venerdì 31 maggio 2013

Cellule immunitarie pre-programmate per combattere patogeni specifici

Le cellule immunitarie preprogrammate possono combattere patogeni specifici                                                                                                                                                                   Un nuovo studio della Cornell University dimostra un modo per far crescere le cellule immunitarie preprogrammate che possono combattere gli agenti patogeni specifici, potenzialmente trasformando i metodi  sinora utilizzati per prevenire le malattie infettive. Le cellule immunitarie nei neonati sembrano essere più pronti a dare battaglia quanto si pensasse. La ricerca  della Cornell dimostra che piccole popolazioni di cellule immunitarie preprogrammate possono combattere gli agenti patogeni specifici che non hanno mai incontrato. I risultati, dicono i ricercatori, hanno il potenziale di rivoluzionare il modo e quando le persone sono immunizzati. Lo studio, dimostra un modo per far crescere queste cellule e, potenzialmente trasformare il nostro approccio alla prevenzione delle malattie infettive. La prima volta esposto ad un nuovo agente patogeno, il sistema immunitario prende fino a una settimana per rispondere in modo efficace, e fino a un mese per fare cellule di memoria specializzate che ricordano come combatterlo. La prossima volta che un corpo è esposto, queste cellule di memoria  si prenderanno cura di esso in poche ore. Gli scienziati avevano pensato cellule di memoria che si sviluppavano solo dopo l'esposizione, ma August Avery, professore di microbiologia e immunologia, e il suo laboratorio avevano scoperto piccole popolazioni pre-esistenti (innate) nel 2008. Il loro potenziale difensivo era sconosciuto fino a quando l'ultimo studio ha trovato che agiscono esattamente come cellule di memoria che imparano dall’ esposizione all’agente patogeno.                                                                                  "Queste cellule di memoria innate pienamente funzionanti aprono straordinarie opportunità per migliorare il modo in cui immunizzare", ha detto August, presidente del Dipartimento di Microbiologia e Immunologia presso Università di Cornell di Medicina Veterinaria, che ha curato lo studio.                                                                                                                                                   "Abbiamo trovato un modo per fare milioni di cellule di memoria di lavoro senza dover mai esporre il corpo a un agente patogeno. Se siamo in grado di mobilitare queste cellule a nostro vantaggio siamo in grado di immunizzare molto più rapidamente ed eliminare gli effetti collaterali rari dei vaccini tradizionali.                                                                                                                                            "I vaccini agiscono stimolando cellule del sistema immunitario a "ricordare" un agente patogeno. Per esempio, esponendo il corpo a un ceppo particolare, un vaccino aiuta il sistema immunitario che impara a rispondere. Rendere direttamente cellule di memoria potrebbe eliminare quella curva di apprendimento, consentendo agli utenti di bypassare colpi di richiamo e di alcuni vaccini più lento effetto,  ha detto August. Le persone che si recano all'estero potrebbero ottenere vaccinazioni il giorno prima del viaggio, invece di settimane di anticipo. I nostri corpi hanno normalmente circa 100 cellule di memoria alla nascita, secondo la ricerca del passato di August, ma hanno bisogno di circa 100.000 per difendere contro l'invasore medio. Utilizzando chimere di midollo osseo, una tecnica di trapianto specializzata, i ricercatori sono stati in grado di farne 10 milioni. Lo studio si è concentrato sulle cellule di memoria progettate per attaccare la Listeria monocytogenes, i batteri che causano intossicazione alimentare, ma August è convinto il modello potrebbe essere esteso ad aumentare le difese contro altre malattie infettive. "In teoria si potrebbe generare cellule di memoria per ogni tipo di agente patogeno", ha detto August. "Sembra che il nostro sistema immunitario stiano già cercando di fare questo. L'esistenza di queste cellule di memoria suggerisce che, nel corso della storia evolutiva, il nostro sistema immunitario ha sempre cercato di anticipare i patogeni affronteremo. Ora abbiamo trovato un modo che potrebbe rapidamente aiutarle a lungo per migliorare l’immunità ".                                                                                Lo studio è stato finanziato dal National Institute of Allergy e malattie infettive, National Institutes of Health.

 
Didascalia : un T-cell (arancione) uccide una cellula tumorale (malva). A destra: scansione al microscopio elettronico di un T-cellula umana. Di memoria T-cellule rispondere a combattere gli agenti patogeni specifici.  

