi della biodiversità ci permette di capire la relazione tra i parametri chimico-fisici e plancton.  Possiamo quindi effettuare il collegamento tra i fenomeni naturali di circolazione e dei cambiamenti climatici. 
Quali sono i primi risultati della spedizione? 
CB: Prima di Tara Oceans, c'erano pochi dati su scala planetaria. Grazie alla spedizione, abbiamo scoperto che le diatomee sono abbondanti negli oceani  di varie parti del mondo, e c'è una grande varietà di specie. Le analisi del DNA prima ci permettono di quantificare: abbiamo sempre pensato che ci fossero 5.000 specie di diatomee, ma con i dati provenienti da Tara, sembra che ci sono circa 30.000 specie! I risultati dovrebbero essere pubblicati nel 2013. 
Prima della spedizione Tara stavamo studiando diatomee da colture coltivate in laboratorio nell'arco di diversi anni. Ora siamo in grado di controllare un certo numero di ipotesi utilizzando le diatomee selvatiche raccolte nei campioni di Tara Oceans. 
I campioni che abbiamo raccolto sono così numerosi (27.000) che 6 mesi dopo la spedizione, tenendo conto di tutti i laboratori, abbiamo analizzato appena l'1%. Sono convinto che i risultati della spedizione serviranno come punto di riferimento negli anni a venire, con il peso enorme delle informazioni fornite. 
Come cambia la vostra vita da ricercatori dopo Tara? 
CB: Ho una migliore comprensione dei problemi della mia ricerca a livello globale, una visione molto più completa, una apertura al mondo. 
 In che modo le missioni Tara oggi sono essenziali? 
CB: Con i progressi di oggi, tecnologie all'avanguardia può essere facilmente miniaturizzato per l'uso a bordo di navi di dimensioni di Tara. Così, ad un costo inferiore, gli studi possono essere effettuati su larga scala, accelerando la raccolta dei dati e pertanto anticipazioni scientifici. 
La difficoltà nella ricerca oceanografica è la logistica, e il vero problema è che ci rendiamo conto della nostra ignoranza sulla vita dell'oceano! Molte porte si stanno aprendo con questo progetto unico ed emozionante. Dopo questo scambio si può andar via rassicurati dall'idea che l'umanità ha ancora tanto da scoprire! Per quanto riguarda Chris Bowler, ha partecipato alla manifestazione "Museo della Scienza Lates"  il 26 settembre, sul tema del cambiamento climatico. 

La_mappa_del_tragitto_effettuato_da_tara
Il_tara_con_lo_sfondo_del_london_bridge
Tara_ai_docks_di_st


martedì 25 settembre 2012

Le microsfere con idrogel di acido ciclico fosfatidico possono inibire le cellule tumorali nel colon


Formulazioni con microparticelle e nanoparticelle sono ampiamente utilizzate per migliorare la biodisponibilità di farmaci a bassa solubilità e come veicoli per una specifica somministrazione ad organi e  tessuti di farmaci mirati. Abbiamo studiato l'effetto di un rilascio controllato per forme di un lipide bioattivo, l’acido fosfatidico ciclico (CPA), in funzioni  di aiuto a cellule umane  passibili di evolvere in linea di cancro al colon . Abbiamo incapsulato CPA in idrogel a base di gelatina ed esaminato la sua capacità di inibire la vitalità e la migrazione di HT-29 e DLD-1 cellule in vitro e l’attività indotta LPA ​​ del recettore del fattore di trascrizione gamma attivato dal proliferatore dei perossisomi (PPAR). Il sistema di erogazione prevedeva un rilascio prolungato idrogel CPA nel mezzo di coltura. Pertanto, le microsfere di CPA-idrogel sostanzialmente hanno inibito LPA indotta PPARy attività e la crescita cellulare e la migrazione confrontata con quella di cellule coltivate solo .con CPA, Così, microsfere di idrogel sono un potenziale sistema per la consegna stabile ed efficiente dei lipidi bioattivi, come la CPA e possono offrire una nuova strategia per il trattamento mirato del cancro del colon.

Trovate tracce di acqua sull'asteroide Vesta

Sonda Dawn orbitante su Vesta
Enorme cratere sul lato sud di Vesta

Vesta, il secondo asteroide più massiccio del Sistema Solare, dopo il pianeta nano Cerere, è stato pensato per essere un luogo asciutto, ma la prova più recente  raccolta da Dawn,una sonda della NASA che ha scoperto asteroidi piccoli,ricchi d'acqua, i quali una volta si sono impiantati nella superficie di Vesta . L'acqua viene rinchiusa in minerali idratati fino ad impatti successivi  e crea un calore sufficiente a fondere la roccia e rilasciare l'acqua come gas. Gli scienziati hanno descritto le loro scoperte in due articoli pubblicati sulla rivista Science. Vesta è il più luminoso asteroide visibile dalla Terra e la sua massima distanza dal Sole è un po 'più lontano rispetto alla distanza minima di Cerere dal Sole (2.56AU). Tuttavia la sua orbita si trova interamente all'interno dell'orbita Cererian. Sul lato sud l'asteroide Vesta mostra un enorme cratere. L’ immagine che mostra l'asteroide ripresa dal telescopio spaziale Hubble, è una ricostruzione sulla base di calcoli teorici , e lo mostra anche come una mappa topologica . Questo è un altro corpo nel Sistema Solare interno che ha un ciclo dell'acqua. Gli strumenti di Dawn hanno rilevato un eccesso di idrogeno nelle regioni equatoriali dell'asteroide, che indicano un contenuto di acqua alto come 400 parti per milione. Ci sono anche centinaia di pozzi, alcuni con profondità di 200 metri, in molte delle stesse regioni, che si pensa come luoghi in cui il calore di un conseguente impatto, abbia sbloccato il contenuto di acqua con sfiato nello spazio. Minerali idrati sono stati scoperti anche sulla Luna, ma un meccanismo molto diverso ne è responsabile della presenza a Vesta.                                                                                                                                                                Dawn ormai ha lasciato Vesta e si sta dirigendo verso Cerere. E 'il più grande asteroide del sistema solare e gli astronomi sanno già che c'è l'acqua, ma ci potrebbe essere, nel  sottosuolo,  addirittura un oceano salmastro.

