giovedì 31 ottobre 2013

La nebulosa 'Witch Head' | NASA


Archeorete delle Egadi

Ancora un successo per la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana diretta dall’archeologo subacqueo Sebastiano Tusa.                                                                  Alla già ricca collezione di rostri di bronzo se ne sono aggiunti altri due “pescati” a circa 80 metri di profondità anche questi nelle acque delle Isole Egadi, al largo di Capo Grosso dell’isola di Levanzo . Sale così a undici il totale di quelli recuperati nei luoghi teatro della battaglia navale delle Egadi che concluse la Prima Guerra Punica vinta dai romani il 10 marzo del 241 a. C. Non solo rostri, il “bottino” si è arricchito anche di un elmo romano di tipo Montefortino, l’ottavo della serie, e di quattro anfore greco italiche. Gli ultimi arrivati sono sicuramente romani, hanno le iscrizioni dei nomi dei questori Papelio e Pulicio e le decorazioni di vittoria alata e di elmo piumato. Anche un dodicesimo è stato individu
ato, fotografato, localizzato e georeferenziato: si trova, ancora oggi dall’aspetto minaccioso, su una distesa sabbiosa a circa 80 metri di profondità. Causa il maltempo non c’è stato il tempo per issarlo a bordo: bisognerà attendere ancora un anno per aggiungerlo alla già ricca collezione. Quella appena conclusa, durata 45 giorni, è l’ottava campagna di ricerche del progetto Archeorete Egadi, realizzato grazie alla collaborazione della fondazione americana RPM Nautical diretta da George Robb jr che dal 2005 mette a disposizione la Hercules, la nave oceanografica a posizionamento dinamico (DPS) dotata di sistemi di ricognizione elettroacustica e visive di ultima generazione. In questa ultima campagna, iniziata il 14 giugno 2013, è stato utilizzato, per la prima volta in Italia, un particolare sonar a scansione laterale montato su una particolare struttura metallica che permette di lavorare agevolmente in profondità per tracciare, con il suo esclusivo sistema di scansione a 360°, ancor meglio e con una precisione millimetrica i fondali. L’innovativo strumento è stato portato in Sicilia da John Henderson del Dipartimento di Archeologia dell’Università di Nottingham con la collaborazione dell’Ingegnere Geofisico Brian Abbott della Nautilus Marine Group. È un team italo-americano che conduce le ricerche con la direzione di Tusa e di Jeff Royal e la consulenza di William Murray (University of South Florida), e dei coordinatori tecnici Stefano Zangara, Salvatore Palazzolo e Francesca Oliveri della Soprintendenza del Mare. Merito a chi collabora alle ricerche: la Capitaneria di Porto di Trapani, i sommozzatori della Guardia Costiera, la Soprintendenza per i Beni culturali di Trapani, l’Area Marina Protetta delle Egadi, la Shipping Agency di Luigi Morana, e la marineria locale, con i diving, i subacquei e l’Associazione Culturale Tempo Reale. Finora nelle otto campagne di ricerche iniziate nel 2005, è stato esplorato appena il 15% di quei fondali marini che ancora conservano chissà quanti e quali reperti, mute testimonianze dell’epico scontro tra romani e cartaginesi.                                                                              “C’è ancora molto da esplorare  – commenta Sebastiano Tusa  – e, ne siamo certi, solo facendo una semplice proporzione incrociando le dita, tanto da recuperare. Diamo tempo al tempo, e poi dobbiamo pur lasciare qualcosa a chi continuerà le ricerche dopo di noi! Anche perché con la convezione che abbiamo stipulato con la fondazione americana, la Hercules è a disposizione circa 45 giorni per stagione. Voglio  sottolineare che tutto ciò per noi è a costo zero! In cambio delle loro collaborazione la RPM Nautical ha soltanto il diritto a pubblicare, sempre insieme a noi, i risultati delle ricerche. Hanno la loro base a Malta, dove svolgono la manutenzione di routine della nave, e sono impegnati in altre campagne simili alla nostra nell’Adriatico, in Albania, Montenegro e Croazia.” “Considerando e studiando i materiali che abbiamo già recuperato – aggiunge il soprintendente Tusa – ci siamo chiesti come mai abbiamo trovato in uno spazio molto ristretto un solo rostro punico e mentre tutti gli altri sono romani? L’ipotesi, tutta da verificare con ulteriori ricerche, è che probabilmente in quel caso i romani le abbiano prese! In questo piccolo spazio ci fu una sorta di scaramuccia, visto che le battaglie navali di quei tempi avvenivano quasi come duelli, dei corpo a corpo come nelle battaglie terrestri. Potremmo essere incappati in una zona che in quel preciso momento è stata favorevole ai cartaginesi e che un piccolo gruppo di triremi romane si sia trovato in difficoltà per un repentino cambio di venti. Oppure, molto più semplicemente, la circostanza si può spiegare immaginando che le triremi cartaginesi, pur colpite, siano andate alla deriva” affondando poi in un luogo più lontano. ”A conclusione Sebastiano Tusa, nella veste di insegnante oltre che di direttore dell’unica in Italia Soprintendenza per il Mare si è lasciato andare a un piccolo sfogo a proposito del suo lavoro e della situazione in cui versano i Beni Culturali nel nostro Paese. Ci sentiamo in obbligo di riportarlo. “Sto creando una scuola di archeologia subacquea con l’Università di Palermo. Quando ho insegnato a Trapani ho formato tanti giovani archeologi che ora sono in giro per il mondo. Ma il vero problema è che in Italia c’è un blocco, una cesura generazionale perché nella pubblica amministrazione non si fanno più concorsi per il ricambio, non si formano più i quadri”.








martedì 29 ottobre 2013

Alla ricerca dell'energia oscura





ROBERT KIRSHNE                                                                                                                                      tradotto da Carlo Reschia
Com’è strano (ma bello) l’Universo che accelera- La caccia al 96% del cosmo che ancora ci sfugge