lunedì 27 maggio 2013

L'Albero Vagabondo

Da quasi sei anni che l'Albero Vagabondo è in viaggio tra i paesi di montagna per attenzionare, con l'aiuto dei bambini, le miriadi di discariche e micro-discariche che aumentano incontrollate nei valloni, ai bordi delle strade, nei boschi, sulle rive di fiumi, torrenti, laghi. Il 25 maggio, per la quarta volta, è stato a Santo Stefano del Sole, nel parco regionale dei Monti Picentini insieme ai bambini della scuola elementare, con il patrocinio e il supporto dell'Amministrazione comunale e dell'assessorato all'ambiente, per fare una grande Festa del Colore e installare i loro disegni sui rifiuti, chiedendone la bonifica.
 L'Albero Vagabondo nato nel 2008 per ricordare che le discariche create da cittadini, piccoli artigiani e imprese in montagna continuano ad aumentare e, nel caso dei Monti Picentini - di conformazione calcarea - si depositano sul più importante bacino idrico del mezzogiorno. Milioni di persone distribuite tra Puglia, Campania e Basilicata usano le riserve d'acqua dei Picentini cui attingono importanti acquedotti meridionali tra cui l'ARIN, l'Alto Calore, l'Acquedotto Pugliese. L'Albero Vagabondo, nel continuare le tappe del suo viaggio, vuole sottolineare l'importanza di azioni di controllo, tutela e bonifica del territorio montano, non solo irpino e campano, condannato all'incuria da una pianificazione miope. Per salvaguardare le sorgenti è necessario salvaguardare il territorio, rispettandone la biodiversità e il delicato equilibrio ambientale e limitando l'inquinamento delle falde e il sovrasfruttamento delle sorgenti. Mancanza di senso civico dei cittadini le cause del fenomeno degli aumenti degli sversamenti che si legano all'inadeguatezza e inottemperanza dei centri di raccolta materiali, di risparmiare sui costi ambientali di artigiani e imprenditori, scarsa organizzazione della raccolta differenziata,  mancanze nel conferimento dei rifiuti speciali alle isole ecologiche, lacune della normativa nazionale in materia di sversamento dei rifiuti. Il comune di Santo Stefano del Sole, è intervenuto più volte nel corso degli anni con operazioni di pulitura, anche di rifiuti pericolosi come l'amianto, permette il conferimento nell'isola ecologica di rifiuti speciali come copertoni, batterie esauste, scarti edilizi provenienti da lavori domestici. Ha un efficace sistema di conferimento degli ingombranti e ha avviato la raccolta degli oli. Gli sversamenti continuano e la rimozione dei rifiuti non può gravare solo sul bilancio di piccoli comuni già in difficoltà né sulle tasche di cittadini che la normativa ritiene responsabili anche se incolpevoli. I territori montani mancano cronicamente di organico addetto alla sorveglianza e controllo, sono in difficoltà nel reperire finanziamenti per progetti di telesorveglianza, alle prese con la limitatezza o inesistenza di fondi speciali per le bonifiche. Questione legata alla mancanza di percezione del problema che non viene avvertito ed è per questo motivo che i bambini educano i grandi a rispettare la montagna attraverso i disegni e le favole che inviano a www.alberovagabondo.it. Ai bambini l'Albero Vagabondo chiede di disegnare sulle tavolette di pioppo e di fare una grande T di Terra con gli striscioni per installarli sui rifiuti e ricordare ai grandi di non buttare il loro futuro.          
GLI ITINERARI DELL’ALBERO VAGABONDO                                                                                                      Il viaggio dell'Albero Vagabondo è iniziato sui tetti del Centro Storico di Avellino nel Natale 2008 ed è continuato, nel 2009 con le Feste del Colore a S. Stefano del Sole nel Parco Regionale dei Monti Picentini (6 giugno) a Cairano in occasione del Festival Cairano7x (22-28 giugno), al Giffoni Film Festival (13-19 luglio). Si è poi trasformato nell'Albero Metamorfo a S. Stefano del Sole il 3/10/2009. Il 5/03/2010 è andato ad Ariano Irpino per la bonifica di Difesa Grande, il 28/05/2010 a Forino insieme a 150 bambini delle Scuole elementari e all'associazione Salutidaforino.it e il 10/06/2010 è ritornato a S. Stefano del Sole dove si è trasformato nuovamente nell'Albero Metamorfo il 18/10/2010. L'1/06/2011 le scuole elementari di Volturara e Santo Stefano del Sole si sono incontrate in montagna e il 25/06/2011 si è arrampicato fino al Castello di Canale di Serino. Dopo essersi trasformato l'ultima volta nel Metamorfo l'1/10/2011 ha fatto la sua apparizione a Montella, nel Convento di San Francesco a Folloni il 10/06/2012, in occasione dell'evento Anthos Neos insieme al circuito Ragna-tela. Il 7/04/2013 si è fermato a Montemiletto, ospitato dal Comitato Legalità è Bene Comune e oggi 25 maggio è di nuovo a Santo Stefano del Sole. Il 9 giugno sarà sul Vesuvio, insieme a Let's do it Italy.


Tommaso Tautonico

martedì 21 maggio 2013

Le inarrestabili forze della Natura

Le innarrestabili forze della Natura. uova giganti di gasteropodi sulla spiaggia di mar della Plata a Buenos Aires

venerdì 17 maggio 2013

Strana citta : le richieste ai nuovi consiglieri e al nuovo sindaco

Strana città. Siracusa in questo mese di maggio viene attraversata da fermenti elettoralistici per certi versi inusitati perchè generalmente, si presenta esclusivamente torpida e imbalsamata nei suoi rituali sociali per tutto il resto dell'anno. Proprio per questo emerge imperiosa la necessità di un decalogo o forse più di richieste da sottoporre a chi si sta candidando per assumere il ruolo di sindaco o di consigliere comunale. Partendo dalla spiegazione degli impegni che verranno assunti nel futuro dalla partecipata Siracusa Risorse, sulle ipotesi di acquisto di Ipad che  per tutti i consiglieri comunali vennero  proposti nella scorsa legislatura, acquisti che abortirono solo per inattesa pubblicizzazione sulla stampa.Bisognerà assumere impegni formali di non concedere consulenze a tutto spiano,per poi ritrovarsi senza la possibilità di gestire fondi comunali utili , a fine legislatura.Altrettanti impegni a non operare forzature sul piano paesaggistico cittadino che è stato elaborato dalla Regione e di non decidere che i consiglieri comunali non dovranno adoperarsi com'è avvenuto nel recente passato rimborsi fittizi da ditte o datori di lavoro, altrettanti fittizi.Decisione per la quale ci sono censure degli organi di controllo amministrativi. C'è da chiedere ai prossimi consiglieri comunali di essere con la schiena diritta e sopratutto di non contraddistinguersi per assenze utilitaristiche e sicuramente strumentali.Insomma un vero "contratto" cogli elettori che debba includere pulizia e ordine in una città che per le sue ineguagliabili bellezze è stata inclusa a ragione nella World Heritage List. I cittadini aretusei non debbono solo accontentarsi degli attuali allisciamenti per essere nel seguito tranquillamente gabbati.Per esempio si debbono assumere formali impegni affinche i nuovi componenti della commissione urbanistica comunale non debbano autorizzare ancora e non solo con nonchalance, il "saccheggio" delle coste.

