sabato 29 dicembre 2012

L'elenco circostanziato dei cibi che difendono dai tumori


mercoledì 19 dicembre 2012

Strana città quattro


Strana città 4
Strana città, Siracusa.
Mentre da un canto il CIPA, cioè la struttura degli industriali che controlla se stessa, afferma di voler essere una “casa di vetro”, non si sa nulla degli ultimi sfiaccolamenti e delle emissioni di idrogeno solforato che è un potente inquinante. Intanto il governatore Vendola, la regione dell’Ilva, prende le distanze dagli altri poli industriali italiani, soffermandosi sulla direttiva Basilea che aumenta senza rispettare la salute dei cittadini i limiti consentiti sia dei nanoninquinanti (polveri sottili) ,della diossina e degli idrocarburi non metanici ricordando che mentre il limite consentito e registrato cogli ultimi rilevamenti a Taranto,per la diossina è di 0,02 nanogrammi /mc, a Priolo è del tutto “lecito” che sia di 100 nanogrammi di diossina/mc. L’operato del CIPA viene difeso a spada tratta, ma nel frattempo le industrie sono state condannate a bonificare la rada di Augusta e il registro tumori nel triangolo industriale, purtroppo è pienamente attivo. Strana città e nella quale i consiglieri comunali, parecchi dei quali indagati per illeciti rimborsi che costano oltre 700mila euro alla cittadinanza, malgrado difese d’ufficio strumentali per le quali si sostiene che va eliminata la legge regionale che consente questi illeciti arricchimenti. Gli stessi consiglieri che hanno approvato al fotofinish, il bilancio comunale, tra contumelie, insulti vari e per conservarsi il posto.
Strana città dove si operano pressioni, senza soluzioni di continuità, per fare decollare a Sinerchia, una sorta di Siracusa 2 e per la quale si sostiene, da parte degli imprenditori ,che non c’è emergenza ambientale.
Strana città dove si persegue l’idea del “parco scientifico” da affiancare o che dovrebbe sostituire l’attuale polo industriale: pare proprio una “bufala” , come la barriera arborea che a Targia avrebbe dovuto fermare, trattenere e purificare i fumi che provengono dalle industrie.
Strana città nella quale la coscienza ambientale diventa secondo talune definizioni, solo settaria, mentre infiamma la polemica di coloro che sono pro o contro l’Elemata che vorrebbe costruire un resort alla Pillirina.

Strana città nella quale si predispongono “tavoli tecnici” per scongiurare gli allagamenti nel territorio comunale e provinciale ,non riuscendo a fare funzionare per tempo e correttamente una pompa che deve scongiurare gli allagamenti nel sottopasso del circuito e non viene portato a compimento, il canale di gronda, del quale è stato avviato da tempo la costruzione per risolvere i problemi di allagamento al villaggio Miano nel quartiere Epipoli.

lunedì 17 dicembre 2012

Trovati funghi importanti per le cure delle malattie nelle profondità oceaniche



Gli scienziati hanno trovato prove di funghi che prosperano molto al di sotto del pavimento del Pacifico, nei sedimenti  che risalgono a più di 100 milioni di anni fai. Questa scoperta potrebbe  consentire di produrre antibiotici per combattere i batteri resistenti ai farmaci.                                                                                                                                          Gli scienziati hanno presentato  questi risultati alla American Geophysical Union (AGU) a San Francisco, in California. Alcuni dei funghi appartenenti al genere Penicillium, erano la fonte del potente antibiotico meglio noto come penicillina. Trovare organismi multicellulari in un simile ambiente "si estende come s’è capito negli ambienti limiti della vita sul pianeta", ha affermato Heath Mills, geomicro-biologo molecolare alla Texas A & M University di College Station, che assieme a Brandi Reese, biogeochimico dell' University of Southern California a Los Angeles, hanno studiando i funghi in questione.                                                                                                                                                   I funghi delle acque profonde sono stati scoperti in campioni di sedimento profondi cioè a 127 metri sotto il fondo del mare, durante una spedizione del programma Integrato Ocean Drilling 2010 nel Pacifico del Sud. Nei campioni di materiale genetico prodotti dai funghi, i ricercatori hanno trovato le sequenze di almeno otto gruppi. Il team è riuscito a sviluppare culture in crescita da quattro dei funghi raccolti. Indizi sui funghi che vivono negli strati profondi di sedimento hanno cominciato ad emergere nel 2005, ma alcuni biologi credevano che la causa fosse una contaminazione. Reese e suoi colleghi hanno preso diverse misure per garantire che non vi fosse alcuna contaminazione.   Altri ricercatori hanno notato che il materiale ottenuto dai sedimenti sembra essere più che semplici spore e, si sono trovati pezzi di RNA  messaggero nei reperti fungini e le proteine del codice genetico tra cui quelle coinvolte nel trasporto degli ioni attraverso le membrane e di metalli, in sedimenti da acque profonde al largo della costa del Perù .I sedimenti studiati sono stati trovati alla base della South Pacific Gyre, il più grande deserto oceanico della Terra. I funghi potrebbero avere un ruolo chiave nel fornire nutrienti all’affamato ecosistema profondo. I funghi possono rompere difficili molecole organiche, fornendo fonti di cibo per i microbi che vivono molto al di sotto il mare.                                                                                                                                                                                           Non è ancora chiaro se i funghi nei sedimenti più profondi risalgono a più di 100 milioni di anni, dal momento che potrebbe avere colonizzato questi strati muovendosi da depositi più giovani. Tuttavia, se i funghi sono stati isolati per lungo tempo, avrebbero potuto evolvere  in insolite difese biologiche contro i batteri e potrebbero dunque fornire una fonte di utili antibiotici.