La nostra visione più democratica (e umile) è che in ogni galassia gli astronomi avrebbero sempre lo stesso punto di vista. Un Universo che si estende in tutte le direzioni apparirebbe a ogni astronomo, in ogni galassia, come se le altre galassie si allontanassero: più lentamente quelle vicine e più rapidamente quelle lontane. L’obiettivo degli astronomi  è di scoprire in quale tra i possibili universi viviamo. La storia del nostro sarebbe governata da un tiro alla fune tra la gravità, che cerca di rallentare l’espansione cosmica, e l’energia del vuoto, che con la sua bizzarra pressione negativa ed espansiva cerca di accelerare il processo. Nel corso del tempo l’espansione cosmica diluirebbe la densità della materia, ma l’energia del vuoto rimarrebbe la stessa e, quindi, l’equilibrio tra i due elementi muterebbe. In un primo momento la gravità avrebbe il sopravvento e l’espansione potrebbe rallentare, poi, a un certo punto, la qualità elastica del vuoto prevarrebbe e si tornerebbe all’accelerazione cosmica. L’effetto dell’accelerazione (o della decelerazione) sarebbe visibile sotto forma di deviazioni dalla linea retta nel diagramma di Hubble, ogni volta che guardiamo indietro nel passato. Se l’Universo rallentasse mentre la luce segue il proprio tragitto, la distanza percorsa sarebbe un po’ più piccola di quanto non sarebbe se il cosmo procedesse per inerzia e quindi una supernova apparirebbe un po’ più luminosa per via dello spostamento nello spettro verso il rosso. Se invece l’Universo accelerasse, allora la luce dovrà percorrere una distanza extra e una supernova apparirà un po’ meno luminosa. Ciò che bisogna fare, perciò, è misurare un numero sufficiente di supernove per capire l’effetto in corso. Nel ’97 Adam Riess, da Berkeley, continuava a chiamarmi, dicendo di aver trovato una «massa negativa». Gli risposi che stava sbagliando. Ma, alla fine, non c’era alcun errore. La «massa negativa» registrata nel suo quaderno è stata il primo segnale che l’Universo non rallenta, come tutti si aspettavano. Sta accelerando. Ed era sorprendente. Era come se, gettando una palla da baseball in aria, questa, invece di descrivere un arco e tornare nel guantone, salpasse verso la stratosfera. Le osservazioni, in effetti, tendevano a confermare l’accelerazione dell’Universo: quello dove l’energia oscura si comporta in modo simile alla vecchia costante cosmologica di Einstein. Molte prove, e convincenti, indicano un cosmo dominato dall’energia oscura. Le increspature nel bagliore prodotto dal Big Bang suggeriscono un Universo piatto, in cui si sommano la materia oscura e l’energia oscura. E le misure di molti ammassi di galassie forniscono un segnale sulla quantità di materia oscura. Così, quando si combinano tanti elementi di prova distinti, c’è una notevole convergenza su una sola immagine dell’Universo. L’ignoranza è un’opportunità. Dobbiamo impegnarci a costruire gli strumenti necessari per indagare un cosmo così sorprendente (e strano). Dove solo per il 5% è in forma di elementi chimici. L’altro 95% è qualcosa di diverso, che si trova nel dominio della fisica e dell’astronomia. Nei prossimi decenni cercheremo di scoprire se l’energia oscura è davvero la costante cosmologica che Einstein ha discusso nel 1917. Ho cominciato a sviluppare alcuni metodi per misurare le distanze cosmiche che utilizzano la luce a infrarossi delle supernove. La prossima generazione di telescopi a terra sarà tarata per scoprirle e il telescopio spaziale «James Webb Space Telescope» è stato progettato per operare proprio sull’infrarosso e si tratta di una direzione molto promettente per lo studio dell’energia oscura. Abbiamo anche in programma di costruire il più grande telescopio del mondo, il «Giant Magellan Telescope», per sondare il passato remoto. Forse ci aspettano altre sorprese e altri Nobel!                                                                             
 

lunedì 28 ottobre 2013

Rimuovere presto gli equivoci dei parchi archeologici a Siracusa



La mancata istituzione, da parte dell’assessorato regionale dei beni culturali e dell’identità siciliana, del parco archeologico della Neapolis e degli altri parchi della provincia di Siracusa continua a destare allarme e preoccupazione.                                                                                               Il parco archeologico è stato proposto negli anni ’50 grazie alle competenze, all’impegno e alla lungimiranza dell’archeologo Luigi Bernabò Brea, e dell’urbanista Vincenzo Cabianca, autore del secondo piano regolatore di Siracusa.  Sono passati quasi sessant’anni nulla è cambiato. Un immobilismo dovuto alle disposizioni spesso contraddittorie e i silenzi dell’assessorato regionale ai beni culturali per accontentare (come dicono i maligni) i progetti di cementificazione. I progetti  che sono stati presentati dal sovrintendente Giuseppe Voza,  sono stati del tutto disattesi.                     L’assessore Mariarita Sgarlata ha di recente assicurato che il parco archeologico di Siracusa si farà e che la soprintendenza aretusea ha già avviato tutte le procedure per perimetrare il parco. Tutto ciò avverrà,  secondo l’assessore, nell’ambito del piano di riordino del sistema dei parchi archeologici.    Il piano paesaggistico provinciale, di cui si è bloccato, sostiene il comitato parchi, in modo sospetto l’iter di approvazione, stabilisce la nuova perimetrazione del parco delle Mura Dionigiane, ampliando le aree di tutela previste nel Piano Regolatore Generale (PRG), che già introduce due tipologie di parco: quello archeologico e quello ambientale. Nello stesso PRG si parla del progetto del parco delle Mura Dionigiane, in grado di salvaguardare ampie aree del territorio siracusano, di grande valore archeologico e naturalistico, dalla cementificazione dissennata. L’assessore Sgarlata afferma che il parco della Neapolis e gli altri parchi della provincia di Siracusa si faranno, quindi pensa certamente al parco delle Mura Dionigiane. Il comitato dei parchi a Siracusa chiede tuttavia all’assessore di fare di più : di chiarire che decreterà per Siracusa l'unico parco archeologico che tutti li comprende, e cioè quello delle Mura Dionigiane, secondo l'indirizzo del prof. Vincenzo Cabianca e di archeologi come Bernabò Brea, Giuseppe e Santi Luigi Agnello e Giuseppe Voza. Il comitato parchi di Siracusa si dice altresì convinto che, attesa la vastità dell'impegno, l'assessore Sgarlata definirà con carattere di perentorietà la scadenza entro la quale decreterà l’istituzione del parco delle Mura Dionigiane.



mercoledì 23 ottobre 2013

Scoperto l’asteroide 2013 TV135

Recentemente scoperto l’asteroide 2013 TV135 ha avuto un approccio vicino alla Terra il 16 settembre, arrivando a circa 6,7 milioni km.                                                                 L'asteroide  inizialmente stimato grande circa 400 metri, presenta un orbita che lo porta a una distanza massima di circa tre quarti della distanza dell'orbita di Giove e più vicino al Sole come l'orbita della Terra. E ' stato scoperto l’8 ottobre 2013, dagli astronomi  dell'Osservatorio Astrofisico di Crimea in Ucraina. A partire dal 14 ottobre, l'asteroide 2013 TV135 è uno dei 10.332 oggetti, vicini alla Terra, che sono stati scoperti. Con solo una settimana di osservazioni per un periodo orbitale che si estende su quasi quattro anni, il suo futuro percorso orbitale è ancora piuttosto incerto, ma quest’asteroide potrebbe essere di nuovo nell’ambito della Terra nel 2032.                                                                   Tuttavia, Near- Earth Object, Program Office della NASA afferma che  la probabilità  per quest’asteroide d’ impattare con la Terra è solo una su  63.000. L'oggetto sarà facilmente osservabile nei prossimi mesi  e osservazioni supplementari sono già stati forniti una volta al Minor Planet Center di Cambridge.  I calcoli orbitali iniziali saranno migliorati e il risultato più probabile sarà una drastica riduzione o meglio l'eliminazione completa , di qualsiasi rischio di impatto con la Terra.                                                           "Per dirla in altro modo, - ha detto Don Yeomans, direttore del Near- Earth Object Program Office della NASA presso il Jet Propulsion Laboratory di Pasadena - si mette la probabilità attuale d’impatto, nel 2032, a circa il 99,998 per cento ."                               "Quest’asteroide è una scoperta relativamente nuova. Con più osservazioni, è lecito attendersi che saremo in grado di ridurre in modo significativo, o escludere del tutto, qualsiasi probabilità d’impatto per il prossimo futuro ."                                                           La NASA rileva, tracce e caratterizza gli asteroidi e le comete che passano vicino alla Terra utilizzando sia telescopi a terra e spaziali.                                                                      Il Near-Earth Object  è un programma  di osservazioni , comunemente chiamato " Spaceguard ," che scopre quest’oggetti , caratterizza un sottoinsieme di  essi e individua le loro orbite per determinare se potrebbero essere pericolosi per il nostro pianeta.            JPL, una divisione del California Institute of Technology di Pasadena, gestisce l' Object Program Office Near-Earth per il Science Mission Directorate della NASA a Washington.


venerdì 18 ottobre 2013

Com'è legata l'acqua su Marte

Primo approccio di Curiosity con la roccia Jacke M.