lunedì 24 settembre 2012

VOCI DEL DISSENSO NEL PD SICILIANO

Non si aprirà nel migliore dei modi la direzione regionale dl Pd, convocata per oggi pomeriggio a Palermo. Stamattina, infatti, tre dirigenti del partito, hanno preso le distanze dalla linea ufficiale che ha indicato in Rosario Crocetta il candidato alla Presidenza della Regione. E lo hanno fatto con una lettera in cui annunciano la loro assenza dalla riunione e, soprattutto, il loro sostegno a Claudio Fava, in corsa sotto le insegne di Sel, Idv, Federazione della sinistra e Verdi. Ma non solo.
La missiva, firmata da Mariangela Di Gangi, Manfredi Lombardo, Sergio Petrona Baviera, è un durissimo atto di accusa alle scelte compite dal Pd in Sicilia negli ultimi anni. Scelte, che rischiano di compromettere definitivamente la storia di n partito che sembra avere smarrito i suoi valori di riferimento:
“Siamo democratiche e democratici siciliani. Con convinzione. Crediamo nell’importanza del militare in un grande partito davvero progressista. Crediamo nella nostra storia, negli esempi di Pio La Torre e di Piersanti Mattarella, esempi e punti di riferimento dei siciliani onesti. Una storia- scrivono i tre componenti della direzione regionale-  che rischiamo di mortificare con le recenti scelte compiute in Sicilia. La stessa storia, quella del centrosinistra siciliano, che ci piace ricordare per le importanti battaglie condotte contro un sistema di potere fondato su clientelismo e zone grigie di connivenza tra politica, malaffare e mafia. Ecco perché oggi non saremo presenti alla Direzione Regionale. Viviamo in una terra complessa, in cui è una colpa non marcare con nettezza il confine tra la politica che ha messo in ginocchio la nostra terra e la buona politica che è necessario mettere in campo, sopratutto oggi. Non ci arrendiamo all’idea che in Sicilia i nostri valori e le nostre convinzioni non possano essere vincenti. La sfida che ci apprestiamo ad affrontare è troppo importante per permetterci di ingoiare in silenzio un boccone così amaro.
Proprio quando, dopo tanta attesa, si è dinanzi alla possibilità di voltare pagina- aggiungono gli esponenti del Pd- compiamo una scelta spregiudicata, che vede il nostro partito rinunciare a rappresentare il cambiamento e quella svolta di cui la Sicilia ha tanto bisogno, abdicando al ruolo di forza che incarna l’alternativa per inseguire una sedicente area moderata che puzza tanto di gattopardismo.
Il nostro continuo arrancare e altalenare ci ha ridotti a essere un partito poco riconoscibile, senza un’identità chiara. Scegliere, poi, dei compagni di viaggio che hanno una forte riconoscibilità e che noi stessi abbiamo definito fino a poco tempo fa come autori e complici dello sfascio nella nostra regione, non corrisponde alla nostra idea di cambiamento. Ritrovarci a combattere una battaglia al fianco di coloro che abbiamo sempre combattuto, non ci pare un buon presupposto per costruire l’alternativa. Parliamo di personaggi come Nino Dina, tramite di Cuffaro e Aiello, come emerso dall’inchiesta che ha portato i due in carcere, o Nello Di Pasquale, ex Pdl, poi leader provvisorio di quel movimento per la gente che oggi sta sotto la bandiera di Micciché.
Senza dimenticare tutti quegli esponenti, che sono stati parte integrante del sistema di potere di Lombardo, da cui oggi il Pd siciliano sostiene di aver preso le distanze. Siamo convinti che le nostre elettrici e i nostri elettori non capiranno. Anzi, sono già da tempo perplessi, quando non delusi.
Ci sarebbe piaciuto essere a disposizione del nostro partito in questa battaglia, se il nostro partito fosse stato alla guida di una vera “rivoluzione”. Purtroppo pensiamo che si sia compiuta una scelta diversa e non vogliamo prendere parte a un appuntamento fondamentale per la nostra Sicilia turandoci il naso. Forti di quanto sperimentato sul territorio attraverso battaglie civili come il referendum sull’acqua, vogliamo lavorare per una proposta che ci convince davvero. Pensiamo, come il nostro segretario Bersani, che il nostro campo sia quello progressista. In Sicilia più che altrove.
Tra le prime righe del Manifesto dei Valori del Partito Democratico si legge: “È in campo una forza che si propone di dare al Paese, finalmente, una nuova guida. Si riapre una speranza, si può tornare a pensare il futuro”. In Sicilia, stavolta, non siamo noi questa forza. Ecco perché sosterremo la candidatura di Claudio Fava”. 
Mariangela Di Gangi
Manfredi Lombardo
Sergio Petrona Baviera
Componenti della Direzione Regionale del PD Sicilia
I VARI LUPO,CRACOLICI E LUMIA CERCANO ANCORA DI PERSEGUIRE I LORO SQUALLIDI INTERESSI DI BOTTEGA!