[Via Natura]

L'impronta è anche intestinale da Oggi Scienza


– Unici, come le nostre impronte digitali. O come il profilo di DNA dei batteri che vivono nel nostro intestino e che, nel complesso, hanno una loro “firma genetica” specifica. La notizia, oggi su“Nature”, è l’ultimo tassello di conoscenza disponibile sul meraviglioso mondo del microbioma intestinale umano. Un tassello importante, perché potrebbe aprire le porte a diete o terapie davvero personalizzate, disegnate su misura non solo sulla nostra persona, le nostre abitudini e il nostro DNA, ma anche sui nostri microrganismi simbionti.
Arrivare alla scoperta non è stato un gioco da ragazzi: per riuscirci, i ricercatori – due gruppi negli Usa e due in Europa – hanno messo in campo un potente apparato di analisi computazionale, che ha permesso di far luce nella massa impressionante di dati raccolti. In particolare, sono stati analizzati i metagenomi (i genomi complessivi di tutte le specie presenti) del microbioma intestinale di 207 individui sani, in parte americani e in parte europei. Dai metagenomi i ricercatori sono riusciti a isolare chiaramente i genomi di 101 microrganismi differenti, nei quali hanno identificato oltre 10 milioni di variazioni di singoli nucleotidi (variazioni di uno solo dei mattoncini-base del DNA presenti in particolari sequenze). In pratica, si tratta di vere e proprie bandierine di segnalazione poste sul DNA che possono essere utilizzate per studi di evoluzione dei genomi e per costruire profili di identità genetica.
Dall’analisi e dai confronti di queste bandierine, gli studiosi hanno potuto concludere che ogni individuo porta il suo set specifico e unico di varianti nei genomi batterici cioè, in altre parole, il suo set specifico e unico di ceppi batterici. Come dire: di Escherichia colice n’è uno solo, in generale, ma di ceppi di E. coli ce ne sono tanti e ciascuno ha il suo e la stessa cosa vale per tutte le altre specie intestinali. Non solo: la cosa davvero importante è che nel tempo questa “firma genetica” non cambia (l’hanno scoperto seguendo nel tempo il metagenoma di un sottogruppo di 43 individui). Può variare l’abbondanza relativa delle varie specie – un po’ più o un po’ meno di quel particolare ceppo di E. coli, a seconda della dieta, dello stato di salute e di altri fattori – ma il loro profilo genetico no.
A che cosa serve tutto questo? Difficile dirlo subito, ma se pensiamo che sempre più spesso certe malattie o condizioni (una tra tutte l’obesità) vengono associate a particolari caratteristiche della microflora intestinale (per non parlare della fondamentale questione delle resistenze agli antibiotici), è chiaro che più informazioni si hanno su quella microflora meglio è.