Curiosity rover della NASA sta rivelando molto su Marte , sui processi di tanto tempo addietro nel suo interno per l'interazione esistente tra la superficie di Marte e l'atmosfera.                                               
Esami di rocce sciolte , sabbia e polvere hanno fornito una nuova comprensione dei processi locali e globali su Marte . Analisi delle osservazioni e misurazioni con strumenti scientifici del rover durante i primi quattro mesi dopo l'agosto 2012 di atterraggio sono stati  dettagliati in cinque rapporti nel mese di settembre .Una scoperta fondamentale è che le molecole d'acqua sono legati a particelle di terreno a grana fine , che rappresentano circa il 2 per cento del peso delle particelle del Gale Crater dove Curiosity è atterrato .     Questo risultato ha implicazioni globali , perché questi materiali sono probabilmente distribuiti su tutto il pianeta rosso .Curiosity ha anche completato la prima analisi mineralogica completa su un altro pianeta con un metodo standard di laboratorio per identificare i minerali sulla Terra . I risultati sui componenti sia cristalline e non cristalline nel suolo forniscono indizi per la storia vulcanica del pianeta.                                Curiosity ha trovato molecole acqua legata a particelle fini del terreno. Informazioni sull' evoluzione della crosta marziana e le regioni più profonde all'interno del pianeta derivano dall’ analisi mineralogica di Curiosity di una roccia calcio – igneo, chiamata " Jake M. " .Ignea cioè formata da rocce da raffreddamento di materiale fuso che hanno avuto origine ben sotto la crosta . Le composizioni chimiche delle rocce possono essere usate per dedurre le condizioni termiche , di pressione o chimiche in cui sono cristallizzate .               "Nessuna altra roccia marziana è così simile alle rocce ignee terrestri - ha detto Edward Stolper del California Institute of Technology – e questo è un dato sorprendente perché rocce ignee di Marte precedentemente studiate si discostano sostanzialmente dalle rocce terrestri e da Jake M. " Altre quattro relazioni includono l'analisi della composizione e del processo di formazione di una roccia derivata dal vento di sabbia e da polvere , tutte elaborate da David Blake dell’ Ames Research Center della NASA.                             Curiosity ha esaminato una roccia derivata , chiamata Rocknest , con cinque strumenti , preformando una analisi di laboratorio a bordo con campioni raccolti dalla superficie marziana . La roccia  derivata ha una storia complessa e comprende particelle di sabbia di origini locali , così come le particelle più sottili sono un campione di polvere marziana distribuita regionalmente o anche a livello globale .Il rover è dotato di uno strumento laser per determinare la composizione materiale da lontano. Questo strumento ha trovato che la componente a particelle fini sulla roccia derivata Rocknest corrisponde alla composizione di polvere trasportata dal vento e contiene molecole di acqua .                                             Il rover ha testato 139 bersagli del terreno accanto a Rocknest e altrove nel corso dei primi tre mesi della missione e l'idrogeno rilevato - che gli scienziati interpretano come l'acqua - ogni volta era legato a materiale di particelle fini ,secondo l’analisi del laser.         "La componente a grana fine del terreno ha una composizione simile a quella polvere distribuita tutto attorno a Marte , e ora sappiamo di più sulla sua idratazione e più che mai sulla sua composizione ", ha detto Pierre - Yves Meslin dell'Institut de Recherche en Astrophysique et Planetologie a Tolosa, in Francia - autore del rapporto sui risultati dello strumento laser. Un laboratorio interno di Curiosity ha utilizzato raggi X per determinare la composizione dei campioni tipo Rocknest . Questa tecnica , scoperta nel 1912 , è uno standard di laboratorio per l'identificazione minerale sulla Terra . L'apparecchiatura è stato miniaturizzata per adattarsi al veicolo spaziale che ha portato Curiosity su Marte , e questo ha prodotto benefici anche per i dispositivi portatili simili utilizzati sulla Terra. David Bish - Indiana University – è l’autore del rapporto sull’utilizzo di questa tecnica e dei suoi risultati su  Rocknest . L’analisi ai raggi X non solo ha identificato 10 minerali distinti , ma ha anche trovato inaspettatamente grande porzione della composizione di  Rocknest che  include ingredienti amorfi , piuttosto che minerali cristallini . Materiali amorfi , simili a sostanze vetrose , sono un componente di alcuni depositi vulcanici sulla Terra .Un altro strumento di laboratorio ha identificato le sostanze chimiche e gli  isotopi dei gas rilasciati dal riscaldamento di rocce tipo Rocknest in un piccolo forno . Gli isotopi sono varianti dello stesso elemento con differenti pesi atomici . Questi test hanno trovato che l’ acqua costituisce circa il 2 percento del suolo  e le molecole di acqua vengono associate ai materiali amorfi nel terreno .                                                                                                 "Il rapporto tra gli isotopi di idrogeno in acqua rilasciata dai campioni di suolo Rocknest, - ha detto Laurie Leshin del Rensselaer Polytechnic Institute- sottoposti al calore da forno, indica che  le molecole d'acqua collegati a particelle di terreno, provengono da interazione con l'atmosfera moderna , per le analisi effettuate con lo strumento di cottura .Cottura e analisi del campione Rocknest hanno anche rivelato un composto con il cloro e ossigeno, probabilmente clorato o perclorato ,  in precedenza conosciuto come esistenza su Marte solo in un sito ad alta latitudine . Questa scoperta al sito equatoriale di Curiosity suggerisce una distribuzione più globale .I dati ottenuti da Curiosity in quanto ai primi quattro mesi di missione del rover su Marte sono ancora in corso di analisi . 
La mappa degli strumenti di Curiosity

martedì 15 ottobre 2013

Sulla Rai rostri ed elmi della battaglia delle Egadi




Riparte ad ottobre il programma su Rai3 di Alberto Angela “Ulisse - il piacere della scoperta”. La puntata di sabato 19 ottobre sarà dedicata interamente alla Sicilia. La troupe Rai guidata dal regista Gabriele Cipollitti, ha girato in varie località siciliane dall’Etna alle Saline di Trapani, da Caltagirone a Piazza Armerina, da Palermo alle Isole Egadi. In particolare la Soprintendenza del Mare ha partecipato alle riprese effettuate sul sito archeologico subacqueo di Cala Minnola a Levanzo dalla troupe subacquea composta da Roberto Rinaldi, Aldo Ferrucci e Massimiliano Piccolo. Nello speciale dedicato alla Sicilia, verranno mostrate le immagini subacquee del relitto romano e un rostro e due elmi, pertinenti la battaglia delle Egadi, recentemente recuperati nei fondali delle isole Egadi. Operazioni che si debbono anche alle unità aeree e navali della Guardia di Finanza coordinate dal comandante del ROAN colonnello Costanzo Ciaprini, il nucleo sommozzatori della Guardia di Finanza di Palermo e il diving center Atmosphereblu di Giuseppe Pisciotta.