Mix di olio di sesamo, riduce la pressione alta

Mix di olio di sesamo, contro la pressione alta

Risotto all’arsenico e i rischi connessi da Oggi Scienza

Risaie nel Vercellese
Risotto all’arsenico « Oggi Scienza

domenica 23 settembre 2012

Nuova campagna di scavi al sito di Akrai


Scavi_archeologici_di_akrai
Scavi archeologici di Akraai




Palazzolo Acreide. Contemporaneamente alle attività di pulizia e diserbo dell’area archeologica di Akrai condotte dal Comune di Palazzolo Acreide con la collaborazione dei volontari di “Siciliantica”, sono riprese nella stessa area le attività di scavo archeologico, che l’Università di Varsavia esegue a seguito di una convenzione triennale con il Parco archeologico di Eloro. Il Comune ha ospitato nella Sala Verde un incontro scientifico dal titolo “Quando il futuro incontra il passato. La tecnologia moderna nella ricerca archeologica del Siracusano”, organizzato dalla sede di Siracusa di “SiciliAntica” in collaborazione con il Comune, la Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Siracusa, il Parco archeologico di Eloro e l’Università di Varsavia. In particolare sono stati mostrati i risultati di un’indagine non invasiva condotta sul sito di Akrai a partire dal 2009, quando è iniziata la collaborazione tra l’Università di Varsavia e la Soprintendenza. Il gruppo di studiosi dell’Università ha svolto, utilizzando vari strumenti, un’ampia ricognizione sul sito. L’area archeologica sottoposta alle analisi geomagnetiche ha compreso in tutto 3,5 ettari. I risultati della ricerca hanno permesso di creare un modello integrale dei dati digitali, in cui le singole zone tematiche sono complementari e spiegate reciprocamente. Grazie alle fotografie verticali sono stati creati i modelli tridimensionali delle strutture presenti nel sottosuolo. Nell’ambito del progetto è stata inoltre proposta la ricostruzione tridimensionale del teatro di Akrai. Nell'ultimo incontro sono intervenuti il sindaco Carlo Scibetta, Marta Fitula, consigliere regionale di “SiciliAntica”, ed Enrica De Melio, presidente di “SiciliAntica” di Siracusa. I lavori sono stati introdotti dal Soprintendente ai Beni Culturali Orazio Micali, dal Dirigente dell’Unità Operativa Beni Archeologici della Soprintendenza Rosa Lanteri, dal Direttore del Parco archeologico di Eloro Lorenzo Guzzardi. Relazioni di Giuseppe Moschella, consigliere regionale di “SiciliAntica”, e di Roksana Chowaniec docente dell’Università di Varsavia con conclusioni affidate a Simona Modeo, presidente regionale di SiciliAntica. C'è stata anche la visita agli scavi dell’area archeologica. “Questo studio – afferma Scibetta – condotto con l’ausilio di mezzi tecnologici non invasivi potrebbe dare spunto a una nuova campagna di scavi mirata per portare alla luce parti di Akrai che potrebbero arricchire le conoscenze storiche e architettoniche del sito. L’auspicio dell’amministrazione è che questa metodologia di studio possa essere estesa anche ai mosaici recentemente trovati in contrada Falabia durante i lavori per il passaggio di un gasdotto”. Per ulteriori approfondimenti sulle indagini ad Akrai ci si può collegare al sito: http://www.akrai.uw.edu.pl/

Vanno comprese bene le ragioni delle collisioni delle balene con le navi.