Esposti elmi e rostri della battaglia delle Egadi



La Soprintendenza del Mare nella manifestazione "Palermo apre le porte. La scuola adotta la città" che nelle giornate del 9 e 10 maggio 2013 ha consentito di visitare palazzetto Mirto, sede della Soprintendenza del Mare, con la guida dei rappresentanti del Centro Regionale Trapianti Sicilia in collaborazione con funzionari della Soprintendenza ha esposto quattro dei dieci rostri e due elmi montefortini recuperati nelle acque delle Egadi dalla Soprintendenza del Mare in collaborazione con RPM Nautical Foundation nonché una collezione di ancore in piombo e reperti marini recuperati nei fondali siciliani. Il 10 è rientrato presso la sede, e subito esposto, un quinto rostro che era stato temporaneamente musealizzato dalla Soprintendenza per i Beni culturali di Trapani. Messi a disposizione dal museo del Mare "Alberto Prestigiacomo" di Palermo, anche modelli navali di biremi romana e di nave oneraria romana. Sempre presso la sede del palazzetto Mirto, è stato proiettato alla fine un filmato didattico preceduto da un incontro con il prof. Silvano Riggio dell'Università di Palermo sul tema della biologia marina.

mercoledì 15 maggio 2013

Salvati dallo sterminio le api per altri due anni




L'Europa ha appena messo al bando i pesticidi ammazza-api!! Mega-aziende come Bayer si sono scagliate con tutte le loro forze contro questa decisione, ma una grande mobilitazione, della scienza e delle istituzioni che si sono finalmente aperte hanno permesso di vincere!! Api che "muoiono" esibite alla sede centrale di Bayer, da Colonia Vanessa Amaral-Rogers dell'organizzazione per la conservazione delle specie Buglife, che ha detto: “E' stato un voto dal risultato incerto fino all'ultimo ma, grazie a un'enorme mobilitazione dei membri di Avaaz, degli apicoltori e di molti altri, abbiamo vinto! Non ho alcun dubbio sul fatto che i fiumi di chiamate e email ai ministri, le iniziative a Londra, Bruxelles e Colonia, e la gigantesca petizione firmata da 2,6 milioni di persone hanno reso possibile questo risultato. Grazie ad Avaaz e a tutti quelli che hanno lavorato così duramente per salvare le api!”                                                                                                                                              Le api sono fondamentali per la produzione di circa due terzi di tutto il nostro cibo: per questo hanno suscitato allarme non appena gli scienziati hanno cominciato a notare che silenziosamente stavano morendo a un tasso terrificante e senza precedenti.                                                                             La vittoria di questa settimana è il risultato di due anni in cui sono stati sommersi i ministri di messaggi, organizzate manifestazioni per attirare l'interesse dei media assieme agli apicoltori, finanziato sondaggi e molto, molto altro. Nel gennaio del 2011, un milione di persone hanno firmato la  richiesta alla Francia di mantenere il bando sui mortali pesticidi neonicotinoidi. Membri di Avaaz e gli apicoltori hanno incontrato il ministro francese dell'agricoltura e hanno riempito l'etere facendo pressione su di lui affinché si opponesse all'aggressivo lobbying dell'industria e mantenesse il bando, mandando un forte segnale agli altri paesi europei.                                                                                                       Bernie, l'enorme ape gonfiabile, aiuta a consegnare la nostra petizione di 2,6 milioni a Bruxelles. Affrontando l'industria a testa alta. Bayer si è trovata di fronte ad Avaaz e ai suoi alleati che hanno portato la protesta alle sue ultime tre assemblee annuali. I manager e gli investitori del gigante dei pesticidi sono stati accolti da apicoltori, ronzii assordanti ed enormi striscioni con oltre 1 milione di persone che chiedevano loro di sospendere l'uso dei neonicotinoidi finché gli scienziati non avessero verificato il loro effetto sulle api. Avaaz ha perfino tenuto una presentazione all'interno di uno dei loro incontri, ma la Bayer ha detto 'no'. Facendo così in modo che la scienza conti. A gennaio l'Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare ha rilevato che tre pesticidi mettono a rischio in modo inaccettabile le api, così siamo entrati in azione per assicurare che i politici europei rispondessero ai loro esperti scientifici. La petizione è cresciuta velocemente fino a raggiungere 2 milioni di firme. Dopo molte discussioni con i funzionari dell'UE, Avaaz ha consegnato la richiesta proprio nella sede dell'UE a Bruxelles. Quello stesso giorno la Commissione ha proposto una messa al bando per due anni! Gli apicoltori ci  hanno aiutato a consegnare la nostra enorme petizione a Downing Street. Cogliendo l'opportunità. La battaglia per salvare le api ha cominciato a diventare incandescente tra febbraio e marzo. In tutta l'UE i membri di Avaaz sono entrati in azione mentre tutti i 27 stati dell'UE stavano per decidere se approvare o bocciare la proposta. Non appena i giganti dell'agricoltura Regno Unito e Germania hanno dichiarato che non avrebbero votato sì, Avaaz ha pubblicato sondaggi che mostravano l'esistenza di un'enorme maggioranza di inglesi e tedeschi a favore della messa al bando. I membri di Avaaz hanno mandato quasi mezzo milione di email ai ministri UE dell'Agricoltura. Evidentemente preoccupato di avere a che fare con i cittadini invece che con i soliti lobbyisti dell'industria, il ministro britannico Owen Paterson si è lamentato di un “cyber-attacco”, che i giornalisti hanno trasformato in una storia in nostro favore! E poi è arrivata Bernie: la nostra ape di 6 metri a Bruxelles. Un modo davvero impressionante per consegnare la nostra petizione mentre i negoziati entravano nelle fasi finali. I giornalisti si affollano attorno a Bernie, e dicono che in questo modo s’è contribuito a spingere il ministro spagnolo a valutare i risultati scientifici in modo più approfondito e a fargli cambiare posizione. Non è stata ottenuta la maggioranza necessaria per far approvare la messa al bando. L'ape Bernie ritratta sul giornale inglese The Independent dava il via libera definitivo. Ad aprile la proposta per salvare le api viene mandata a una commissione d'appello, alimentando la speranza di far cambiare posizione ad altri paesi. Nella tirata finale, Avaaz si unisce a gruppi tra cui la Fondazione per la Giustizia Ambientale, gli Amici della Terra e la Rete d'Azione sui Pesticidi, oltre ad apicoltri e famosi stilisti di moda amanti delle api, per organizzare un'azione fuori dal Parlamento Inglese. In Germania, gli apicoltori lanciano loro stessi una petizione rivolta al governo, firmata da oltre 150mila tedeschi in soli due giorni che viene consegnata a Colonia subito dopo. Ancora altre chiamate piovono sui ministri in diverse capitali quando Avaaz deve rispondere a un emendamento abrogativo dell'Ungheria, e schiera l'ape Bernie di nuovo a Bruxelles. Le aziende di pesticidi comprano spazi pubblicitari nell'areoporto per catturare l'attenzione dei burocrati in arrivo, e comprano spazi radio suggerendo altre misure come piantare fiori di campo. Questa macchina di propaganda viene ignorata e per prima la Bulgaria e poi, il premio più grande, la Germania cambiano posizione e nell’ultima settimana s’è vinto, con oltre la metà dei paesi UE che votano a favore della messa al bando! E' stato un lungo viaggio raggiungere questo obiettivo, e non sarebbe stato possibile senza scienziati, specialisti della materia, membri delle istituzioni vicini a questa tesi, apicoltori e alleati nelle campagne di sensibilizzazione. Possiamo essere fieri di quello che s’è raggiunto assieme. Un importante attivista a difesa delle api, Paul de Zylva, a capo dell'Unità Pesticidi e Impollinatori degli Amici della Terra ha detto:" Grazie ai milioni di membri di Avaaz mobilitati online e per le strade. Senza dubbio l'enorme petizione di Avaaz e le sue campagne creative hanno contribuito a far fare il salto di qualità, sostenendo il nostro lavoro e quello di altre ONG"E' il momento di festeggiare questa boccata d'aria per una delle creature più preziose e importanti per la terra. Ma la messa al bando da parte dell'UE durerà solo per 2 anni e dovrà essere riconfermata. E in tutto il mondo le api continuano a morire per i pesticidi che le indeboliscono e le mandano in confusione e per la perdita di habitat mentre noi ariamo e costruiamo ovunque nelle campagne. In Europa e in tutto il mondo c'è molto lavoro da fare per permettere alla scienza di valore di guidare le giuste politiche sui temi dell'agricoltura e dell'ambiente. https://secure.avaaz.org/it/bees_victory/?bozznbb&v=24690