lunedì 14 ottobre 2013

Risultanze delle indagini sul meteorite Chelyabinsk




Il peso iniziale dell'oggetto celeste che si è schiantato a terra nelle vicinanze di Chelyabinsk il 15 febbraio 2013 è stata di circa 10.000 a 18.000 tonnellate, con una meteora di misura 17-20 metri  . Questo è il dato significativo  secondo Erik Galimov , il direttore del Vernadskij Istituto di Geochimica e di Chimica Analitica sotto l'Accademia Russa delle Scienze .Non più del 10 per cento del peso iniziale della meteora -ha detto Galimov- in realtà ha colpito la superficie - circa 1.000 tonnellate . Il resto della meteora venne polverizzato e si disintegrò nell'atmosfera .Gli scienziati sono stati in grado di raccogliere circa 3 chilogrammi   di materiale meteorico . " Una certa quantità liquidazione nelle mani di estranei ", ha detto Galimov .Il potere distruttivo della caduta di un meteorite a Chelyabinsk - ha detto Mikhail Nazarov , capo del Laboratorio di Meteoritics dell'Istituto Vernadsky- era equivalente a non più di un kiloton di energia , anche se l'esplosione stessa ha  rilasciata una stima  pari a 500 kilotoni di energia  ."                                                Circa il 90 per cento del peso iniziale di meteore è  bruciata nell'atmosfera . Lo stesso vale per l'energia : l' impatto complessivo potrebbe essere venuto fino a 500 kiloton , ma quello che a Chelyabinsk,-ha detto Nazarov- è stato effettivamente esposto difficilmente era anche un kiloton di energia ".Gli scienziati hanno usato l'analisi isotopica per determinare l'età della meteora  e, questo metodo non ha permesso di effettuare una  stima precisa , dal momento che il meteorite era stato oggetto di l'influenza di vari fattori esterni che ne ha causato cambiamenti significativi . Stime approssimative indicano che il meteorite ha un età presunta  di 4,5 miliardi di anni. La meteora era parte di un grande asteroide che prima si spaccò e  quindi se ne andò per suo conto. Circa 10 milioni di anni fa è stato  nuovamente colpito da un altro oggetto celeste , come indicato da residui di scioglimento, causati dall’ estremo surriscaldamento del meteorite . Come risultato , il corpo che in realtà ha raggiunto la Terra era abbastanza solubile e spugnoso , fattore che ha causato il suo disintegrarsi abbastanza facilmente quando è entrato nell'atmosfera del nostro pianeta . Secondo Galimov , " non si tratta con un oggetto misterioso . Si tratta di una condrite comune - . Lo stesso tipo che costituisce la maggior parte delle meteoriti " Il suo componente principale è il silicato , con i metalli che rappresentano non più del 10 per cento , tra cui zinco, ferro , cromo , cobalto , alluminio, ecc. Nel frattempo, secondo un rapporto di ITAR -TASS che viene  citato da Elena Levina, direttore del Centro di Proprietà Intellettuale della Camera Regionale Chelyabinsk del Commercio e dell'Industria ,
sono già state presentate quattro domande di registrazione di marchi che utilizzano la frase " meteora Chelyabinsk " . " I marchi proposti sono per lo più per i beni di pasticceria ", ha detto Levina .Il meteorite Chelyabinsk che ha colpito la Terra il 15 febbraio ha prodotto il più grande evento d’ impatto degli ultimi cento anni. La mattina presto , i residenti di un certo numero di regioni degli Urali hanno assistito alla scia formata dal superbolide , seguita subito da una fiammata e una potente esplosione . L' onda d'urto danneggiato case e ha soffiato fuori numerose finestre di vetro a Chelyabinsk , lasciando oltre 1.000 persone ferite - per lo più a causa del vetro rotto.

mercoledì 9 ottobre 2013

Dossier su FUKUSHIMA

Fukushima: disastro con radici complesse e disastrose risposte
       Kay Kitazawa  
Centrale nucleare di S.Anna (USA)
La diffusione di radioattività a mare da Fukushima