   
Due megattere

Balena e uomo

Questa relazione è stata sviluppata su un’edizione speciale della Gazzetta di Biologia Marina. Si pensava a qualcosa di un po’più spensierato, forse alcuni fatti divertenti sulle balene e mestieri innovativi per i nostri più giovani amanti delle balene. Poi  è arrivato un collegamento ipertestuale a un’edizione speciale della rivista open access di Biologia Marina, dedicata ai cetacei; protezione dei delfini selvatici e delle balene: ” Le crisi attuali, strategie e proiezioni future” di Lori Marino, Frances Gulland e Chris Parsons. Hanno compilato sei articoli che coprono tutto ciò che sappiamo su alcune delle questioni più urgenti in materia di conservazione dei cetacei. Offrono un richiamo e ripropongono il tema ormai indifferibile di  un focus sulla conservazione di queste specie, ormai tempestivo e necessario. "In un momento in cui i problemi cetacei stanno convergendo con una miriade di altre questioni, i possibili approcci da utilizzare per alleviare questi problemi richiedono una flessibilità e una raffinatezza senza precedenti. "La Terra  ha appena perso un'altra specie: il delfino di fiume Baji. Stock di balene sono in difficoltà in molte regioni e i pericoli di urti con le navi, rifiuti e detriti negli oceani permangono anche se vi sono perfino balene in aumento. Inoltre, sappiamo molto di più sulla società dei cetacei. I cetacei hanno la cultura, le famiglie, la condivisione delle conoscenze e sono anche stati dichiarati persone non umane. I curatori del collegamento ipertestuale sottolineano, che per queste ragioni, gli sforzi di protezione debbono anche prendere in considerazione i problemi psicologici. Gli articoli servono per documentare  certe leggi, oggi pienamente disponibile on-line. Uno degli studi propone una sintesi delle varie collisioni di balene in Alaska, ed è quindi particolarmente interessante. Questi alcuni dei punti chiave. Gli autori hanno analizzato le collisioni con le balene nelle acque entro 200 miglia nautiche della costa dell’ Alaska,  raccogliendo alcune statistiche e sui possibili modi per ridurre questo triste risultato dovuto a un aumento delle incursioni dell'uomo nell'ambiente marino. Dai 108 record utilizzati sono stati riconosciute alcune tendenze. La maggior parte degli incidenti (86%) coinvolge le megattere. Non sorprende che la maggior parte si siano verificati  nei mesi dell’estate (alimentazione) e le relazioni di collisione sono aumentate verso la fine del periodo che va dal 1978 al 2011. Non tutti gli scontri hanno provocato le uccisioni degli animali, solo 25 record informano che ne hanno causato la morte. Lesioni da corpo contundente tre volte più comuni di lesioni da trauma taglienti (isolati fisicamente sugli animali, come ferite provocate dalle eliche). In effetti, alcune delle lesioni descritte offrono una lettura inquietante perché comportano un danno alle terze proprietà o lesioni agli esseri umani. I rapporti  di collisione tra balene-navi in Alaska per specie nel periodo anzidetto (1978-2011) sono abbastanza esemplificativi. Le navi non erano tutte enormi, itineranti ad alta velocità,tantomeno superpetroliere o navi da crociera (anche se questi incidenti hanno più probabilità di uccidere  e fanno notizia, con segnalazioni di balene morte a cavallo o sulla prua a bulbo delle navi di grandi dimensioni). La maggior parte (60%) di barche erano di dimensioni inferiori a  15 m  di lunghezza. In 15 casi, le balene  hanno colpito ancore o altri corpi derivanti  dalle barche - chiaramente il suono gioca un ruolo nel consentire loro di evitare le navi. E una frase  in particolare offre un preciso riferimento a ciò che le barche facevano prima gli incidenti. " Nel 2% dei casi sono stati speronamenti intenzionali delle balene." Il vero messaggio da recepire è la necessità di un migliore report. I circa 100 incidenti valutati sono probabilmente solo la punta di un iceberg. E confonde la mancanza di comunicazione (3 collisioni su 4 non sono mai state indicate) assieme  all'assenza di un modello standardizzato di rapporto per queste collisioni. Questo è importante e gli autori lo fanno notare: "La maggior parte di queste relazioni mancano dettagli critici come: velocità dell'imbarcazione, la posizione e il destino delle balene che, possano contribuire a una migliore comprensione della vera frequenza di collisioni tra balene e navi, che migliorerebbero la nostra conoscenza dei fattori specifici che portano a collisioni o ai loro risultati. "Le collisioni sulle navi sono in genere riportati su un modulo progettato per spiaggiamenti di mammiferi marini, e altri eventi che riguardano ancora i mammiferi marini nazionali. La struttura dei database non accetta le registrazioni delle collisioni della nave. Doverosamente necessaria perciò una forma corretta standardizzata di relazione per le collisioni in modo che tutti i particolari salienti, come dimensioni della nave, velocità, posizione, ecc, siano registrati e siamo in grado di applicare le conoscenze acquisite per prendere le migliori decisioni. Inoltre, i navigatori hanno bisogno di essere più istruiti sui rischi e su come operare in sicurezza in particolare nell’avvistare gli 'hot-spot' delle balene. Questo studio si concentra su Alaska,ma  le indicazioni sono applicabili ovunque si condividono le acque costiere con i mammiferi marini. Per ulteriori informazioni sulle collisioni delle navi e le zone di velocità della barca vedere il programma del NOAA sulle collisioni tra navi e balene. The Whale and Dolphin Conservation Society ha preparato una relazione apposita disponibile per il download.

Enorme deposito di diamanti sepolti sotto un cratere da impatto in Siberia


da Range Science
Cratere Popingai in Siberia
Cratere da impatto russo potrebbe contenere migliaia di miliardi di carati di diamanti
A Novosibirsk scienziati dell'Istituto di Geologia e Mineralogia presso la sede siberiana dell' Accademia Russa delle Scienze hanno annunciato che c'è un enorme deposito di diamanti sepolti sotto un cratere da impatto in Siberia. Questi diamanti sono due volte più duri del normale proprio a causa della loro origine. I trilioni di carati si trovano sotto il cratere Popigai in Siberia,  e rappresentano 10 volte tanto, quanto sono messi insieme tutte le riserve di diamanti che alimentano il mondo intero. I russi sono a conoscenza di questo particolare da circa 40 anni, ma hanno appena declassificato i dati.                                                                                                                                                    Il cratere Popigai è il settimo cratere da impatto più grande sulla Terra  e si è formato circa 35 milioni di anni fa, quando arrivò un asteroide da qualche parte dello spazio, che aveva dimensioni tra le tre e  le cinque miglia e colpì la superficie terrestre. La zona di impatto conteneva grafite e la temperatura e la pressione intensa dell'impatto ha trasformato questa grafite in diamanti grezzi. Questi diamanti da impatto hanno mantenuto alcune delle proprietà strutturali del carbonio, da cui hanno avuto origine. Sono però due volte più duri e insolitamente abrasivi. Questo significa che sono l'ideale per uso industriale nel taglio di materiali diversi e per fare da semiconduttori . Diamanti come questi non sono stati scoperti in qualsiasi altra parte del mondo, facendo perciò della Russia il proprietario di un monopolio della fornitura che gli scienziati prevedono, " potrà rifornire abbastanza tutto il mondo almeno per 3000 anni."

giovedì 20 settembre 2012

La querelle tra Bonelli (Verdi) e il ministro dell'Ambiente Clini sull' ILVA.