giovedì 9 maggio 2013

Innovativi led per lampioni stradali




Alcune delle carenze di un lampione tradizionale sono : l'inquinamento luminoso, l’abbagliamento, lo spreco di energia, e una illuminazione uniforme del terreno. Il disegno perfetto per un lampione eliminerebbe questi problemi. In un nuovo studio, un team di ricercatori riferisce dello sviluppo di un nuovo progetto di illuminazione stradale che sfrutta LED ad alta efficienza e garantisce che brillano solo dove sono necessari, riducono l'inquinamento luminoso, l'abbagliamento e consentono il risparmio energetico.
 I lampioni illuminano la notte, brillano su di strade e marciapiedi in tutto il mondo, ma questi elementi onnipresenti dell'ambiente urbano sono notoriamente inefficienti e importanti per l'inquinamento luminoso che impedisce di vedere il cielo notturno. Le recenti innovazioni in diodi emettitori di luce (LED) hanno migliorato l'efficienza energetica dei lampioni, ma, finora, il loro bagliore ancora irradia con dispendio al di là della zona prevista. Un team di ricercatori di Taiwan e Messico ha sviluppato un nuovo design del sistema di illuminazione che sfrutta LED ad alta efficienza e garantisce che brillano solo dove sono necessari, risparmiando le case circostanti e il cielo della sera da illuminazione indesiderata. Il team ha riferito oggi i suoi risultati                                       Una caratteristica unica del nuovo sistema a LED è la sua adattabilità a diversi disegni di lampione, "a tutti i tipi di strade e forniscono un'illuminazione uniforme con elevata efficienza energetica," dice Ching-Cherng Sole della National Central University di Taiwan . Ad esempio, alcune lampade moderne di una  linea usuale, propongono l'illuminazione della strada dall'alto e lo stesso sistema viene realizzato in una via o un marciapiede di periferia: in mezzo alla strada,. Ma più spesso, le lampade sono inviati ad un lato di una strada, o alternata in un "zig-zag"  da un lato all'altro - un sistema che può essere più efficiente per strade con alto traffico. Il nuovo disegno fornisce la flessibilità per essere utilizzato in diverse esigenze di illuminazione, pur mantenendo un alta efficienza.                                                                                                                                             La lampada proposta si basa su un apparecchio di illuminazione suddiviso in tre parti. La prima parte contiene un cluster di LED, ciascuno delle quali è dotata di una lente speciale, chiamata lente a riflessione totale (TIR) ​​, che focalizza la luce in modo che i raggi sono paralleli tra loro anziché intersecante: il processo è chiamato collimazione. Questi LED coperti dalla lente sono montati all'interno di una cavità riflettente, che "ricicla" la luce e assicura come possibile utilizzarla per illuminare il bersaglio. Infine, come la luce lascia la lampada passa attraverso un diffusore o filtro che taglia i riflessi indesiderati. La combinazione di collimazione e di filtraggio permette anche ai ricercatori di controllare la forma del fascio: un disegno produce un sistema di luce rettangolare ideale per l'illuminazione stradale, dicono i ricercatori.                                                                                Schema del nuovo lampione.                                                                                                                       Il team ha testato le prestazioni del progetto, analizzando quanto poco il raggio si sarebbe diffuso in quanto colpisce il suo bersaglio, una strada o un marciapiede a 10 metri o più di distanza dalla fonte di luce. Quantificate prestazioni della lampada usando qualcosa chiamato come fattore di utilizzo ottico (OUF),  numero che descrive la relazione tra la portata di luce verso il bersaglio e la portata della luce proveniente direttamente fuori dei LED. OUF  superiori indicano prestazioni migliori. Le simulazioni mostrano che il nuovo design raggiunge un OUF del 51-81 %, superando notevolmente un recente progetto "eccellente" che ha raggiunto il 45 per cento. Inoltre, il lampione proposto soddisfa grandi aspettative per il potere e la luminosità. E l'inquinamento luminoso è inoltre notevolmente ridotto: per lampioni tradizionali, fino a un quinto della loro energia totale è diretto orizzontalmente o verso l'alto  o verso il cielo. I migliori lampioni a LED riducono ad un decimo il loro totale di energia. Nel nuovo modello, solo il 2 % del totale di energia della lampada contribuirebbe all’ inquinamento luminoso.