L’11 marzo 2011, un terremoto e tsunami paralizzarono la stazione nucleare di Fukushima Daiichi delineo’ una crisi dello stabilimento, e,  le cose peggiorarono, per le lacune di comunicazione tra il governo e l'industria nucleare. Una commissione d'inchiesta indipendente, istituita dalla Foundation Initiative per la ricostruzione del Giappone, ha esaminato assieme al governo, il comportamento della Tokyo Electric Power Company (Tepco), e altri soggetti coinvolti. I risultati spiegano impreparazione a quasi tutti i livelli, per affrontare il disastro nucleare a cascata. Una mancanza di preparazione causata dal mito pubblico di "sicurezza assoluta" che i sostenitori di energia nucleare avevano nutrito per decenni, aggravata da una disfunzione interna e tra agenzie governative e Tepco, per quanto riguarda la leadership politica e la gestione delle crisi. L'inchiesta ha evidenziato che lo tsunami avrebbe potuto e sarebbe dovuto essere previsto e che l'ambiguità sul ruolo delle istituzioni pubbliche e private in tale crisi ha determinato scarse risposte a Fukushima. 
Il terremoto di magnitudo 9.0 l’11 marzo 2011, e il conseguente tsunami di 14 metri, tolse tutta l'energia elettrica alla centrale nucleare di Fukushima Daiichi, ponendo le basi di un grave incidente nucleare. Il sisma e lo tsunami che raggiunse oltre 20 metri di altezza in alcune zone del paese, uccise decine di migliaia di persone, cancellando le città costiere, provocando la chiusura delle strade, interruppe le comunicazioni, paralizzò le imprese e i governi locali e centrali. La natura del disastro va tenuta presente in ogni valutazione delle risposte. 
L'incidente nucleare  è stato un disastro composto : crollo del cuore del reattore nelle unità 1, 2 e 3 e problemi con il raffreddamento delle piscine di combustibile esaurito nelle unità da 1 a 4 delle sei unità dell'impianto. Un'esplosione d’idrogeno presso l'unità 1 nella seconda giornata di crisi ha portato combustibile esaurito della piscina a contatto dell'aria, rilasciando materiale radioattivo nell'ambiente, e peggiorando la situazione dello stabilimento, con ritardi nell’unità di raffreddamento 3. Un'esplosione d’idrogeno nell'unità 3 danneggiò le linee d’iniezione di acqua di mare e le linee di sfiato per l'unità 2, producendo ritardi nel raffreddamento. In altre parole, un incidente ad un’unità ostacolò le risposte alla situazione d’emergenza a un'altra, producendo reazioni a catena d’incidenti e rilascio di radiazioni.
Con l'aggravarsi della crisi, il primo ministro Naoto Kan istruì in segretezza Shunsuke Kondo, presidente dell’Atomic Energy Commission del Giappone (AEC), per redigere uno scenario peggiore per l'incidente nucleare. Questo scenario di contingenza venne presentato al primo ministro il 25 marzo 2011. La crisi poteva evolversi nel modo seguente:
un’esplosione d’idrogeno si  poteva verificare nel reattore o vaso di contenimento dell'unità 1, rilasciando materiali radioattivi e danneggiando il vaso di contenimento.  Diventava impossibile riempire con acqua l’unità 1.Tutti i lavoratori in loco sarebbero stati costretti a evacuare a causa di crescenti livelli di radiazione.
Nelle unità 2 e 3 diventava impossibile il raffreddamento, anche se pieni d'acqua. L'acqua non poteva essere iniettata, inoltre, nella piscina che conteneva combustibile esaurito dell'unità 4.
Il combustibile esaurito diventò esposto nella piscina unità 4, e il carburante danneggiato cominciò a sciogliersi. Questo combustibile fuso interagì con il calcestruzzo della piscina stessa, producendo un fuso combustibile liquido refrigerante interazione (MFCI), rilasciando materiali radioattivi. Le vasche di contenimento delle unità 2 e 3 vennero danneggiate, rilasciando materiali radioattivi. Il combustibile esaurito in piscina  in unità 1, 2, e 3  danneggiate, iniziarono a fondere, innescando MFCI e rilasciando materiali radioattivi. 
Se la sesta tappa dello scenario, si fosse raggiunta, tutti i residenti che vivono all'interno dei 170 chilometri o più da Fukushima dovevano essere trasferiti, e la delocalizzazione sarebbe stata consigliata per chi vive all'interno di 250 chilometri, poiché l’ annuale esposizione alle radiazioni sarebbe stata molto più alta rispetto ai normali livelli atmosferici. Se un tale scenario peggiore fosse divenuto reale, il documento suggeriva, l'evacuazione dei 30 milioni di residenti nell'area metropolitana di Tokyo come necessario, secondo la direzione del vento.
Nel tentativo di ottenere un quadro accurato delle cause e dei fattori di fondo della crisi, la ricostruzione del Giappone Initiative Foundation istituì la commissione indipendente d'inchiesta sull'incidente nucleare di Fukushima Daiichi nel settembre 2011. La commissione composta da sei esperti nei campi pertinenti alle indagini, era presieduta da Koichi Kitazawa, ex presidente della Scienza Giappone e Agenzia Tecnologia, scienziato di fama. Sotto la supervisione della commissione, il gruppo di lavoro composto da 30 professionisti, tra cui ricercatori, avvocati, giornalisti e altri specialisti, intervistarono circa 300 persone coinvolte nell'incidente Fukushima, tra cui l'allora primo ministro Kan
Un attento esame del sinistro era essenziale per la ricostruzione del Giappone e la politica energetica del paese, tra cui il nucleare ed era significativa per la comunità internazionale. Rischi connessi con l'uso pacifico dell'energia nucleare erano destinati ad aumentare, dopo l’impennata nella costruzione d’impianti nucleari in molte economie emergenti. E' chiaro il valore dell'inchiesta sull'incidente Fukushima Daiichi nel Giappone, paese tecnologicamente avanzato. Il governo e il gestore dell'impianto, Tokyo Electric Power Company (Tepco), furono impreparati, a quasi tutti i livelli, per il complesso disastro nucleare iniziato con un terremoto e l’aggiunta di uno tsunami. Una svista grave, influenzerà le decisioni del popolo giapponese per decenni. Fukushima ha rivelato i pericoli della costruzione di più reattori nucleari uno vicino all'altro, vicinanza che ha attivato, reazioni a catena parallele, provocando esplosioni d’idrogeno che hanno soffiato fuori i tetti degli edifici dei reattori, prosciugando l'acqua delle piscine a cielo aperto del combustibile esaurito, situazione più pericolosa della perdita di raffreddamento del reattore stesso. Per la vicinanza dei reattori, Masao Yoshida, direttore della centrale nucleare di Fukushima Daiichi al momento dell'incidente, dovette fronteggiare contemporaneamente  crolli di base a tre reattori e l’esposizione di combustibile delle piscine in tre unità.
 Dalla perdita totale di potenza per la stazione l'11 marzo, quando si fermò il raffreddamento standard e cominciarono i danni al core, all’iniezione forzata di acqua di mare il giorno seguente, erano tutte situazioni critiche. Gli errori più significativi del primo giorno furono l'errore di valutazione dello stato del condensatore d’isolamento, e 15 ore di ritardo nell’avviare l’ unità di ventilazione , aumentando lo spazio di contenimento per ridurre la pressione in aumento.