mercoledì 12 dicembre 2012

Indice di salute Oceano


Determinare se un punteggio di 60 per l’indice di salute oceano è migliore o peggiore di quanto ci si aspetta o è meno oggetto di analisi e più di prospettiva. Una questione scottante sul tappeto per analizzare lo stato di salute dei nostri mari.                                                                                                                                                                    
"E 'il punteggio che è lungi dall'essere perfetto, con ampi margini di miglioramento, -ha detto l'autore Ben Halpern, ecologista alla UC Santa Barbara- o più di metà strada da perfezionare ma che prospetta un sacco di motivi per applaudire il successo? Penso che sia così".                                                                  "L'indice non fa altro che aiutarci a separare i nostri sentimenti viscerali sul bene e male dalla valutazione da quello che sta succedendo."                                                                                           L'indice di salute dell’Oceano è il primo ampio, si presenta come  una valutazione quantitativa dei rapporti critici tra l'oceano e le persone, inquadrato nei termini di molti benefici che derivano dal mare. Invece di assumere qualsiasi presenza umana come negativa,  permette di chiedersi che cosa significa per il nostro impatto, rispetto alle cose che ci stanno a cuore.                                                                                                                                             "Alcuni anni fa ho condotto un progetto che ha mappato l'impatto cumulativo delle attività umane -ha detto Halpern, ricercatore presso il Centro Nazionale di University of California per l'Analisi Ambientale e Sintesi (NCEAS ) e nell’ Istituto di Scienze Marine dell’ University of California sul mare del mondo-, ed era essenzialmente un incontaminato indice oceano".                                             Halpern dirige anche il Centro University of California per la valutazione e la pianificazione marina. "E 'stato ed è un punto di vista che è utile avere, ma non basta  Si tende a dimenticare che le persone sono parte di tutti gli ecosistemi. Dai deserti più remoti alle profondità del mare l'indice di salute Oceano è davvero unico perché abbraccia le persone come parte dell'ecosistema marino. Quindi non siamo solo il problema, ma anche una parte importante della soluzione.                                                                                                                                        " In tutto, più di 30 collaboratori provenienti da università, organizzazioni non-profit, e agenzie governative, guidati da NCEAS e Conservation International, hanno elaborato insieme i dati sullo stato attuale e sulla possibile condizione futura di fattori come frutti di mare, i mezzi di sussistenza costiere, e biodiversità. Tutti insieme, 10 "obiettivi condivisi" definiscono la salute del mare come la sua capacità di fornire tali prestazioni, ora e in futuro. L'indice  di salute oceano è la prima valutazione globale quantitativa della salute dell'oceano. Evidenzia la sostenibilità, penalizzando pratiche oggi a vantaggio delle persone ma a scapito della capacità dell'oceano di fornire tali prestazioni in futuro.                                                                                                                                     "La sostenibilità tende ad essere questione specifica, -ha detto Karen McLeod, uno degli autori principali, affiliato con COMPASS, team di professionisti della comunicazione scientifica-focalizzata sulla agricoltura sostenibile, la pesca o il turismo, ad esempio".                                            "L'indice ci sfida a prendere in considerazione ciò che si presenta come la sostenibilità contemporaneamente in tutti i nostri molti usi del mare. Non farà più facili le nostre scelte, ma migliora notevolmente la nostra comprensione delle opzioni disponibili e delle loro potenziali conseguenze."


Per saperne di più: http://phys.org/news/2012-08-global-ocean-health-grade.html # JCP