I veri protagonisti della scena politica italiana!



La domanda è retorica e volutamente  provocatoria. La risposta va lasciata alla libera interpretazione di chi legge con attenzione anche gli ultimi accadimenti della scena politica italiana!
Dall'alto Belsito, tesoriere della Lega, al centro Lusi, tesoriere dell'Udc e in
basso Fiorito tesoriere del Pdl laziale
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mercoledì 19 settembre 2012

La triste realtà del contribuente medio italiano!


Secondo reattore nucleare in Belgio presenti crepe!

di Ben Deighton (Reuter)

Il reattore GDF Suez riaprirà in ritardo ma il Belgio dovrebbe comunque avere abbastanza potenza elettrica per le sue esigenze, secondo il portavoce del ministero dell'energia. Un secondo reattore nucleare in Belgio ha indicazioni di crepe presenti nel serbatoio principale, il regolatore del funzionamento del nucleare belga ha detto, che questo incidente deteriora ulteriormente l'approvvigionamento energetico del paese, mentre si approssima l’inverno.                                                                                                                                                        I risultati preliminari delle prove svolte a Tihange 2, un reattore gestito da GDF Suez unità Electrabel,- ha detto in una dichiarazione FANC regolatore nucleare del Belgio - dimostrano che non vi erano indicazioni di crepe sul serbatoio principale.Il reattore di 1.008 megawatt si trova nel sud del paese, doveva riaprire prima di un arresto che era in programma nel mese di ottobre, ma ora il riavvio sarà ritardato, mentre gli esperti analizzano i risultati.  Nel mese scorso,è stato fermato il Doel 3 di 1006 megawatt, reattore vicino ad Anversa dopo la scoperta di crepe sospette nel serbatoio principale e il sito quest'anno non riaprirà. "Abbiamo trovato le stesse indicazioni che abbiamo trovato alla centrale elettrica  Doel 3,-ha detto un portavoce di Electrabel - e ora analizzeremo e costruiremo un file da consegnare al FANC (regolatore del funzionamento del nucleare in Belgio)".Ciò significa che due dei sette reattori nucleari del Belgio non saranno utilizzati.Un rapporto preparato per il governo belga, quest'anno evidenzia che il paese era a rischio di carenza di energia elettrica se i tre reattori più vecchi verranno estromessi,come appare oramai certo, dalla griglia di utilizzo, come previsto, nel 2015. Tuttavia, un portavoce di Melchior Wathelet, segretario di Stato in carica per l’energia, ha dichiarato che il Belgio avrebbe ancora abbastanza energia anche senza i due reattori.  "Quando abbiamo sentito parlare di default a Doel 3 e le impostazioni predefinite potenziali di Tihange 2- ha detto il portavoce- abbiamo condotto simulazioni che dimostrano l’assenza di un problema di approvvigionamento". Il Belgio sta cercando di ridurre la sua dipendenza dall'energia nucleare, che rappresentava il 57 per cento della sua elettricità nel 2011.                                                                                                                                            Nel luglio dal gabinetto del Belgio è stata rinviata la prevista chiusura di uno dei suoi più vecchi reattori nucleari. Da un decennio la gestione del nucleare costituisce una delle principali preoccupazioni del paese che non può essere in grado di generare abbastanza energia alternativa.                                                                                                                              Il componente del reattore in questione è stato costruito dall’ormai defunta società olandese Rotterdamsche Droogdok Maatschappij, che ha anche realizzato le parti per le centrali nucleari in tutta Europa e nelle Americhe. Al di là del Belgio, Rotterdamsche Droogdok era responsabile del funzionamento- ha detto l’Agenzia Nucleare per l'Energia con sede a Parigi - di due unità in Germania che non sono più operative, due in Olanda, due in Spagna, una in Svezia, due in Svizzera, 10 negli Stati Uniti e una in Argentina.

C'è un girotondo di rifiuti pericolosi e nocivi,in giro per l'Italia,l?Europa e il resto del mondo! Occorre fermarlo.

C'è un girotondo di rifiuti pericolosi e nocivi,in giro per l'Italia,l?Europa e il resto del mondo! Occorre
fermarlo.

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lunedì 17 settembre 2012

Il Ministro Clini e “quelli senza dignita’ che non sanno di cosa parlano”. Tratto da: Il Ministro Clini e “quelli senza dignita’ che non sanno di cosa parlano”. | Informare per Resistere http://www.informarexresistere.fr/2012/09/17/il-ministr