All'inizio dell'incidente, un lavoratore Tepco giudicò male la situazione di raffreddamento presso l'unità 1, non notando disfunzioni nella valvola d’isolamento del condensatore dell'unità, e  che la batteria di emergenza-sistema di raffreddamento era completamente o divenne parzialmente chiusa soltanto dopo che l'impianto perse di potenza.  I ritardi nei contenitori di ventilazione dei reattori sulla scia immediata dell'incidente perchè si credette che i sistemi alimentati a batteria del raffreddamento di emergenza  funzionassero. Se questo sistema di raffreddamento di backup avesse lavorato, ci sarebbe stata meno pressione e meno accumulo d’idrogeno nel contenimento del reattore. Molto probabilmente il lavoratore Tepco venne distratto nel valutare un deterioramento della situazione, pure presso l'unità 2. Alti funzionari Tepco fecero sfiatare, con sette ore di ritardo e, le cause esatte sono poco chiare. Qualunque sia il motivo del ritardo,  determinò creazione di più d’idrogeno nell’unita 1, che esplose, strappando il tetto dell'edificio ed esponendo all’aria esterna la piscina del combustibile esaurito del reattore .
Molti errori umani a Fukushima, sono stati dettagliati nella relazione intermedia della commissione d'inchiesta del governo giapponese sull'incidente alla centrale nucleare di Fukushima. L’errore umano nell'incidente nucleare di Fukushima non si limitò alla valutazione errata di un qualsiasi lavoratore, che valutò male la situazione di backup di raffreddamento presso l'unità 1. Il capo tecnico, il direttore dello stabilimento, e la sezione energia nucleare del quartier generale di tutta la Tepco non conoscevano la vera situazione operativa del sistema IC presso l'Unità 1.
Le procedure più recenti della Tepco riguardo funzionamenti anomali, create nel 1994, non riguardavano la possibilità di una prolungata, perdita totale di energia in un impianto nucleare. I lavoratori sul posto, al manuale d’incidenti gravi, cercavano risposte che semplicemente non c'erano. Coloro che hanno giudicato male la condizione del sistema di raffreddamento di emergenza mai effettivamente messo in servizio dal sistema, si trovarono nel mezzo di una crisi senza avere adeguata formazione o istruzioni.
Tepco ha la responsabilità primaria della gestione incompetente delle conseguenze del disastro. Dietro il fallimento di una preparazione adeguata per affrontare un incidente rilevante, per  la struttura di gestione Tepco e la  sua cultura della sicurezza. Né il presidente né il presidente-Tepco cioè i due principali dirigenti, erano in sede tra venerdì, 11 marzo e a 10 ore di distanza ,cioè sabato, 12 marzo, il periodo più importante per affrontare l'incidente. Secondo Tepco, il presidente della società Tsunehisa Katsumata stava viaggiando in Cina in viaggio d'affari e l’altro presidente Masataka Shimizu era a Nara, città storica nella parte occidentale del Giappone, in visita con la moglie, quando accadde il disastro. La chiusura di tre delle principali arterie di trasporto giapponese, l'autostrada Chuo, l'autostrada Tomei, e la Tokaido Shinkansen,  impedirono di tornare via terra, e una serie tragicomica di sbagli sull'area dove il trasporto venne bloccato fino a metà mattina nella parte occidentale del Giappone. Sabato Tepco era  incapace di prendere rapide decisioni organizzative, perdendo la fiducia del governo in materia di condivisione delle informazioni e nel processo decisionale.
I regolatori del governo cioè l’Agenzia per la sicurezza nucleare e industriale (NISA) e la Commissione per la sicurezza nucleare (CSN), che sovrintende le attività NISA come autorità di sicurezza sono colpevoli della scarsa risposta a Fukushima. NSC non impartì disposizioni per una prolungata perdita di potenza .  Le linee guida di NSC di regolamentazione per la revisione di progetti di sicurezza degli impianti nucleari ad acqua leggera, specificano che il potenziale per un esteso blackout della stazione non va considerato: è ragionevole attendersi che le linee di trasmissione vengano restaurate o i sistemi di alimentazione di emergenza riparati velocemente.
A Fukushima, le linee di trasmissione per le fonti di alimentazione esterne non furono ripristinate fino al 17 marzo, e i sistemi di alimentazione di emergenza non furono rapidamente riparati. L'incidente è il risultato di una prolungata perdita di energia elettrica, e la normativa delle linee guida emesse da NSC ed eseguite da NISA, dichiarano che un black-out nella stazione non va considerato con un ruolo importante e negativo sugli eventi che poi accaddero.
Impreparazione: Il governo giapponese ha aggravato il disastro Fukushima. La ripartizione sistematica coinvolge le risposte alle emergenze nucleari, per l'impianto di Fukushima. Centri  istituiti a seguito di un incidente di criticità 1999 nella centrale nucleare d’impianto di conversione del combustibile Tokai con centinaia di lavoratori, esposti assieme ai residenti a livelli di radiazioni in eccesso; dovevano servire come quartiere generale di prima linea per il coordinamento delle risposte agli incidenti nucleari. Nel marzo del 2011, tuttavia, il centro di Fukushima, progettato per essere la base che doveva fronteggiare i disastri nucleari, era inoperante nella crisi per la distruzione causata dal terremoto e dallo tsunami, con strade  bloccate e non disponendo d'elettricità .Anche senza questi problemi logistici, il centro non era utilizzabile : non è dotato di  protezioni di base come filtri che purificano l'aria.
Riguardo lo SPEEDI, sistema del governo giapponese per la previsione delle informazioni ambientali d’emergenza doveva fornire previsioni sulla diffusione di materiali radioattivi durante un evento nucleare. E’ rimasto inutilizzato durante la crisi perché la Commissione per la sicurezza nucleare e il Ministero della Pubblica Istruzione, Cultura, Sport, Scienza e Tecnologia (MEXT) era riluttante a rilasciare previsioni, sostenendo che i risultati simulati sulla base di quello che diversi funzionari governativi definirono come "inaffidabile termine fonte di emissione." Nonostante una contaminazione ambientale diffusa da materiale radioattivo tra l’11 marzo e il 15 marzo,  il governo centrale prese la decisioni di evacuare i residenti, su dati SPEEDI non ufficialmente forniti da alti dirigenti dell'ufficio del primo ministro, fino al 23 marzo. Gli ordini di evacuazione vennero rilasciati senza le previsioni SPEEDI.Col senno di poi, il 15 marzo si rivelò punto di svolta cruciale; un incidente di mattina presso l'unità 2 produsse l’ aumento nella diffusione di materiali radioattivi provenienti da quel sito, annullando ogni speranza di contenimento della radioattività. SPEEDI sviluppato proprio per questo tipo di situazione, doveva aiutare i governi a decidere quando evacuare i residenti e da quali specifiche aree. Il mancato utilizzo di SPEEDI  ha determinato un grosso investimento di tempo e denaro speso a vuoto.
Il mito della sicurezza assoluta
Condizionati dal credere nella "assoluta sicurezza" del nucleare, propagandata da gruppi d'interesse per ottenere l'accettazione generale sull'energia nucleare: pubbliche relazioni per sostenere l’assoluta sicurezza delle centrali nucleari, e superare i forti sentimenti anti-nucleari dopo i bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki .
Nel 1970, il rischio disastro venne deliberatamente sottovalutato dal mura  nucleare  ("villaggio" o "comunità"),  i sostenitori nucleari nell’industria, governo e mondo accademico, insieme con i leader locali, speranzosi di avere l'energia nucleare da impianti costruiti nei loro comuni.                  La mura temeva che, se i rischi connessi all'energia nucleare fossero stati  riconosciuti, i cittadini avrebbero chiesto la chiusura degli impianti fino a quando i rischi non fossero stati rimossi. Si temeva che la preparazione per affrontare un incidente nucleare sarebbe divenuta fonte di ansia per le persone che vivono vicino agli impianti. Nel 2010 la prefettura di Niigata, dove il terremoto del 2007 in mare aperto Chuetsu temporaneamente arrestò la centrale nucleare Kashiwazaki-Kariwa, elaborò piani per gestire un terremoto comune e un disastro nucleare. Per NISA un  incidente nucleare con un terremoto avrebbe causato "inutili ansie e incomprensioni" tra i residenti. La prefettura difatti condusse un'esercitazione fondata su altri aspetti.