Voyager 1 ai confini del sistema solare


Il veicolo spaziale Voyager che continua ad essere verificato nei suoi meccanismi di funzionamento presso la struttura-1 SAEF al Kennedy Space Center, Cape Canaveral, è oggi nel mirino dell’attenzione degli addetti ai lavori.                                                                        Occorre sapere che in Florida due sonde Voyager sono stati lanciate nel 1977 per esplorare i pianeti nel sistema solare esterno ed entrambi hanno avuto successo, inviando sulla Terra molte immagini di alta qualità così come tanti dati scientifici. Per 33 anni,  le sonde Voyager spedite nello spazio dall'America hanno viaggiato nel sistema solare perché sono state inviate verso i bordi del nostro sistema solare. Sono state inviate rilevamenti in tempi successivi e le più importanti scene interstellari catturate dalle telecamere del Voyager durante questo lungo viaggio. Una serie di animazioni mostrano NASA Voyager 1 esplorare una regione nuova nel nostro sistema solare chiamata "autostrada magnetica." In questa regione, le linee del campo magnetico del Sole sono collegati a linee interstellari del campo magnetico, che consentono alle particelle dall'interno della eliosfera di schizzare via assieme a  particelle provenienti dallo spazio interstellare.                                                                                                                      Voyager 1 è entrata in una strada magnetica per particelle cariche: questa sarebbe la regione finale prima di raggiungere lo spazio interstellare. La navicella di esplorazione spaziale è entrata in una nuova regione ai confini del nostro sistema solare che gli scienziati giudicano debba essere l'area finale che il veicolo spaziale deve attraversare prima di raggiungere lo spazio interstellare. I dati raccolti dagli scienziati  riferiscono questa regione come una nuova autostrada magnetica per le particelle cariche, perché le linee del campo magnetico del nostro sole sono collegate a linee del campo magnetico interstellare. Questo collegamento consente alle particelle cariche a bassa energia che hanno origine all'interno della nostra eliosfera - o la bolla di particelle cariche che ricevono tutta una serie di colpi intorno a sé - per diminuire e consentire alta energia alle particelle al di fuori di questa autostrada. Prima di entrare in questa regione, le particelle cariche hanno rimbalzato in giro e in tutte le direzioni, come se fossero intrappolati sulle strade locali all'interno della eliosfera. Un insieme di animazioni mostrano il Voyager 1  della NASA che esplora questa regione nel nostro sistema solare chiamato .                                                                                 " In questa regione, le linee del campo magnetico del Sole sono collegate a linee del campo magnetico interstellare, che consente una mescolanza tra le particelle dall'interno dell'eliosfera e particelle provenienti dallo spazio interstellare.                                                                                   La squadra Voyager
deduce però che questa regione è ancora all'interno della nostra bolla solare perché la direzione delle linee di campo magnetico non è cambiata. La direzione di queste linee di campo magnetico si prevede che cambieranno quando il Voyager irromperà nello spazio interstellare. Questi risultati sono stati descritti al meeting dell'American Geophysical Union a San Francisco.                                                                                                                                      "Anche se Voyager 1 è ancora dentro l'ambiente del Sole, -ha detto Edward Stone, scienziato del progetto Voyager con sede presso il California Institute of Technology, Pasadena- ora possono pregustare come ci si sente al di fuori, perché le particelle sono in continuo movimento dentro e fuori su questa strada magnetica". "Crediamo che questa sia l'ultima tappa del nostro viaggio nello spazio interstellare. La nostra migliore ipotesi sulla probabilità che mancano solo pochi mesi o un paio di anni di distanza. La nuova regione non è quello che ci aspettavamo, ma da Voyager ci si aspetta l'inaspettato.                                                                                                                                           Dal dicembre 2004, quando Voyager 1 ha attraversato un punto nello spazio chiamato il termination shock, la navicella ha già esplorato lo strato esterno dell'eliosfera, chiamata heliosheath. In questa regione, il flusso di particelle cariche provenienti dal Sole, note come vento solare, bruscamente rallentano dalla velocità supersoniche e divengono turbolente. L’ambiente attorno a Voyager 1 è stato costante per circa cinque anni e mezzo. La navicella poi ha rilevato che la velocità del vento solare  si è rallentata sino a zero. L'intensità del campo magnetico ha iniziato ad aumentare in quel momento I dati provenienti da Voyager da due strumenti di bordo che misurano particelle cariche, dimostrano che è la prima sonda entrata in questa regione, denominata autostrada magnetica, esattamente il 28 luglio 2012. La regione attenuatisi e scorreva più volte verso la Voyager 1. La sonda è entrata di nuovo nella regione il 25 agosto e da allora l'ambiente è stabile.
"Se si giudicasse solo dai dati delle particelle cariche- ha detto Stamatios Krimigis, ricercatore principale dello strumento a bassa energia di particelle cariche, presso la Johns Hopkins Applied Physics Laboratory, Laurel , avrei pensato che erano al di fuori della eliosfera". "Ma abbiamo bisogno di guardare ciò che tutti gli strumenti ci dicono e solo il tempo ci dirà se le nostre interpretazioni su questa frontiera siano corretti.”                                                                I dati rivelano che il campo magnetico è diventato più forte ogni volta che Voyager è entrato nella regione autostrada, e pur tuttavia, la direzione delle linee di campo magnetico non cambiano. "Siamo in una regione magnetica differente-  ha detto Leonard Burlaga, un magnetometro Voyager membro del team della NASA Goddard Space Flight Center a Greenbelt, nel Maryland - di qualsiasi altra incontrata  prima - circa 10 volte più intenso rispetto a prima della termination shock - ma i dati del campo magnetico non mostrano alcuna indicazione che siamo già nello spazio interstellare".                                                                                                                         "I dati del campo magnetico  rivelano di essere la chiave  giusta per individuare quando si è attraversato il termination shock. E ci aspettiamo che questi dati ci dicano quando raggiungeremo lo spazio interstellare”.                                                                                                                                        "Voyager 1 e 2 sono state lanciate con l’intervallo di 16 giorni nel 1977. Almeno uno dei veicoli spaziali ha visitato Giove, Saturno, Urano e Nettuno.                                                  Voyager 1 è l’oggetto più distante costruito dall'uomo: si trova oggi a circa 11 miliardi di miglia (18 miliardi km) di distanza dal Sole. Il segnale da Voyager 1 impiega circa 17 ore di viaggio per arrivare sulla Terra.                                                                                                        Voyager 2, la più lunga nave spaziale e sta funzionando in modo continuo. Si trova a circa  9 miliardi di miglia (15 miliardi km) di distanza dal nostro Sole. Mentre Voyager 2 ha visto modifiche simili a quelle viste dal Voyager 1, i cambiamenti sono molto più graduali. Gli scienziati non credono che Voyager 2 abbia già raggiunto l'autostrada magnetica.                                                                                                                                Fonte: Jia-Rui C. Cook, Jet Propulsion Laboratory, NASA

martedì 11 dicembre 2012

Stella nana rossa (Gliese 581) con seguito di pianeti


Gliese 581 (immagine ) è una stella nana rossa a soli 21 anni luce dalla Terra che vanta attorno un certo numero di pianeti. Gli astronomi hanno segnalato questo mese in Astronomy & Astrophysics, l'Herschel Space Observatory di aver scoperto un'altra caratteristica che osservatori terrestri avrebbero trovato familiare: un anello di polvere lontano dalla stella che assomiglia alla cintura di Edgeworth-Kuiper, una zona di oggetti, ognuno dei quali molto più piccoli della Terra, che si trovano oltre l'orbita  che comprende Nettuno e Plutone. La stella a luce rossa fioca riscalda la polvere nella zona di pertinenza, che emette le lunghezze d'onda lontane all’ infrarosso come è stato rilevato da Herschel .                                                         Il disco di detriti ritrovato è grande circa come la cintura di Edgeworth-Kuiper, anche se Gliese 581 è piccolo e tutti i suoi pianeti conosciuti si trovano più vicini al loro Sole della Terra e quindi non allo stesso modo del nostro pianeta. Gli scienziati ipotizzano che la piccola stella rossa ospita un pianeta più remoto la cui gravità suscita i movimenti  dei piccoli oggetti di questa cintura, causando loro perciò scontri e provocando quell’accumulo di  polvere della quale ha discernimento e notizie l’Herschel.
Da ScienceShots.