Oltre a ridurre l'inquinamento luminoso e l'abbagliamento, il nuovo modello potrebbe anche risparmiare energia. "Una luce generale del LED potrebbe ridurre il consumo di energia dal 40 al 60 %", dice Sun, la maggiore efficienza della progettazione proposta permetterebbe probabilmente di risparmiare un ulteriore 10 o 50 %. Inoltre, aggiunge, il modulo sarebbe semplice da fabbricare, poiché è costituito da soli quattro parti, per un tipo di lampadina del LED comunemente utilizzata nel settore dell'illuminazione.Il team di Sun aspetta di definire un prototipo del loro progetto nei prossimi 3 ai 6 mesi, e  iniziare le installazioni pratiche del nuovo lampione già dal prossimo anno.



Catalizzatore di palladio-oro per abbattere tricloroetano,cloruro di vinile e cloroformio inquinanti tra i più diffusi i


Ricercatori provenienti da Rice University, centrale di ricerca e sviluppo DuPont e la Stanford University hanno annunciato un test sul campo, in scala reale, di un processo  innovativo che delicatamente, distrugge rapidamente alcune delle sostanze inquinanti più diffuse e problematiche del mondo.                                                                                                                                                                La tecnologia, nata dalla ricerca scientifica di base alla Rice nel corso di una iniziativa di 10 anni, finanziata dal governo federale allo scopo di utilizzare le nanotecnologie per pulire l'ambiente. Questa tecnologia utilizza una combinazione di palladio e oro per abbattere le sostanze pericolose come cloruro di vinile, tricloroetene (TCE) e cloroformio nei sottoprodotti tossici.                                              "Composti clorurati sono stati ampiamente utilizzati come solventi per molti decenni, e sono contaminanti sotterranee comuni di tutto il mondo -ha detto Rice Michael Wong, professore di ingegneria chimica e biomolecolare e ricercatore responsabile del progetto-  e sono anche estremamente difficili da trattare a buon mercato con tecnologia convenzionale. Il mio laboratorio ha iniziato il suo lavoro per risolvere questo problema più di dieci anni fa. "Il problem-solving per questa tecnologia è iniziata- ha detto John Wilkens ricercatore DuPont- su scala nanometrica. Mike e il suo team hanno lavorato con catalizzatori a nanoscala quando hanno sviluppato questa tecnologia . La scala della tecnologia è stata successivamente ampliata per consentire l'utilizzo in sistemi di reazione convenzionali per l'attuazione di campo. "La prima unità su larga scala,  è stato progettata per il trattamento di acque sotterranee contaminate da cloroformio: è in programma l'installazione in un sito DuPont a Louisville, Kentucky, a giugno. L'unità  contiene valvole e tubi che porteranno sottoterra ad una serie di tubi che contengono ciascuno migliaia di pellets di catalizzatore palladio-oro (PG). Il pellet, circa delle dimensioni di un chicco di riso, stimolano una reazione chimica che rompe cloroformio in metano non tossico e nel sale cloruro."Il catalizzatore di palladio-oro finora ha funzionato bene per il risanamento di campioni di acque sotterranee prelevati presso DuPont, -ha dichiarato Brad Nave, direttore del progetto di bonifica DuPont.- e anche se non è ancora in scala reale, il prossimo passo sarà sottoporre la settore tecnologia per i rigori delle reali condizioni di campo. Riso, Stanford e DuPont hanno lavorato sui dettagli del pilota da diversi anni, e non vediamo l'ora di un successo del test. "Wong ha iniziato a lavorare sulla tecnologia di bonifica catalitica  nel 2001, lo stesso anno Rice ha vinto una borsa di studio della National Science Foundation per il Centro per le Nanotecnologie Biologiche ed Ambientali (CBEN). CBEN, dopo 10 anni, 25 milioni dollari d’investimenti, è stato il primo centro di ricerca accademica al mondo dedicato allo studio dell'interazione dei nanomateriali con gli organismi viventi e gli ecosistemi. CBEN è stato uno dei primi sei centri di ricerca universitari  negli Stati Uniti finanziati dal National Nanotechnology Initiative."La ricerca precedente aveva dimostrato che il palladio è un efficace catalizzatore per abbattere TCE, ma  è costoso, quindi poteva essere poco pratico", ha dichiarato Wong. "In CBEN, abbiamo usato nanotecnologie per progettare particelle in cui è stato utilizzato ogni atomo di palladio per catalizzare la reazione. Abbiamo anche trovato che l'aggiunta di un po 'di oro migliorava la reazione. "DuPont  ha contattato Wong sulla ricerca, proponendo lo sviluppo di un processo scalabile per utilizzare i catalizzatori di palladio-oro per il trattamento di altre sostanze inquinanti clorurati come il cloroformio e cloruro di vinile. Con il supporto aggiuntivo dal World Gold Council di Londra, i ricercatori della Rice e DuPont hanno perfezionato il catalizzatore e il processo. Hanno anche lavorato con  l’organismo minerale di ricerca MINTEK, che produceva i pellet catalitici per la prima unità depurativa. Oro e palladio costituiscono solo circa 1 per cento di materiale in ciascuna delle pellets viola-nero."Questo programma è importante per la collaborazione a tre stadi: il lavoro di laboratorio di Rice, la tecnologia dei reattori pilota in scala di Stanford e la competenza di DuPont nella gestione industriale e test di campo-pilota. Senza questi tre aspetti , la tecnologia non avrebbe mai segnato progressi - dichiarava Wong.Di Stanford Martin Reinhard, professore di ingegneria civile e ambientale-  ed  è gratificante prendere i risultati di laboratorio per avviarli verso un uso pratico. Una volta operativo, il processo sarà la prima tecnologia del suo genere ad usare oro e palladio ".Composti clorurati come il TCE, cloruro di vinile e di cloroformio si trovano a oltre il 60 per cento dei siti di rifiuti contaminati sulla lista delle priorità nazionale. Wong  analizzando le prestazioni della nuova unità nel Kentucky, si propone col gruppo di ricerca di rendere la tecnologia disponibile nei siti Superfund e altrove."Il progetto è un esempio perfetto- ha detto Rice Vicki Colvin, vice rettore per la ricerca e ex direttore del CBEN- su come i finanziamenti federali per la ricerca pagano quando i ricercatori accademici collaborano con l'industria per affrontare i problemi difficili",