TEPCO ha usato il termine "inaspettato" sull'altezza dello tsunami del 11 marzo che ha tagliato l'alimentazione primaria e  del backup per Fukushima Daiichi.
Lo tsunami Jogan dell’ 869 dC, dimostrava che tali altezze non vanno considerata "impreviste" lungo il tratto di costa giapponese che comprende il complesso nucleare di Fukushima. La divisione energia nucleare Tepco aveva capito che c'era un rischio di tsunami di grandi dimensioni a Fukushima, probabilità  che furono respinte dopo una discussione interna della divisione sostenendo che fossero "accademiche". L’autorità di regolamentazione, aveva incoraggiato l'azienda a integrare le nuove scoperte per quanto riguarda i rischi di tsunami nei suoi piani di sicurezza, ma tali misure non vennero rese obbligatorie. L’ 11 marzo lo tsunami non era inatteso. Eppure Tepco, fece pochissimo per sostenere i sistemi nucleari esistenti e incorporare le ultime scoperte scientifiche e innovazioni tecnologiche per una maggiore sicurezza. Cambiare, sentendo la comunità nucleare, sarebbe stata ammettere che le precauzioni di sicurezza e dei regolamenti esistenti erano insufficienti e che le centrali nucleari non possedevano la "sicurezza assoluta".
Problema di governance?
La sicurezza nucleare del Giappone è sotto la doppia giurisdizione del Ministero dell'Economia, del Commercio e dell'Industria (METI), che promuove l'utilizzo dell'energia nucleare e l'Agenzia Scienza e della Tecnologia . Presumibilmente, NISA impone e NSC, controlla il riesame normativo-tuttavia, entrambe le agenzie utilizzano le stesse linee guida nella loro revisione. L'atteggiamento dell’ NSC-Giappone caratterizza da decenni l'approccio alla sicurezza nucleare. Grande fiducia nelle sue capacità tecniche e la comunità nucleare giapponese non ha mai avviato un miglioramento delle norme di sicurezza seriamente prima di Fukushima. La cultura della sicurezza è fuori sincrono con gli standard mondiali, in continua evoluzione mentre sono rimaste  isolate le agenzie per la sicurezza del Giappone .In NISA mancava la filosofia, la capacità, e il personale per svolgere adeguatamente il proprio ruolo. Non ha formato professionisti della regolamentazione di sicurezza. Alti funzionari NISA non hanno elaborato proposte per portare l'incidente sotto controllo. NISA  ha semplicemente convogliati su TEPCO le richieste del governo per gli aggiornamenti sulle condizioni di Fukushima Daiichi.
La risposta all'incidente nucleare di Fukushima è stata inadeguata nella gestione e l'applicazione delle norme di sicurezza.  Nel marzo 2011 : poche persone qualificate e in grado di fronteggiare un disastro nucleare effettivo. Il primo ministro Kan era frustrato dall'inettitudine di alti funzionari NISA e chiamò sei esperti esterni per consigliarlo su questioni tecniche sulla scia degli incidenti Fukushima. 
Assunzione di responsabilità: scontro tra settore pubblico e privato
L'uso pacifico dell'energia nucleare è parte integrante della politica energetica del governo giapponese e, la produzione di energia nucleare è nell'ambito privato. Approccio non è unico ed è modello utilizzato in altri paesi con l'energia nucleare, compresi gli Stati Uniti. Nel processo decisionale Tepco e del governo sono state messe a nudo, debolezze nella gestione delle crisi e, molti si chiesero se l'azienda fosse veramente in grado di far  funzionare una centrale nucleare. Indipendentemente dalla struttura energetica che si darà del Giappone nei prossimi anni, è necessario per il governo ad assumersi la responsabilità per la gestione dell'energia nucleare e sulle norme di sicurezza. Quando, il 14 marzo, Tepco dichiarò di voler ritirare tutti i suoi lavoratori dallo stabilimento di Fukushima e lasciare le strutture in abbandono, il primo ministro Kan e altri alti funzionari politici fecero irruzione nella sede Tepco a Tokyo chiedendo una risposta comune da stabilire. Chiaramente, il governo ha la responsabilità finale di portare sotto controllo un incidente nucleare. Ma non era lavoro per il governo. Il primo ministro era nella sede di Tepco alle 5:35 del mattino del 15 marzo dicendo a più di 200 operai nella sala operativa che l'abbandono dei reattori e delle piscine del combustibile avrebbe avuto effetti devastanti nell'arco di diversi mesi, creando da 10 a 20 sorgenti di radiazione, rilasciando ciascuno da due a tre volte la contaminazione scaricata a Chernobyl. Non importava il costo per contenere il disastro, disse  il primo ministro: il ritiro è fuori discussione perché era in gioco la sopravvivenza del Giappone. Kan : gli Stati Uniti o la Russia non avrebbero avuto altra scelta che intervenire nello sforzo del governo giapponese per controllare la catastrofe nucleare, se Tepco non avesse fatto nulla. Alla Tepco non è stato consentito di accettare la sconfitta e  la responsabilità . Gli operai, avrebbero dovuto mettere le loro vite sulla linea per salvare la situazione. Se Tepco si fosse ritirata, come società sarebbe stata sicuramente bancarotta. Quando la commissione ha chiesto a Kan , se davvero ai dipendenti Tepco hanno chiesto di mettere la loro vita sulla linea, non rispose direttamente alla domanda, rilevando che non vi era alcuna legge che impedisse a Tepco di ritirarsi da Fukushima. Nel suo discorso alla Tepco il 15 marzo 2011, faceva appello al buon senso, al dovere dei lavoratori, chiedendo loro di rimanere in loco e, di proteggere il Giappone come  nazione.
In una crisi, un leader giapponese non può ordinare a dipendenti del settore privato di morire. Come risorsa finale, il governo utilizzò i membri delle Forze di autodifesa (SDF), che devono obbedire agli ordini, per salvare Fukushima. Personale di SDF ha diretto gli sforzi per iniettare acqua nei reattori e le piscine del carburante, nonostante l'aumento dei livelli di radiazione. 
Gestione delle crisi e leadership
Nel valutare Fukushima dopo un anno, le mancanze nella gestione delle crisi  si rilevano  limitazioni in base alle quali il primo ministro e gli altri principali leader sono stati operativi. Per la gestione efficace delle crisi  la macchina burocratica deve essere veloce, spostarsi e operare in modalità di emergenza. Nei primi giorni del disastro, il direttore  di Fukushima Daichi, Masao Yoshida ordinava di iniettare acqua di mare per raffreddare l'unità 1 e un’esplosione d’idrogeno, per un ritardo di sfiato del vaso di contenimento, ostacolò l'operazione. Detriti dell'esplosione ostruirono l'accesso alle linee d'acqua, e i lavoratori non potettero fare le riparazioni necessarie,  di alcuni strumenti e delle macchine danneggiate nel sito, che degradarono ulteriormente l'ambiente di lavoro.