 di Carlo Giubitosa -
I “numeri scomodi” sulla mortalita’ industriale che il governo Monti vorrebbe ignorare.
Le dichiarazioni dal sapore eversivo del ministro dell’ambiente, che vorrebbe cancellare dal dibattito politico le prove acquisite dal Tribunale di Taranto.
In altri paesi i ministri dell’ambiente vanno in bicicletta, a Taranto il ministro Clini deve girare con la scorta. Come mai? Per trovare una risposta a questo interrogativo, possiamo esaminare un video dove Clini alza la voce con la giornalista Giovanna Lanzilotta per dire delle assurdita’ senza contraddittorio. La registrazione e’ stata effettuata il 14 settembre a Conversano a margine di un evento pubblico.
Si tratta di dichiarazioni che potrebbero sollevare in molti tarantini il dubbio di una sua manifesta incompetenza o peggio ancora di una sostanziale malafede, visto che ancora non si e’ saputo chi sarebbe quel “Corrado” che nelle intercettazioni telefoniche acquisite dalla procura sarebbe descritto come “uomo nostro” da  Girolamo Archinà, l’ex capo delle relazioni istituzionali dell’Ilva.
La questione Ilva riveste un indiscutibile carattere di pubblico interesse, e il mondo politico si riempie spesso la bocca di parole come “trasparenza” e “partecipazione” ma Clini ha negato le riprese del suo incontro con i rappresentanti della societa’ civile e delle associazioni ambientaliste ammesse a partecipare alla discussione del “tavolo tecnico” sulla vicenda ILVA che si e’ riunito il 14 settembre scorso.
Proprio lo stesso giorno di questa intervista dove Clini ha autorizzato le riprese delle sue dichiarazioni come un vecchio pugile suonato che accetta le telecamere quando si confronta in allenamento con pugili piu’ deboli di lui, ma poi rifiuta di essere ripreso quando trova qualcuno che potrebbe tenergli testa.
Proviamo ad esaminare le dichiarazioni del ministro… dopo soli undici secondi Clini sostiene di fronte alla giornalista che il nesso tra l’inquinamento e le morti e’ tutto da dimostrare:

“un volantino, un’intervista… ma ha trovato una pubblicazione italiana od europea che dice questo”?

Non c’e’ peggior cieco di chi non vuol vedere. I documenti italianissimi, ufficialissimi ma purtroppo “invisibili” al ministro, che dimostrano il nesso tra l’attivita’ industriale dell’Ilva e l’aumento della mortalita’ a Taranto ci sono eccome: e sono le perizie richieste e messe agli atti dal Tribunale di Taranto, documenti che Clini si ostina a considerare come carta straccia pur avendo un pieno valore probatorio nel processo che vede coinvolti i vertici dell’Ilva indagati per “disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, getto e sversamento di sostanze pericolose e inquinamento atmosferico“.
Per il ministro Clini (che in teoria avrebbe giurato fedelta’ alla Costituzione e alle istituzioni repubblicane), le perizie del Tribunale di Taranto, disposte e ottenute da un giudice terzo (e non dalla pubblica accusa), prodotte in contraddittorio con le parti, e accettate dall’Ilva come prove senza che l’azienda muovesse obiezioni, a quanto pare sono dei documenti senza valore. Una netta presa di posizione politica che potrebbe essere considarata perfino piu’ eversiva di tante dichiarazioni lanciate a vuoto dai “berluscones” contro i magistrati quando hanno toccato poteri e interessi diversi da quelli di Emilio Riva nell’esercizio delle loro funzioni. Fa piu’ danni chi attacca la magistratura per farla franca nei processi che lo riguardano o chi la delegittima nelle sue funzioni quando sta indagando su una ipotesi di disastro colposo costato la vita a centinaia di persone?
La risposta a questa domanda viene affidata al lettore, ma e’ innegabile che il potere esecutivo in carica abbia dato segnali di preoccupante continuita’ col precedente governo nel negare per l’ennesima volta l’autorita’ del potere giudiziario, perfino di fronte a prove acquisite da un tribunale che ormai sono fatti documentati e incontestabili perfino dai ministri. Una delegittimazione della giustizia che mina uno dei pilastri istituzionali su cui si basa la nostra convivenza democratica.
Ma siccome Riva non ci suscita le stesse antipatie di Berlusconi, e Clini ha una faccia piu’ simpatica di Ghedini, questi attacchi ai magistrati non ci indignano piu’ di tanto, e la “sinistra” che sostiene quel governo (le virgolette sono d’obbligo) sembra non avere nulla da ridire, sostenendo l’azione di governo di Clini e lasciando al tenero e poetico Nichi Vendola il compito di dare un contentino alle folle in rivolta con parole di circostanza.
In questi giorni, infatti, il governatore della Puglia non ha saputo fare di meglio che agitare il ditino contro l’Ilva con rimbrotti che non farebbero paura nemmeno ad un bambino, figuriamoci al gigante dell’acciaio: “la Regione oggi ha posto all’Ilva il problema della percezione dei riflessi lenti dell’azienda ed il bisogno di dare segnali di maggiore tempestitvita’ anche su elementi molto simbolici ma molto concreti“. Si vabbe’.
Nichi Vendola su Twitter
Sono queste le dichiarazioni di Vendola rilasciate al termine del “Tavolo Tecnico” nel quale si e’ discusso se a norma di legge l’azienda Ilva puo’ ottenere una Autorizzazione Integrata Ambientale o se la mancata adozione di alcune tecnologie (come ad esempio la copertura dei parchi minerari attualmente a cielo aperto, che offrono le loro polveri ai forti venti di Taranto) mette automaticamente fuorilegge l’azienda dell’acciaio almeno fino a quando quelle tecnologie non saranno introdotte, come sostengono i rappresentanti della societa’ civile locale e delle associazioni ambientaliste.
Il leader di un partito che ha l’ecologia nella propria ragione sociale si limita a commentare il “piano simbolico della percezione”, senza scendere nel piano giudiziario delle perizie e degli incidenti probatori che il ministro vorrebbe poter stracciare senza averne titolo. L’ecologia e l’ambiente in questo modo cessano di essere categorie della politica e del pensieor per essere declassati al ruolo di semplici “etichette” per partiti e ministeri.
Al minuto 0:55 il ministro parla di “analisi epidemiologiche” dell’Istituto Superiore di Sanita’ e dall’osservatorio regionale dei tumori della Puglia sostenendo che

“questo eccesso di mortalita’ a Taranto non ha riscontro, e c’e’ un eccesso di mortalita’ a Lecce superiore a quello che c’e’ a Taranto. Questi sono i numeri. Ha capito? questi numeri vanno letti e vanno studiati”. 