Stella nana rossa con foto all'infrarosso del disco di detriti
Dischi di detriti sono stati trovati principalmente attorno a stelle di massa intermedia e solare (tipi spettrali AK), ma raramente in giro a tipo stelle di bassa massa M. Abbiamo risolto spazialmente un disco di detriti intorno alla notevole M3 stella di tipo GJ581  che ospita pianeti multipli, una scoperta che si deve all’uso di profonde immagini PACS micron a 70, 100 e 160 nell'ambito del programma detriti sull’Observatory Spazial Herschel. Questo è il secondo disco detriti  trovati nei dintorni di una stella di tipo M, dopo quello che circonda la giovane star AU Mic (12 Myr). Tuttavia, GJ 581 è molto più antica (2-8 Gyr), ed è tranquilla nei dati ROSAT a raggi X. Allestiamo un modello del disco per le tre immagini  e si scopre che il modello di  migliore adattamento è per un disco che si estende radialmente dal 25  a più di 60 UA (unità astronomiche). Tale disco freddo ricorda la fascia di Kuiper, ma viene circondato da una stella di piccola massa (0,3 M_sol) e la luminosità della sua polvere frazionata è molto più alta. I limiti di inclinazione del disco trovati nell’analisi rendono le masse dei piccoli pianeti sufficienti, per assicurare la stabilità a lungo termine del sistema secondo alcune simulazioni dinamiche. Il disco è del tipo collisionale e dominato fino a dimensioni submicroniche dei grani. La polvere non può essere espulso dal sistema da pressioni radiazioni o vento a causa della bassa luminosità e i raggi X di GJ581. La correlazione tra pianeti di massa piccola e dischi di detriti recentemente trovati per stelle di tipo G vale anche per stelle di tipo M.  Per finire i pianeti conosciuti, con basse masse e in orbita entro 0,3 UA dalla stella, non possono perturbare dinamicamente il disco di età della stella, suggerendo che un pianeta supplementare esiste a grande distanza e rimescola il disco per ricostituire la polvere.

lunedì 10 dicembre 2012

Studi del fitoplancton con modelli su piccola scala del Pacifico


Carbonio, azoto e clorofilla sono tre variabili comunemente utilizzati per quantificare la produttività del fitoplancton. Tuttavia, a causa del complesso effetto di luce, temperatura e nutrienti, queste tre variabili sono solitamente disaccoppiate tra loro.                                                                                              

Serie di larve di crostacei
Con l'implementazione di un modello biogeochimico del carbonio che tratta fitoplancton, azoto e clorofilla separatamente in un bacino in scala che ha come modello di circolazione il Pacifico, sono stati studiati i controlli fisici e biogeochimici su fitoplancton , C: Clorofilla e C: rapporti di azoto a scale diverse.                                                                                                                                             Il modello riproduce le caratteristiche generali della dinamica per il fitoplancton nel bacino del Pacifico.                                                                                                                                                      I risultati  indicano che la regione dipende da specifichi indirizzi per il rapporto C: Clorofilla, dove C: Clorofilla è largamente controllato da condizioni di luce in latitudine, per livelli di luce e nutrienti alle medie latitudini, e da nutrienti e temperatura nel Pacifico equatoriale, mentre il C : in rapporto con l’azoto nella regione, sembra essere indipendente e dipende prevalentemente da nutrienti e temperatura.                                                                                                                                     Nel bacino su piccola scala del Pacifico le funzioni empiriche ortogonali (EOF) di decomposizione suggeriscono che sia il rapporto C: Clorofilla e il rapporto C: N sono regolati dalle oscillazioni a sud del Niño (ENSO El), evento al primo ordine di variabilità.                                                                                   A causa della variazione del rapporto C: Clorofilla, il disaccoppiamento tra carbonio, il fitoplancton e la clorofilla, esiste, soprattutto su scale temporali stagionali e a lungo termine.                                                                   I cambiamenti climatici possono influenzare il pigmento e quindi il fitoplancton, la biomassa, e lo stato fisiologico.                                                                                                                                           Di conseguenza,  utilizzare la clorofilla come fattore di delega per la biomassa fitoplanctonica, per interpretare le variazioni decennali o la tendenza a lungo termine, potrebbe essere pregiudizievole.

venerdì 7 dicembre 2012

I batteri del lago Vida nella McMurdo Dry Valleys


Lago Vida in Antartide è coperto da una calotta di ghiaccio fino a 27 metri di spessore, ed è sei volte più salato dell'acqua di mare, e con una temperatura media di -22 ° C: è uno dei più freddi ambienti acquatici del pianeta. Tuttavia, è brulicante di vita microbica. 