Discutendo sulle iniezioni di acqua di mare, Kan s’informava sulla possibilità di ricriticità del combustibile nel reattore danneggiando l’unita 1, ad Haruki Madarame, presidente della Commissione per la sicurezza nucleare, che rispose: dopo un’iniezione di acqua di mare, tale possibilità "non poteva essere negata ". Kan rimane non  convinto dalla tesi, per cui ci vollero altre due ore fino per decidere di iniziare le iniezioni presso l'Unità 1: ritardo con un impatto enorme e insolito. Tutti i mezzi ordinari di riempimento delle piscine erano stati disattivati ​​dal terremoto e dallo tsunami, l'unica possibilità era di mobilitare la polizia, la SDF e Vigili del Fuoco, agenzie di solito prima sulla scena durante le emergenze. Nessuno di questi gruppi, chiamato a spruzzare acqua in piscine del combustibile, ricevette  adeguata formazione per un compito così difficile e pericoloso.  SDF non aveva una mappa del sito della centrale nucleare perché i dipendenti TEPCO temevano che questo sarebbe stato in contrasto con le norme di sicurezza. Il problema più grande nella gestione delle crisi dal governo è stato il livello dilettantesco delle comunicazioni sullo stato della crisi. L'informazione, per la maggior parte dei casi, era insufficiente, e c'era poco tempo per valutare la sua affidabilità prima della diffusione. In conferenza stampa nel secondo giorno di crisi,  il vicedirettore NISA Koichiro Nakamura riconosce la possibilità di una fusione del nocciolo e, il capo di gabinetto Yukio Edano chiese che gli aggiornamenti sullo stato dei reattori fossero comunicati con l'approvazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Nakamura viene licenziato, e la sua valutazione di un potenziale crollo respinta. L'ufficio del primo ministro complica ulteriormente il processo. Kan visita personalmente lo stabilimento, aggira la regia NISA e direttamente contatta i manager di rango inferiore NISA con domande su piccoli dettagli tecnici.
Il presidente NSC Madarame ha detto che il primo ministro divenne troppo eccitato dopo l’esplosione d’idrogeno il 14 marzo all’ unità 3 che produsse il ferimento di alcuni soldati SDF. Per un paio di giorni, Kan e altri funzionari vennero guidati dalla paura che la divulgazione al pubblico dei livelli di radiazioni causasse un diffuso panico: la leadership politica era caduta in un "panico da élite." 
Nonostante gli sforzi del governo di minimizzare la gravità della situazione, l’esplosione d’idrogeno realizzava la gravità della crisi, e la fiducia del pubblico nel governo si ridusse rapidamente. La maggior parte della popolazione non comprendeva il significato che stava dietro i livelli di radiazione. Non c'era metro per giudicare se i livelli erano pericolosi. Il governo non fece alcuno sforzo per educare o calmare l'opinione pubblica : nelle zone di evacuazione, gli uomini che indossavano uniformi bianche protettive arrivando in una casa, ordinavano ai residenti di evacuare, senza spiegare le ragioni dell'evacuazione.
Elasticità
Gran parte delle risposte a Fukushima sono state un fallimento totale, la realtà sarebbe stata peggiore se non vi fossero state le lezioni, apprese dalle crisi precedenti. Tepco aveva  mancato di mettere per lo tsunami contromisure adeguate a Fukushima Daiichi, come rafforzare l'argine e il sistema di protezione per le pompe del sistema di raffreddamento ad acqua. Alcune misure adottate dopo i terremoti in altre centrali nucleari, come Onagawa, di proprietà di società Tohoku Electric Power e Tokai, di proprietà di Atomic Power Company del Giappone, avevano già dato buoni frutti, e queste strutture sfuggivano alla perdita totale di potenza. Dopo il terremoto del 2007 in Chuetsu, un edificio sismicamente rafforzato venne costruito a Fukushima Daiichi.Questo edificio, anche se ha fatto ricevere qualche contaminazione radioattiva nel 2011, era illeso dal terremoto e dallo tsunami. Disponibile per l'utilizzo come sede di emergenza, mise sotto controllo l'incidente .
La gestione delle crisi di qualità implica studi sulle cause degli incidenti e, le risposte a tali cause, creando grafici di nuovi traguardi per ridurre al minimo il rischio di un disastro, e la costruzione un consenso nazionale sugli obiettivi da perseguire. Il risultato finale di studi di Fukushima Daiichi dovrebbe essere un intenso sforzo per costruire la resilienza del paese, le sue organizzazioni, e la sua gente,  di modo che i disastri, in futuro possano essere evitati o che le risposte avvengano in modo efficace.
Quando si tratta di disastri nucleari, nessuno è mai lo stesso. Così la legislazione e i manuali fanno ben poco per aggiungere chiarezza o dirigere la situazione. A Fukushima Daiichi, i problemi non si affrontavano con la legge o il manuale, ma con gli errori umani che hanno anticipato" i rischi  tra la compagnia e la volontà politica, non avrebbero rappresentato rischi effettivi nella centrale nucleare se fossero stati affrontati adeguatamente.
GLI INCIAMPI A FUKUSHIMA
·                     E 'improbabile che la piscina si sarebbe sciolta, anche se non fosse stata raffreddata. E 'probabile, tuttavia, che sarebbe diventata abbastanza calda da liberare il suo contenuto di cesio-137.Per arrivare a questo punto, una reazione a vapore di zirconio avrebbe generato idrogeno e ossidato il rivestimento, seguita da un incendio di zirconio e un rilascio di cesio-137.
·                     La ricostruzione della Giappone Initiative Foundation è frutto di una nuova associazione privata think tank, i suoi sponsor non includono persone o imprese collegate direttamente all'incidente Fukushima Daiichi. L’indagine indipendente della fondazione è separata dalle indagini ufficiali del governo giapponese e della Dieta Nazionale. La pubblicazione del rapporto in lingua giapponese della fondazione è stata a fine febbraio 2012, con il rilascio della versione inglese prevista per la prossima estate.
·                     A Fukushima Daiichi, l'unità 1 è dotata di un sistema di raffreddamento di emergenza IC. L'unità nuova unità 2 e 3 hanno un più sofisticato nucleo di raffreddamento del reattore d’isolamento (RCIC) sistemi.
Haruki Madarame, presidente della Commissione per la sicurezza nucleare, e Ichiro Takekuro, capo della Tepco per i collegamenti con il governo, iniziarono a condividere la loro consapevolezza sulla necessità di sfiatare i contenimenti dei reattori,con i migliori responsabili politici solo a  mezzanotte dell’11 marzo. Nel quartier generale della Tepco, il  presidente della società, Masataka Shimizu, approvò la ventilazione delle unità 1 e 2 all’ 1,30 del mattino del 12 marzo e la notificò all'Ufficio del Consiglio dei Ministri, il Ministero dell'Economia, del Commercio e dell'Industria, e la Commissione per la sicurezza nucleare. Ma la ventilazione non avvenne per ore. Tepco ha sostenuto che difficoltà tecniche impedirono un rapido sfiato. Mancanza d’informazioni sui progressi di sfiato irritarono i migliori responsabili  politici, creando sfiducia sulla capacità di Tepco di gestire la situazione. Il primo ministro emise un ordine di evacuazione per i residenti nel raggio di 10 km di Fukushima Daiichi alle 5,44 del 12 marzo. Il ministro dell'Economia, del Commercio e dell'Industria, Banri Kaieda che aveva giurisdizione sulla politica nucleare, emise un ordine ufficiale di sfiato per Tepco alle 06,50  e Tepco non effettuò la ventilazione fino a 9,04 am.
·                     Shimizu cercò di avere un elicottero privato da aeroporto di Nagoya la sera dell’11 marzo, scoprendo che la legge vieta all'aviazione giapponese di fare decollare elicotteri privati ​​dopo 7 pm e, si rivolse perciò al Ministero dell'Economia, del Commercio dell'Industria e il Ministero della Difesa, tramite il canale ufficiale dell'Ufficio del Primo Ministro, per l'uso di un elicottero dal Giappone Air Self-Defense Force. Un C-130 aerei da trasporto, con a bordo Shimizu, finalmente decollava dalla base Nagoya Komaki Forza Air intorno alle 11,30 di sera, ma l'aereo ricevette un ordine dal Ministero della Difesa per fermarlo circa 10 minuti dopo il decollo. Il ministro della Difesa Toshimi Kitazawa volle questo da Self-Defense Force per dare priorità al trasferimento delle vittime del terremoto e dello tsunami. Shimizu finalmente arrivava a Tokyo in elicottero privato, alle  10, del 12 marzo.