Forse il ministro Clini a Luglio e’ stato al mare, ed e’ per questo che ad agosto si e’ presentato alla Camera dei Deputati senza aver “letto e studiato i numeri” di cui parla adesso a settembre, se e’ vero come e’ vero che nella “Informativa del ministro dell’Ambiente e tutela del territorio e del mare” (eh gia’, il mare) del primo agosto 2012 Clini ha detto testualmente che

“dalle indagini epidemiologiche che sono state realizzate per conto della magistratura, ma anche da quelle che sono state realizzate dall’Istituto superiore di sanità, dà conto di uno stato della salute della popolazione, con evidenti eccessi di mortalità, che fa riferimento presumibilmente a contaminazioni ambientali derivanti da impianti che a quel tempo operavano nel rispetto delle leggi”.

Quindi ad agosto per il ministro non era vero che a Taranto si stava meglio che a Lecce: c’erano “evidenti eccessi di mortalita‘”, ma derivanti “presumibilmente” dall’inquinamento “vecchio” e non da quello prodotto attualmente.
Poi pero’ ha studiato i numeri e adesso l’Istituto superiore della Sanita’ non dice piu’ le cose che diceva ad agosto, e da Lecce stanno organizzando dei pullman per fare dei “soggiorni salute” al quartiere Tamburi, dove basta mettersi sottovento per fare “aerosol gratuiti” con un’aria piu’ salubre di quella del leccese.
Forse Clini non aveva letto e studiato i numeri neppure nel 2001, quando dichiarava che

“la chiusura dell’altoforno e della cokeria delle Acciaierie è una questione urgente. Sul piano dei danni ambientali, dell’inquinamento e della salute dei cittadini siamo già in ritardo”

ma in quel caso si trattava dello stabilimento Ilva di Cornigliano (Genova), dove le emissioni inquinanti erano nocive, a differenza di quelle “piu’ salutari” che partono dai camini di Taranto dove si starebbe meglio che a Lecce.
Clini forse dovrebbe fare anche un ripasso di diritto penale se definisce le perizie super partes del tribunale come “perizie di parte della Procura”, dichiarando al termine del Tavolo tecnico che

“Gli stessi esiti delle perizie della Procura sono atti di parte che, però, teniamo in grande considerazione perchè sono alla base della decisione di riapertura della procedura Aia”.

Davvero curioso: il 14 settembre al mattino Clini dice che le perizie della procura sono “tenute in grande considerazione”, ma poi la sera dello stesso giorno dichiara alla giornalista che non ci sono analisi epidemiologiche attendibili e che tutto e’ da definire con i lentissimi tempi della burocrazia italiana, caratterizzati da quella cronica negligenza che nel 2008 ha indotto gli ambientalisti a realizzare di propria iniziativa le analisi sul pecorino prodotto negli allevamenti a ridosso dell’Ilva sulle quali si e’ innestata l’azione di indagine della magistratura.
Clini dovrebbe “leggere e studiare i numeri” anche quando si tratta di date storiche. E’ convinto che il quartiere Tamburi di Taranto sia stato costruito a ridosso dello stabilimento, ma e’ vero il contrario: e’ l’industria che e’ stata costruita dietro le case dei tarantini. Le case più vicine alla fabbrica sono del 1956 mentre l’Italsider è stata costruita nel 1960.
E purtroppo per questa ignoranza della storia, quando gli chiedono in una intervista se farebbe vivere il suo nipotino nel quartiere Tamburi di Taranto, Clini risponde

“no, ai Tamburi non avrei neppure preso casa. Credo che il quartiere Tamburi di Taranto sia la rappresentazione molto concreta di un modo assolutamente disordinato e scriteriato di localizzare insediamenti abitativi”.

Se volesse informarsi in buona fede, gli basterebbe poco per capire che in realta’ e’ la presenza dell’Ilva ad essere la rappresentazione concreta di un modo scriteriato di localizzare stabilimenti industriali.
La carta dell’Istituto Superiore della Sanita’ che secondo Clini sarebbe l’unica autorita’ in grado di stabilire se a Taranto si muore di Diossina (col conseguente rigetto delle perizie “super partes” disposte dal Tribunale di Taranto in contraddittorio con le parti da un giudice terzo, che sono gli unici atti validi in sede processuale) Clini se l’era gia’ giocata in un confronto su Rai Tre col consigliere comunale di Taranto Angelo Bonelli, e a quelle affermazioni aveva gia’ risposto l’associazione PeaceLink, mettendo a disposizione del ministro altri numeri da “leggere e studiare”: quelli delle due perizie disposte dal Tribunale di Taranto per capire se l’Ilva stava inquinando o no, se c’erano o meno gli estremi per una interruzione della produzione, se quell’attivita’ industriale era fuorilegge o meno.