Il Lago Vida, il più grande di numerosi laghi trovati nelle McMurdo Dry Valleys non contiene ossigeno, è in gran parte ghiacciato e possiede i più alti livelli di ossido di azoto di qualsiasi corpo acquatico naturale sulla Terra. Un liquido salato, che è circa sei volte più salato dell’acqua del mare, si insinua attraverso l’ambiente ghiacciato dove la temperatura media è  di -22° C circa. Gli scienziati hanno pubblicato questi risultati sulla rivista Proceedings of National Academy of Sciences.                                                                                                                                                             Il lago di Vida è il più grande specchio d'acqua nel deserto McMurdo Dry Valleys dell'Antartide e i ricercatori nelle acque del lago hanno trovato molti batteri.                                                                Sono  stati prelevati nel lago due volte, una volta nel 2005 e di nuovo nel 2010. I campioni di entrambi i casi hanno prodotto circa un decimo dell'abbondanza di cellule che si trovano in laghi d'acqua dolce nelle zone climatiche temperate. Misurate cellule fino a 1 micron di diametro, ma contenevano più particelle del diametro di 0,2 micrometri.                                                                                 L'analisi genetica delle cellule indica che sono in relazione a noti tipi di batteri. Tuttavia, gli scienziati hanno scoperto un tipo di batteri che non aveva parenti, e può rappresentare un nuovo phylum. Gli scienziati non hanno ancora capito come questi batteri producono energia. Potrebbero vivere sul carbonio organico disciolto o potrebbero usare forme più esotiche di energia. I batteri in miniere d'oro profonde sono noti per sopravvivere con idrogeno molecolare prodotto dalle reazioni chimiche nelle rocce vicine.                                                                                                                            La calotta di ghiaccio sopra il lago sta diventando più alta per l'acqua di fusione dei ghiacciai che lo circondano e che scorre sul ghiaccio e si congela. L'analisi isotopica di queste particelle indica che il ghiaccio è stato sigillato per circa 2.800 anni, in modo che questo carbonio deve essere stato a lungo in salamoia . Le analisi geochimiche suggeriscono che le reazioni chimiche tra l’acqua salmastra e i sedimenti ricchi di ferro sottostanti generino ossido di diazoto e idrogeno molecolare e quest’ultimo potrebbe fornire parte dell’energia necessaria alla sopravvivenza dei batteri.                                                                                                                               Non ci sono predatori naturali nel lago, e poiché i microbi sono isolati, le cellule si sono passati a una modalità di sopravvivenza biologica ridotta, senza la divisione cellulare e la riproduzione, che potrebbero consentire di sopportare lo stress e ambienti difficili per un lungo periodo.                                  Il lago di Vida è sigillato, è probabile che sia diverso in termini di geochimica e della biologia rispetto ai fiumi subglaciali in Antartide ed ad altri laghi, che sono stati sotto il ghiaccio per milioni di anni. Studi precedenti del Lago Vida che risalgono al 1996 avevano mostrato che l’acqua salmastra e i suoi abitanti erano stati isolati dalle influenze esterne per oltre 3 000 anni.                              "E 'un altro luogo estremo-afferma Martin Siegert, glaciologo dell'Università di Bristol - dove si trova la vita e fornisce la prova di un diverso insieme di condizioni di contorno in cui la vita può esistere".

[Via Natura]

La comunità scientifica: entro il 2050 potrebbe scomparire il pescato nei mari del mondo

I nostri oceani sono i grandi ammalati al capezzale del quale si affanna la comunità scientifica di tutto il mondo sopratutto per curare il fitoplancton com'è successo nelle ultime spedizioni organizzate sul Tara.Ma non sono rassicuranti per esempio le notizie del mancato accordo tra Usa e Australia che avevano cercato di stipulare un protocollo d'intesa per la gestione delle acque antartiche. Sono invece preoccupanti altri personalismi che contraddistinguono determinati interventi che si operano sul mare. L'ultimo in ordine di tempo è quello di un miliardario americano che con un azione in piena autonomia  ha riversato in mare ,lungo le coste atlantiche del continente nordamericano svariate tonnellate di ossido di ferro per ripascere il fitoplancton e supportare così indirettamente la popolazione di salmoni ,il cui decremento minacciava la popolazione di un piccolo paese che il magnate americano ha preso sotto la sua ala protettiva. C' è un dato preoccupante che la dice lunga sullo stato di salute nei mari del mondo.La pesca abusiva secondo una recente classificazione a livello globale sviluppa un affare di 35 miliardi di dollari e questo fa paventare, secondo certe ricerche, la scomparsa del pescato entro il 2050 e nel frattempo si registra in molti mari la scomparsa dei grandi predatori come tonni e squali che sono parecchio importanti nella catena o meglio nelle reti alimentari del mare.
Si riuscire ad evitare queste catastrofe?

Sempre gli scienziati al riguardo osservano che il 71% delle acque che ricoprono il nostro pianeta sono acque internazionali per cui va obbligatoriamente percorsa la strada di avviare precisi accordi internazionali, per cercare di porre una soluzione al problema. 

mercoledì 5 dicembre 2012

Lottizzazione a Pachino, esposto di Legambiente alla Procura

Siracusa e la sua provincia sono ricchi di siti a comprovate caratteristiche naturalistiche ma una coscienza ambientalistica difficilmente attecchisce da queste parti !

Legambiente Pachino – Lottizzazione contrada Cavettone – Comune di Pachino
Alla Procura della Repubblica di Siracusa
L’Associazione Legambiente Comitato Regionale Onlus con sede in Palermo Via Tripoli 3 – 90138, espone quanto segue:
In territorio di Pachino contrada Cavettone sono in corso di realizzazione lavori mirati ad una lottizzazione facente capo alla Società Marzamemi Resort s.r.l. e Agritur s.r.l… Tali lavori sono stati assentiti a seguito di una serie di autorizzazioni e permessi a costruire incuranti dei vincoli che si sono succeduti nell’area e che ne avrebbero dovuto impedire sia l’assenso che la realizzazione, intervento che si sta rivelando pregiudizievole ed in violazione di patrimoni paesaggistici ed ambientali di grandissima rilevanza.Il  piano di lottizzazione, di che trattasi, è stato approvato ben dieci anni fa, dal Consiglio Comunale di Pachino con verbale di delibera n° 101 del 16/09/1998 secondo quanto redatto dal progettista e alle condizioni allora espresse dalla Soprintendenza ai BB.CC.AA. di Siracusa con il foglio n° 8715 del 30/10/1997 ( e solo ai fini della tutela paesaggistica).
Tale assenso della Soprintendenza veniva, prima ancora che iniziassero i lavori, revocato con nota n° 9373 del 24/12/1998  in quanto le costruzioni incidevano la Grotta del Fico, sì da motivare la necessità di effettuare  accertamenti di compatibilità.
Con nuova nota n° 27430 del  10/11/2009,  esperite le indagini descritte nella nota n. 23742 del 2/10/2009 mirate alla salvaguardia della grotta del Fico, la Soprintendenza esprimeva parere favorevole ai sensi dell’ art. 146 del D. Leg.vo 42/04 alle condizioni espresse nella nota in epigrafe, ma sempre ai soli fini della tutela paesaggistica dei luoghi, riservando comunque alla valutazione dell’amministrazione comunale la verifica della compatibilità in materia urbanistico-edilizia.Nella stessa delibera consiliare del Comune di Pachino, n° 101 del 16/09/1998, veniva anche approvato lo schema di convenzione che veniva stipulata dall’allora sindaco pro – tempore e che veniva formalizzata in data 28/01/2000 con atto n° 6515 e con durata decennale.
Il servizio Beni Archeologici della Soprintendenza onde rilasciare il proprio parere sul progetto esecutivo, con nota n° 1372 del 29/1/2010 richiedeva alla ditta di effettuare sotto il coordinamento tecnico scientifico della stessa Soprintendenza, una indagine geognostica per accertare che non ci fossero interferenze tra il percorso ipogeico della Grotta del Fico, le testimonianze archeologiche e le opere in progetto  e la data di inizio lavori (compresi quelli non ricadenti in prossimità della Grotta del Fico), e ciò al fine di poter attivare i propri controlli.
Con la stessa nota l’ufficio Beni Archeologici faceva notare che la ditta non aveva dato alcun seguito alla nota n° 17100 del 06/7/2009 impedendo di fatto all’ufficio stesso di esaminare la proposta progettuale della lottizzazione. Con deliberazione n° 96 del 19/05/2010 la Giunta Municipale in attuazione dell’art. 17 della sopracitata convenzione, concedeva una proroga per ulteriori cinque anni, confermando in toto le condizioni previste originariamente.
In data 28/07/2010, con nota n. rep. 3491, l’Amministrazione dava facoltà al proponente di variare le disposizioni dei fabbricati, fermo restando gli indici volumetrici previsti nel piano di lottizzazione, e procedeva alla stipula dell’atto di proroga fissando il termine di realizzazione delle opere di urbanizzazione di cui al progetto di lottizzazione in massimo di cinque anni decorrenti dalla data della concessa proroga. Il progetto originario intanto veniva modificato e pertanto con relazione tecnica di parte la ditta ribadiva di avere rispettato gli indici di progetto così come da piano di lottizzazione approvato in Consiglio Comunale. Successivamente la Soprintendenza dovendo nuovamente rilasciare il proprio parere sul progetto esecutivo, richiedeva specificatamente di salvaguardare la Grotta del Fico  indicando nuove precise direttive. Alla luce di quest’ultimo parere il Responsabile del Servizio Urbanistica esprimeva il proprio parere favorevole   alla realizzazione della lottizzazione. Nella seduta  del 24/11/2010 la Commissione Edilizia Comunale in merito all’esame della pratica edilizia n° 164/2008  Marzamemi Resort s.r.l. riteneva di dover sospendere l’esame della stessa pratica al fine di acquisire una ulteriore approvazione da parte del Consiglio Comunale. Con nota prot. n° 39027 del 03/12/2010 la Società Marzamemi Resort s.r.l. chiedeva il riesame da parte della Commissione Edilizia Comunale del progetto esecutivo relativo al Piano di Lottizzazione per la realizzazione di un villaggio turistico in zona C1 di contrada Lettiera – Calafarina producendo memorie scritte e richiedendo una audizione .Al termine dell’audizione la Commissione Edilizia Comunale si determinava a non portare la pratica edilizia nuovamente all’esame del Consiglio Comunale e optava per richiedere semplicemente un parere tecnico all’Ufficio Legale e Contenzioso che rispondeva con nota n° 1238 del 13/01/2011 dichiarando che quanto esaminato a suo tempo dal Consiglio Comunale fosse stato ampiamente esaustivo e che non vi era alcun motivo per cui lo stesso Consiglio dovesse “esprimersi ulteriormente sotto il profilo urbanistico per la lottizzazione de qua”.Il Consiglio Comunale è stato quindi di fatto escluso da ogni valutazione nuova sulla variante che ben avrebbe dovuto riadottare, tenuto conto della diversa e nuova incidenza urbanistica. Tale variante sopravveniva dopo l’adozione del piano paesaggistico, ricadendo la lottizzazione quasi interamente all’interno delle aree denominate  “19d” e “19b” del Piano Territoriale Paesaggistico ambiti 14 e 17 della Provincia di Siracusa. Per queste aree le Norme di Attuazione prevedono rispettivamente il livello massimo di tutela, 3, e livello di tutela 1 (si vedano lo stralcio della tavola 30_8 e lo stralcio delle Norme di attuazione). Nel dettaglio, nell’area “19d” non è consentito realizzare nuove costruzioni e aprire nuove strade e piste…realizzare infrastrutture e reti…”, divieto che coinvolge direttamente ed irrimediabilmente la lottizzazione edificatoria in corso avanzato di lottizzazione, ed i cui lavori procedono per porre spregiudicatamente avanti al fatto compiuto qualsiasi iniziativa di fermo cantiere e ridutio in  pristino stato dei luoghi. Viziato infatti deve dirsi l’iter autorizzativo, che và quindi quantomeno disapplicato dal giudice ordinario, in attesa che il giudice amministrativo possa disporre qualsiasi misura cautelare: infatti il progetto ha ottenuto nel 2009 e nel 2010 due pareri favorevoli dall’autorità di controllo ambientale, ma tali pareri erano chiaramente condizionati, da parte della Soprintendenza di Siracusa – sezione paesaggistica e sezione archeologica, ed inoltre è sopravvenuto il Piano Paesaggistico,  adottato il 1 febbraio 2012 (D.A. n.98). Da tale data, ai sensi dell’art.143, comma 9, del D. Lgs. 22 gennaio n.42 e s.m.i., non sono consentiti, sugli immobili e nelle aree di cui all’art. 134 del medesimo decreto legislativo, interventi in contrasto con le prescrizioni di tutela previste nel Piano stesso. Inoltre l’art. 48 delle Norme di Attuazione a pag. 246 chiarisce che le autorizzazioni già rilasciate da parte della Soprintendenza ai BB. CC. AA… restano valide per il termine di cinque anni dalla data del rilascio …limitatamente alle aree in cui il Piano non preclude la loro realizzazione. E’ evidente che il progetto di lottizzazione, seppur autorizzato anteriormente all’adozione del piano paesistico,  risulta oggi in piena violazione delle norme di esso Piano Paesaggistico e quindi del Codice dei Beni Culturali (D. Lgs. 22 gennaio n.42 e s.m.i). Inoltre l’Amministrazione Comunale, all’adozione del Piano Paesistico avrebbe dovuto modificare l’area Ct1 del PRG  alla luce delle nuovo regime di vincolo contenuto nel Piano Paesaggistico. Infatti nell’art. 6 delle Norme di Attuazione si legge…In questi territori, i piani urbanistici redatti dalla Provincia regionale e dai Comuni interessati e i regolamenti delle aree naturali protette di cui all’art. 6 della L.R. n.98/81, fatte salve eventuali norme più restrittive, i piani di uso delle aree naturali protette, nonché tutti gli atti aventi carattere di programmazione sul territorio degli Ambiti 14 e 17 ricadenti nella provincia di Siracusa sono tenuti a recepire la normativa del Piano Paesaggistico.
E’ chiarissimo quindi che secondo l’Associazione che propone il presente esposto le opere in corso devono dirsi in violazione di legge, devono dirsi in violazione dell’art. 734 del Codice Penale, in quanto costituenti deturpazione di bellezze naturali, così qualificate dal piano paesistico, oltre che le ipotesi incriminatrici previste dal Codice dei Beni Culturali.
Si chiede che codesta spett.le Procura della Repubblica Voglia adottare ogni misura cautelare per evitare ulteriore scempio al sito.
Si chiede inoltre di essere informati nel caso di domanda di archiviazione, per esercitare tutte le facoltà della parte offesa.
                        Il presidente regionale
                        Arch. Mimmo Fontana