Fonte: Rice University

mercoledì 8 maggio 2013

Evitata una collisione in orbita del telescopio spaziale FERMI



Il Fermi telescopio spaziale a raggi gamma della NASA ha evitato una collisione con il Cosmos 1805 di 3.100 chili, un defunto satellite spia  della guerra fredda,. Gli scienziati della NASA spesso non imparano quando una loro astronave è a rischio di sbattere contro un altro satellite. Ma quando Julie McEnery,  scienziato del progetto per il telescopio spaziale Fermi Gamma-ray della NASA, ha verificato la sua e-mail il 29 marzo 2012, si è trovato di fronte a questa precisa situazione. Mentre oggi  il Fermi è in ottima forma,  e continua la sua missione per mappare la luce più alta energia nell'universo, la storia di come abbia eluso un potenziale disastro offre uno sguardo a un aspetto sottovalutato sulla gestione di una missione spaziale: controllo del traffico orbitale. Il 29 marzo 2012, il team scientifico del Fermi, telescopio spaziale a raggi gamma della NASA apprese che un defunto satellite spia  della Guerra Fredda passerebbe troppo vicino il 4 aprile. Le due sonde ci si aspettava occupassero lo stesso punto dello spazio in 30 millesimi di secondo l'uno dall'altro,  questo significava che il Fermi dovesse uscire di strada.                                              Come ha lavorato McEnery attraverso la casella di posta, un report generato automaticamente arrivato dal squadra Robotic che analizza i potenziali rischi di congiunzione (CARA) della NASA con sede presso la NASA Goddard Space Flight Center di Greenbelt, nel Maryland. Sulla scansione del documento, ha scoperto che il Fermi era solo ad una settimana di distanza da un incontro insolitamente ravvicinato con il Cosmos 1805, satellite spia defunto risalente alla guerra fredda. I due oggetti, in eccesso di velocità attorno alla Terra a migliaia di chilometri l'ora in quasi orbite perpendicolari, ci si aspettava che perdessero l'altro per soli 700 metri.                                                       “La mia reazione immediata è stata. Questo è diverso da tutto -ricordava McEnery- da ciò che abbiamo visto prima!'". Gli operatori satellitari hanno imparato a proprie spese che non possono essere troppo attento. Le incertezze nel prevedere posizioni spaziali a  distanza di una settimana possono essere molto più grandi delle distanze previste per il loro avvicinamento .Un affermazione che è stato dimostrato più drammaticamente il 10 febbraio 2009, quando uno studio rivelava che il Cosmos 2251, un satellite per le comunicazioni russo praticamente  morto, sarebbe passata circa 1.900 metri dalla Iridium  satellite in funzione per 33 comunicazioni satellitari nel corso della giornata. Al tempo previsto di massimo avvicinamento, ogni contatto con Iridium 33 è stato perso. Il radar  ha rivelato nuvole di detriti che viaggiano lungo le orbite di due veicoli spaziali, che confermano la prima nota di collisione di satellite con satellite. Questo incidente ha generato migliaia di frammenti di dimensioni sufficienti per essere rintracciati e molti pezzi più piccoli che eludono il rilevamento. Gran parte del relitto resta un pericolo per i veicoli spaziali operativi perché solo circa il 20 per cento dei pezzi tracciabili sono rientrata nell'atmosfera. Con una velocità relativa del Fermi di 27 mila miglia all'ora, diretto sul Cosmos 1805 di 3.100 chili avrebbero rilasciato l'energia di diverse tonnellate di esplosivi ad alto potenziale, distruggendo entrambi i veicoli spaziali. Nonostante l'affollamento apparente in orbita attorno alla Terra, di solito c'è una grande quantità di spazio tra i singoli oggetti. Ravvicinamenti - noti anche come congiunzioni - con frammenti, corpi di razzi e carichi attivi rimangono eventi infrequenti. Inoltre, alcuni delle potenziali congiunzioni identificate a distanza di una settimana nel futuro potrebbero effettivamente concretizzarsi."E 'simile alla previsione di pioggia in un tempo e in luogo di una specifica settimana di anticipo- ha detto Eric Goddard Stoneking, del tecnico sull’atteggiamento del Fermi- e mentre si avvicina la data, le incertezze nella diminuzione di previsione e l'immagine iniziale possono cambiare drasticamente."Due volte  tempo addietro, il team di Fermi era stato allertato per eventuali congiunzioni, e in entrambe le occasioni le minacce erano svanite. Era possibile che rispetto al Cosmos 1805 le eventualità svanissero, e le osservazioni del veicolo spaziale potrebbero continuare senza interruzione. L'aggiornamento di venerdì 30 marzo non indicava diversamente. I satelliti occuperebbero lo stesso punto dello spazio entro 30 millisecondi uno dall'altro."Era chiaro che dovevamo essere pronti a muovere il Fermi , -ha detto McEnery- e che quando ho messo in guardia la nostra squadra Dynamics avevamo in mente una manovra.

L'unico modo per raggiungere questo obiettivo è stato di avviare i propulsori progettati proprio per garantire che Fermi avrebbe mai costituito una minaccia per un altro satellite. Da utilizzare al termine della vita operativa di Fermi, i propulsori sono stati progettati per portarlo fuori dall'orbita e farlo bruciare nell'atmosfera. A causa di un guasto di questo sistema, come ad esempio una perdita di propellente o una esplosione, sarebbe potuta finire anzitempo la missione del Fermi. I propulsori non erano mai stati testati, quindi una nuova fonte di ansia per McEnery."Non si ignorare che  liquidi altamente infiammabili dovevano scendere attraverso tubi  mai utilizzati prima,- ha detto- e dopo aver fatto questo, ora sappiamo che il sistema funziona come da  progetto, e ci dà fiducia se avremo bisogno di manovrare di nuovo in futuro."Il team di Goddard CARA era  determinato ma non sapeva quanto doveva essere grande la spinta da fornire al Fermi per mitigare la minaccia. D’intesa con il Joint Space Operations Center (JSpOC) a Vandenberg Air Force Base in California, gli scienziati del CARA verificarono che la nuova orbita non avrebbe messo il Fermi in corsa per un potenziale collegamento con un altro oggetto. Le operazioni della squadra Volo aveva anche selezionato possibili tempi per la manovra primaria e, in caso di necessità, fino a tre ulteriori manovre. Durante il fine settimana, i sensori radar e ottica della rete di sorveglianza spaziale degli Stati Uniti hanno continuato tenere sotto controllo Cosmos 1805 e ogni altro oggetto artificiale più grande di 4 pollici di diametro in orbita terrestre. Dei 17.000 oggetti attualmente monitorati, solo il 7 per cento sono satelliti attivi. Una volta al giorno, JSpOC analizza le orbite aggiornati, cerca eventuali congiunzioni  a distanza di una settimana o anche più nel futuro, e notifica alla squadra Goddard CARA di  possibili eventi che coinvolgono missioni robotiche della NASA. Un altro gruppo della NASA Johnson Space Flight Center di Houston ha la stessa funzione per tutti i veicoli spaziali che trasportano gli astronauti, tra cui la stazione spaziale internazionale. Da martedì 3 aprile, la minaccia non era ancora  stata ritirata e tutti i piani erano in atto per avviare i propulsori del Fermi. Poco dopo mezzogiorno, la navicella ha fermato la scansione del cielo e si è orientata lungo la sua direzione di marcia. Poi  ha parcheggiato i suoi pannelli solari e nascosto la sua antenna ad alto guadagno per proteggerli dallo scarico di prua."La manovra, è stata eseguita dalla sonda stessa sulla base di procedure che abbiamo sviluppato molto tempo addietro, ed era molto semplice: basta avviare tutti i propulsori per un secondo", ha spiegato Stoneking. "C'è stato un sacco di suspense e tensione ma una volta che era finita, abbiamo tirato un sospiro di sollievo perchè  era andato tutto bene. "  distanza di un ora, Fermi era tornato a fare scienza. Poche ore dopo, i vari team si sono incontrati per valutare i risultati della manovra e determinare se un'altra manovra sarebbe stata richiesta. Quando i due veicoli spaziali raggiungevano la loro congiunzione, il giorno seguente, avrebbero avuto un margine confortevole di 6 miglia, senza ulteriori azioni necessarie." Sono stato alleggerito da un peso enorme  -disse McEnery- e mi sentivo come se avessi perso 20 chili."                                                                             L'anno scorso, la squadra Goddard CARA  ha partecipato a manovre di prevenzione delle collisioni per altri sette missioni. Un mese prima della congiunzione del Fermi è venuta a galla, che il Landsat 7 aveva schivato i pezzi del Fengyun-1C, un satellite meteorologico cinese deliberatamente distrutto nel 2007 come parte di un test militare. E in maggio e ottobre, rispettivamente, Aura della NASA e CALIPSO satelliti per l’osservazione Terra hanno preso misure per evitare i  frammenti del  Cosmos 2251.
Fonte: NASA Goddard Space Flight Center

La misteriosa Guglia di Marcello


Un numero considerevole di escursionisti ha partecipato  nel mese di aprile, all’inaugurazione del “sentiero Natura” che collega la riserva naturale orientata Saline Lipu di Priolo alla Guglia di Marcello.                                                                                                                        
 Dopo numerosi anni di oblio, l’apertura di un apposito percorso pedonale, immerso nella natura, ha dato nuovamente la possibilità ai priolesi e ai visitatori di contemplare da vicino l’enigmatico monumento, noto col nome di “Guglia di Marcello” .Secondo la tradizione popolare, si credeva fosse stato eretto dall’omonimo console romano, ma , in realtà, studi, recenti hanno accertato avesse una destinazione funeraria privata. La “Guglia di Marcello”, occlusa da un lato dalla linea ferroviaria e dalle restanti parti dalla presenza ingombrante degli impianti industriali, era rimasta sinora inaccessibile. Dopo l’accordo siglato, tra Lipu, Ente gestore della Riserva Saline di Priolo, e la centrale Enel “Archimede”, con la mediazione dell’amministrazione comunale, si è aperto al pubblico quel tratto che impediva di visitare l’antico monumento funerario romano. Partendo dall’ingresso centrale della riserva, oltrepassando un paesaggio dall’incantevole bellezza, che si immette nel percorso gentilmente spalancato dalla centrale Enel, ormai denominato “sentiero Natura”, percorrendo un chilometro e mezzo, si può facilmente raggiungere la fatidica Guglia.                                                                                 «Dopo tanti anni di progettazione e di sacrifici – ha detto il direttore della R.N.O. Saline di Priolo, Fabio Cilea -  restituiamo al territorio, ai priolesi e ai turisti la Guglia di Marcello. Con l’inaugurazione del “sentiero Natura”, abbiamo ridato alla Guglia di Marcello quello splendore di cui godeva anticamente. I priolesi, in completa sicurezza, attraverso salutari passeggiate, potranno tornare a visitare il monumento che, sicuramente, diventerà uno dei punti di riferimento di un progetto turistico – culturale che contempla al suo interno la valorizzazione di tutte le bellezze del territorio, che possono essere fruite dai priolesi e dai visitatori. Il progetto abbraccia già al suo interno importanti aspetti naturalistici, paesaggistici, storici ed archeologici. La fruizione della “Guglia di Marcello” è possibile anche grazie alla collaborazione dell’istituto ciechi “Ardizzone Gioeni” di Catania, che ha dato in consegna all’amministrazione comunale priolese il fondo di cui è proprietario, in cui ricade il monumento.                                                                                                                                               “Col comune di Priolo Gargallo, come ispettrice per le catacombe della Sicilia orientale – ha affermato Maria Rita Sgarlata neo assessore regionale ai Beni Culturali - ho condiviso una serie di progettualità convincenti, in linea con una nuova idea di sviluppo turistico, divenuta, un modello da esportare anche a Siracusa. Ora, nella nuova veste di assessore regionale avverto la responsabilità di amministrare una macchina complessa, in quanto non mi dovrò occupare esclusivamente del territorio priolese, ma, dell’intera Sicilia. Ho deciso di farmi coadiuvare professionalmente dal dott. Mercurio, per quanto di positivo ha fatto in questi anni a Priolo. Sarebbe la persona con le competenze necessarie per questo importante ruolo”.

lunedì 6 maggio 2013

Riparte lo Shortini !



                                

Sono scaduti i termini per la presentazione dei film in concorso.


AUGUSTA – L’associazione QuattroTerzi di Augusta (SR), organizzatrice della VII edizione di “SHORTini” (www.shortinifilmfestival.com), festival dedicato ai cortometraggi che avrà luogo ad Augusta dal 2 al 4 agosto 2013,  che è trascorsa la data ultima per la presentazione dei lavori che autori e produttori volessero proporre in concorso.
L’1 maggio, infatti, era la data individuata nel bando riguardante l’edizione 2013 come la “deadline” per l’invio dei film che si contenderanno la vittoria nelle categorie attraverso cui si articolerà la manifestazione.
Per quanto riguarda “SHORTini Jr.”, sezione del festival dedicata ai ragazzi dai 10 ai 18 anni, il termine ultimo fissato dal bando per la presentazione dei corti è invece il prossimo 1 giugno.
Appena conclusa la ricezione dei lavori si riunirà la “SHORTini film commission”, presieduta da Stefano Cacciaguerra, direttore artistico del festival, che si occuperà di visionare e valutare il materiale pervenuto, e di elaborare il programma che sarà proposto agli spettatori del festival.

“Il momento della selezione è sempre molto delicato – ha detto  Cacciaguerra – occorre non solo trovare il giusto equilibrio tra i gusti e le preferenze che si manifestano all’interno dell’organizzazione, ma anche cercare di incontrare l’interesse del pubblico senza cedere di un passo sul piano della qualità. Il nostro festival si caratterizza, da sempre, per l’attenzione che rivolge alla professionalità ed alla creatività. Il pubblico di SHORTini, in questi anni, si è sempre mostrato molto attento e competente, in ogni edizione del festival ci poniamo l’obiettivo di proporre  cortometraggi che possano continuare a stupirlo.”

       

                                                                             

Risistemati i sentieri della riserva Ciane-Saline con indicatori di direzione per facilitare il percorso degli escursionisti.


La spiaggia della Playa a Siracusa con la bettolina spiaggiata da tempo proprio sull'arenile della riserva Ciane Saline

















Sarà più facile questa estate visitare la riserva Ciane-Saline. In prossimità dell'arrivo della stagione estiva, l’unità operativa parchi e riserve della Provincia Regionale di Siracusa, ha provveduto a far completare i lavori di decespugliamento del sentiero, sull’ argine destro, che da fonte Ciane conduce sino a contrada "Mezzabotte". 
Contestualmente, lungo i due chilometri e settecento metri del sentiero, sono stati apposti degli indicatori di direzione per facilitare il percorso degli escursionisti verso la fonte del fiume Ciane e, in direzione opposta, verso la foce. La prima è la nota positiva ma permangono le note dolenti. Continuano a rimanere insoluti i problemi di un uso selvaggio dei sentieri da parte di gitanti ed escursionisti sulle due ruote, per la mancata sorveglianza della riserva, sia dell’installazioni previste per un erigendo museo delle saline che è rimasto solo nelle intenzioni . Manca inoltre una ferrea delimitazione sia delle zone di riserva e di pre-riserva dato che si continua a privilegiare la scelta di costruire nuove abitazioni e quindi operare un nuovo scempio edilizio, in barba a rigide norme che riguardano proprio la stessa esistenza della riserva, a due passi dal perimetro urbano.