L’analisi comparata dei vari flussi emissivi e delle loro caratteristiche chimiche specifiche (profili dei congeneri “fingerprints” dei contaminanti) permettono di affermare che i livelli di Pcdd/Pcdf (due tipologie di diossine, ndr) e Pcb accertati possono essere ricondotti alla specifica attività di sinterizzazione (area agglomerazione) svolta all’interno dell’Ilva. Pertanto la presenza di tali inquinanti, riscontrata nelle varie matrici ambientali analizzate, si può ricondurre in modo prevalente all’attività industriale di Ilva SpA“.

(cfr pagina 521 della perizia chimica).
In parole povere, ogni diossina ha un “profilo”, delle vere e proprie “impronte digitali” (fingerprints) che consentono di stabilire la fonte di emissione perche’ ogni attivita’ industriale produce della diossina con una differente composizione, e la perizia chimica ha stabilito che la diossina trovata in giro per Taranto ha le stesse impronte digitali di quella che esce dall’Ilva, senza che nessuno ne sia rimasto sorpreso.
Secondo la perizia epidemiologica, anche questa acquisita come prova documentale nel processo Ilva, come risultato delle emissioni di questa diossina che ora non e’ piu’ orfana, ma e’ provatamente figlia dell’industria di Emilio Riva, in un arco temporale di 13 anni sono attribuibili alle emissioni industriali:

386 morti, 237 casi di tumore maligno con diagnosi da ricovero ospedaliero, 247 eventi coronarici con ricorso al ricovero, 937 casi di ricovero ospedaliero per malattie respiratorie (74 per anno, in gran parte tra i bambini), 17 casi di tumore maligno tra i bambini con diagnosi da ricovero ospedaliero.

Questo e’ il prezzo che Taranto ha pagato in termini di vite umane per godere dei benefici occupazionali dell’industria, un conto salatissimo che oggi e’ agli atti del Tribunale anche se il nostro Governo e il ministro competente fanno finta che questi numeri non esistano e ne vorrebbero degli altri che gradiscono di piu’.
Il tutto e’ documentato alle pagine 219 e 220 della perizia realizzata dagli epidemiologi su richiesta del Tribunale di Taranto, per conto di un giudice terzo e in contraddittorio tra le parti senza che siano state sollevate obiezioni di alcuni tipo. I periti hanno concluso che l’esposizione continuata agli inquinanti dell’atmosfera emessi dall’impianto siderurgico ha causato e causa nella popolazione “fenomeni degenerativi di apparati diversi dell’organismo umano che si traducono in eventi di malattia e di morte”. E anche qui nessuno si e’ sorpreso.
Va detto inoltre che i dati prodotti dagli epidemiologi (accettati da parte degli indagati e dei loro legali senza sollevare obiezioni) sono stime improntate alla massima prudenza e approssimate per difetto, che hanno escluso dal conteggio quelle morti che anche in via puramente teorica potrebbero essere attribuite al disagio socioeconomico degli abitanti di Taranto, al fumo (con buona pace del nuclearista Chicco Testa e di altri pseudoscienziati che per la questione Taranto hanno puntato il dito sulle sigarette) e ad altri fattori che non riguardano l’esposizione alle emissioni nocive.
La perizia a carattere chimico-ingegneristico e le analisi epidemiologiche per il ministro Clini non esistono, perche’ lui accetta solo di “leggere e studiare i numeri” prodotti da determinati enti pubblici di suo gradimento, e non considera valido l’incidente probatorio realizzato dal Tribunale di Taranto. Un incidente probatorio per il quale l’Ilva ha nominato uno squadrone di esperti che tuttavia non sono riusciti a sollevare neppure una obiezione alle risultanze dei periti nominati dal tribunale.
Ma gli stessi dati che ieri erano accettati dall’Ilva, cioe’ dall’industria inquinante, oggi sono rifiutati dal ministro dell’ambiente, che dimostra un rapporto con l’ecologia che ricorda in modo inquietante il rapporto che il “ministero della pace” di orwelliana memoria aveva con la nonviolenza.
Tuttavia, poiche’ c’e’ del buono in tutto e in tutti, in quella intervista e’ stata fatta una affermazione sulla quale si puo’ essere pienamente concordi col ministro Clini:

“questi numeri non fanno comodo a quelli che fanno la propaganda, e strumentalizzano le morti per avere ragione politicamente. Queste persone non hanno diritto di parlare, sono persone che non hanno diritto perche’ non hanno la dignita’ (…) questi signori trovano molto facile parlare e sparlare di tutto, senza sapere di che cosa parlano. Questa e’ una rovina per il nostro Paese e non aiuta l’ambiente, e non lo aiutera’ mai, e non aiuta la salute della popolazione”.

Il problema e’ capire di quali “numeri scomodi” stiamo parlando, chi e’ che fa propaganda, chi e’ che non sa di cosa parla, chi e’ che non ha dignita’ e chi e’ che strumentalizza i morti per avere ragione politicamente. E questo lo decidera’ l’intelligenza dei cittadini di Taranto quando saranno chiamati a esprimere nelle urne il loro parere sui partiti e i leader politici che hanno dato il loro sostegno a questo governo, a questo ministro dell’ambiente, a questa politica dello struzzo che fa il gioco delle tre scimmiette davanti alle prove documentali del tribunale di Taranto.
Tratto da: Il Ministro Clini e “quelli senza dignita’ che non sanno di cosa parlano”. | Informare per Resistere http://www.informarexresistere.fr/2012/09/17/il-ministro-clini-e-quelli-senza-dignita-che-non-sanno-di-cosa-parlano/#ixzz26kHXgJuH
- Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario!