martedì 28 ottobre 2014

Proficua collaborazione della soprintendenza del mare con la GUE

Ricognizioni archeologiche subacquee in alto fondale Pantelleria - Eolie 

Altofondalisti recuperano anfore sul relitto Panarea II
In questo mese di settembre 2014 e’ stata avviata una campagna di ricognizioni archeologiche in alto fondale  nelle acque di Pantelleria, Lipari e Panarea, coordinata per la Soprintendenza del Mare da Sebastiano Tusa e Roberto La Rocca con l’ausilio di Salvo Emma, grazie alla  concreta collaborazione della Global Underwater Explorers (GUE) nell’ambito del suo progetto “Project Baseline” coordinato dal presidente della GUE  Jarrod Jablonski, supportati da Francesco Spaggiari e Mario Arena, con la partecipazione di sponsor tra i quali la Brownie’s Global Logistics (BGL) e il suo presidente Robert Carmichael. Fattiva la collaborazione delle Capitanerie di Porto di Pantelleria e Lipari.Le ricognizioni sui siti indicati dalla Soprintendenza del Mare sono state effettuate con l’impiego dei subacquei alto-fondalisti e due sommergibili “Triton submersibles
Sommergibile biposto Triton
, biposto dotati di braccio meccanico e attrezzature di documentazione video-fotografiche. La nave di 50 metri “Pacific Provider
Pacific Provider
con le più recenti tecnologie per le immersioni tecniche subacquee e  dotata di una camera iperbarica, ha supportato le operazioni di ricognizione. A Pantelleria le ricognizioni subacquee hanno interessato i fondali di Cala Levante, Cala Tramontana e Cala Gadir fino a profondità di oltre 100 metri individuando presenza di anfore di varia tipologia (greco-italiche e puniche).A Lipari e Panarea si è concentrata maggiormente l’attività  sui siti subacquei di Capistello e dei relitti Panarea II e Panarea III.
Relitto Panarea III
A Capistello l’esplorazione ha riguardato l’area del ben noto relitto già sondato in passato il cui carico è stato recuperato a più riprese oltre ad essere stato purtroppo anche saccheggiato. Parte del carico è scivolato più in profondità e sono numerosi i ceppi d’ancora in piombo (alcuni con le contromarre presenti). La presenza di un numero consistente di ancore conferma la caratteristica del sito come luogo di sosta ed ancoraggio lungo le rotte antiche che interessavano l’arcipelago eoliano.L’esplorazione approfondita delle aree circostanti il relitto, hanno evidenziato una porzione lignea della chiglia ancora ben conservata, mentre a circa 120 metri di profondità c’era la base ed il fusto scanalato di unthymiaterion
 Il thymiaterion
in terracotta di cui manca apparentemente il bacino superiore.  
Nella medesima zona, a 80 metri, trovate due anfore già imbracate insieme con una cima legata ad un pallone di sollevamento che dovette collassare impedendo il loro trafugamento.
L’attività più di successo si è avuta sul relitto di Panarea III, già identificato nel 2010 in seguito ad una campagna di rilevamenti a mezzo side scan sonar con la collaborazione della Fondazione Aurora Trust. Si è effettuata la fotogrammetria in 3D dell’intero carico anforaceo ed una accurata documentazione video fotografica ad alta definizione. Analizzando con sistematicità il carico per mezzo del batiscafo e tramite le ricognizioni dei subacquei altofondalisti si sono raccolti interessanti dati. In particolare la maggior parte delle anfore
sono del tipo greco-italico, ma una consistente parte era anche costituita da anfore puniche posizionate su una estremità del carico che ipotizziamo essere la parte prodiera. Si è constatata la presenza di una macina (catillo), di alcuni vasi cilindrici del tipo sombrero de copa (alcuni impilati uno dentro l’altro), alcuni piatti cosiddetti da pesce, altri piccoli piattelli e ciotole  e un thymiaterion intero rotto in due parti con la base modanata recante un’iscrizione in greco. Il resto dell’oggetto è costituito da una bassa colonna cilindrica liscia e da un bacino di grandi dimensioni.
La giacitura del carico porta ad ipotizzare una dinamica di affondamento che portò la nave a coricarsi sul suo lato sinistro. Ciò è desumibile dalla posizione delle anfore e dalla presenza degli oggetti di bordo (piatti, macinathymiaterion, etc.), che dovevano trovarsi in stiva e sulla prua, ribaltati e quasi scaraventati fuori dall’areale di dispersione del carico.
Su indicazione dei tecnici della Soprintendenza del Mare i subacquei altofondalisti della GUE hanno prelevato alcune anfore (un esemplare di ogni tipologia riscontrata nel carico), il thymiaterion, alcuni piatti e piattelli, una brocca, un’olla e due vasi del tipo sombrero de copa. Particolarmente interessante si è rivelato il thymiaterion recuperato poiché integro con decorazione in rilievo sul bordo del bacino costituita da onde marine stilizzate.
La missione è stata un successo aggiungendo una documentazione preziosa per lo studio e la tutela dei relitti summenzionati, recuperando oggetti di pregio che arricchiranno la collezione archeologica subacquea del museo archeologico eoliano L.Bernabò Brea di Lipari, sia per la dotazione di materiale documentario di grande efficacia visiva e didattica , utilissima per le attività strategiche della Soprintendenza del Mare: diffusione della cultura e del rispetto del patrimonio culturale marino e delle immense valenze storico-culturali del mare siciliano nel mondo.
Tale aspetto è stato sottolineato dall’assessore dei Beni culturali e l’Identità siciliana Furnari.
Dati i risultati estremamente soddisfacenti il soprintendente del Mare Sebastiano Tusa e il presidente della GUE Jarrod Jablonski hanno deciso di proseguire la fruttuosa collaborazione anche il prossimo anno nel quadro di una convenzione stipulata sotto l’egida dell’assessorato dei beni culturali e l’identità siciliana della Regione Siciliana.
Essere riuscito a raggiungere un relitto di una nave naufragata 2000 anni fa che si trova nel buio e nel silenzio di 130 metri di profondità -ha dichiarato Sebastiano Tusa, Soprintendente del Mare- mi dato un’emozione indescrivibile. Avere la possibilità, grazie al batiscafo messo a disposizione dalla GUE, di adagiarmi dolcemente sulla distesa di anfore ed osservarle una ad una per oltre tre ore, di “toccarle” con il braccio antropomorfo, è stata una delle esperienze più interessanti della mia vita che mi ha fatto capire quanto la tecnologia possa  aiutare la scienza. Il risultato più eclatante è stata la scoperta di un reperto eccezionale: un altare in terracotta su colonnina con decorazione in rilievo ad onde marine. Avevo letto che a bordo si sacrificava agli dei dopo aver superato un passaggio difficile, prima di salpare o prima di arrivare al fine di trovare genti non ostili. Mai avevo, però, scoperto un vero e proprio altare intuendone la diversità in mezzo a centinaia di anfore.”   




lunedì 27 ottobre 2014

Le ultime su Saturno e perchè si studia la luna di Saturno Titano

La pianura alluvionale
di Titano ripresa dalla
sonda Huygens


di Carolyn Porco
La crociera intorno a Saturno nell'ultimo decennio  ha dato la possibilità di rilevare, in grande dettaglio, i mondi che abitano questa parte del nostro sistema solare. E 'stato, dopo tutto, il motivo per averlo visionato: per impostare l’analisi mediante immagini su terreni inesplorati che formano le superfici delle molte lune di Saturno e di tutti quei documenti che propongono sempre attraverso le immagini, la morfologia e le loro storie geologiche. E quello che potrebbe inquadrare oggi giorno l'attività in tutto il sistema solare diverso da quello della Terra che è grande speranza di un esploratore planetario. Tuttavia,  la vista meravigliosa di impennate fontane di spruzzi di ghiaccio sulla punta meridionale della piccola luna, Encelado, diventava inebriante e profondamente toccante ... non solo per lo spettacolo puro di esso, ma per il peso del suo significato. Ecco un posto che non era antico e morto da tempo, ma vivo e pieno, avanti con l'attività. Quello che alcuni di noi avevano a lungo pensato: questa piccola luna sarebbe  solo la casa di un corpo sotterraneo di acqua liquida che potrebbe essere il miglior ritrovamento di tutta la missione? Data l'importanza scientifica della scoperta,  la traiettoria di Cassini è stata modificata per andare più volte, nel corso della missione, vicino al polo sud della luna, e le squadre sulla Terra  hanno assegnate a ciascuno dei strumenti a bordo di Cassini un compito. Sono venuti dei risultati interessanti: è stato trovato  un eccesso di calore che irradia dal bacino, e insieme con le particelle ghiacciate viste nelle nostre immagini si è riuscito a stabilire che trattasi di vapore acqueo con tracce di composti organici. E 'stato emozionante. “Ho preso -dice la Porco- la responsabilità delle osservazioni del team di imaging di geyser di Encelado pianificando, insieme con i membri del mio gruppo di ricerca, un'indagine completa della regione, che ha avuto luogo nel corso di quasi 7 anni. Oggi, dopo più di cinque anni di analisi e di riflessioni, i nostri risultati sono finalmente pubblici . Abbiamo trovato in totale 101 geyser distinti, un centinaio dei quali eruttano da quattro prominenze , insieme all’ormai famoso `Tiger Stripe ',che include una serie di fratture che attraversano la regione.” Confrontando questii nostri risultati con quelli di altri strumenti, e con calcoli delle grandezze e sull’orientamento delle forze di marea che flettono la superficie su base quotidiana, si è arrivati alla conclusione che rafforza ciò che è stato  elaborato nel corso del tempo. Gettando lo sguardo sulla gloria della cintura di geyser operativi su Encelado, si è cercato di capire di più su questa  nebbia congelata che ha origine in una delle zone profonde ma al contempo, più accessibile del sistema solare. Contemplando l'avvicinarsi della fine del viaggio di Cassini attorno a Saturno, si sogna il giorno, si spera in un non lontano futuro, quando si potrà tornare a Encelado per rispondere alla domanda ora più presente della mente: poteva essere questa la presenza di una seconda genesi della vita che abbia preso piede su questa piccola luna ghiacciata di cento e uno geyser? Per ora sappiamo questo: se la vita è davvero lì, è lì per essere presa.

Titano
Dettagli di Titano ripreso dalla sonda Cassini
Per molti aspetti, la più grande luna di Saturno, Titano, è uno dei mondi più simili alla Terra che è stato trovato finora. Con la sua atmosfera spessa e organica ricca di chimica, Titano assomiglia a una versione congelata della Terra, alcuni miliardi di anni fa, prima che la vita  cominciasse a pompare ossigeno nella nostra atmosfera. Titano è di grande interesse per gli scienziati perché ha una sostanziale atmosfera attiva e complessa, processi simili alla Terra che modellano la sua superficie. La luna è avvolto da una foschia arancione prodotta naturalmente dallo smog fotochimico che frustrante, per le osservazioni, oscurava la superficie prima dell'arrivo di Cassini. Dal 2004, le osservazioni della navicella hanno indirizzato lo studio di questo mondo unico in una dimensione completamente nuova. Cassini ha rivelato che la superficie di Titano
è modellata da fiumi e laghi di etano liquido e metano (il principale componente del gas naturale), che forma le nuvole e di tanto in tanto piove dal cielo, esattamente come fa l'acqua sulla Terra. Venti scolpiscono vaste regioni, dune ricche di idrocarburi scure che cingono l’equatore e le basse latitudini della luna. Può verificarsi pure il vulcanismo, ma con acqua liquida, come la lava. Sul suo viaggio verso Saturno, Cassini ha effettuata un lancio della sonda Huygens
La sonda Huygens propone questa immagine di Titano
, di costruzione europea. Il 14 gennaio 2005, Huygens ha raggiunto ( primo atterraggio attuato dal genere umano) su un corpo nel Sistema Solare esterno quando è stato paracadutato attraverso i cieli oscuri di Titano. Huygens ha preso misure sulla composizione e la velocità del vento in atmosfera durante il suo volo, insieme ad una serie incredibile di immagini che mostrano modelli di rivelatori di erosione da liquido corrente. La sonda si posò infine su quella che sembrava essere una pianura alluvionale, circondata da ciottoli arrotondati di ghiaccio d'acqua. Mentre procede la missione Cassini, la sonda adesso monitorerà l'atmosfera e la superficie di Titano per i segni del cambiamento delle stagioni. Il sistema di radar e di telecamere della sonda continuerà a scrutare attraverso la foschia, espandendo perciò le nostre mappe ad alta risoluzione della superficie. E gli scienziati si attendono con ansia i nuovi dati che potrebbero confermare la presenza di un oceano liquido sotto la superficie della luna gigante. L'esplorazione di questo posto incredibile è solo all'inizio. Glaciale e alieno, ma anche straordinariamente simile al nostro pianeta, Titano è un mondo nuovo -  come ha rivelato ai nostri occhi la sonda Cassini e la sonda Huygens.
SUPERFICIE DI TITANO rivelata: Questa ultima immagine della superficie di Titano rappresenta il posto più lontano dalla Terra in cui un veicolo spaziale è atterrato! 




Un "flare" recente del nostro Sole

Cliccare qui_ http://t.co/oKmzOu8rBY http://t.co/bd2hNPwD4V http://twitter.com/NASASunEarth/status/524215869912924160



Il sole emette una significativa eruzione solare, con un picco alle 01:01 del 19 ottobre 2014. Con quest' immagine catturata dalla NASA Solar Dynamics Observatory, struttura  sempre in attività per l' osservazione del sole, è stata rilevata l'immagine della manifestazione di questa particolare attività solare.Un brillamento solare è un'intensa ondata di radiazione proveniente dal rilascio di energia magnetica associata con le macchie solari. I " flares" sono i più grandi eventi esplosivi del nostro sistema solare. Sono visti come aree chiare sul sole e possono durare da minuti a ore. In genere vediamo una eruzione solare dai fotoni (o luce) che rilascia, al massimo e per ogni lunghezza d'onda dello spettro. I modi principali per monitorare queste grandi esplosioni  sono mediante la misura dei raggi X emessi e della luce ottica. I flares sono anche siti in cui le particelle (elettroni, protoni e particelle più pesanti) vengono accelerati. I brillamenti solari (flare) sono dunque potenti esplosioni di radiazioni. Radiazioni nocive da un flare non possono passare attraverso l'atmosfera terrestre e quindi influenzare fisicamente l'uomo a terra, ma - quando sono troppo intensi - possono arrivare a disturbare l'atmosfera nel livello in cui viaggiano i segnali GPS e le comunicazioni . 
Per vedere come ll'ultimobevento può influenzare la Terra, si può visitare il sito: Space Weather Prediction Center della NOAA a http://spaceweather.gov, fonte ufficiale del governo degli Stati Uniti per le previsioni meteo, avvisi dallo spazio, orologi e avvisi. 
Questo bagliore è stato classificato come un bagliore di classe X1.1. 
X-class indica i brillamenti più intensi, mentre il numero fornisce ulteriori informazioni sulla sua forza. Un X2 è due volte più intenso come X1, un X3 è tre volte più intenso, etc. 
Saranno tutti dati forniti in base alle esigenze degli aggiornamenti.Brillamenti solari sono esplosioni gigantesche sul sole che inviano energia, luce e particelle ad alta velocità nello spazio. Questi fenomeni sono spesso associati a tempeste magnetiche solari note come espulsioni di massa coronale (CME). Il numero di brillamenti solari aumenta approssimativamente ogni 11 anni, e il Sole si sta muovendo verso un altro "massimo solare", probabilmente dal 2013. Ciò significa che più fenomeni di questo tipo arriveranno, un po 'piccoli e un po' abbastanza grandi per inviare la loro radiazione fino a terra. 
I più grandi fenomeni sono conosciuti come "brillamenti di classe X" sulla base di un sistema di classificazione che divide i brillamenti solari in base alla loro forza. I più piccoli sono di classe A (vicino a livelli di fondo), seguito da B, C, M e X. Simile alla scala Richter per i terremoti, ogni lettera rappresenta un aumento di 10 volte della produzione di energia. Quindi una X è dieci volte una M e 100 volte al C. All'interno di ciascuna classe letterale c'è una scala più fine da 1 a 9. 
SOHO ha catturato  l'immagine di un brillamento solare di classe X28 nell' eruzione di martedì, 28 ottobre .
Lsonda  SOHO  (Solar and Heliospheric Observatory)  ha catturato questa immagine di un brillamento solare. Le Halloween,cioè  le tempeste solari avvenute nel 2003 hanno determinato un aurora rossa visibile sul Mt. Airy, Maryland. 


C-class e fenomeni di minore intensità sono troppo deboli per influenzare notevolmente la Terra. Brillamenti di classe M possono causare brevi blackout radiofonici ai poli e tempeste di radiazioni minori che potrebbero mettere in pericolo gli astronauti. 
E poi vengono i fenomeni di X-classe. Anche se X è l'ultima lettera, ci sono fenomeni di flares più di 10 volte la potenza di un X1, così i fenomeni inclusi nella X classe possono andare sopra il livello 9. Il brillamento più potente misurata con metodi moderni è stato nel 2003, durante l'ultimo massimo solare. E'stato così potente da sovraccaricare i sensori di misura di esso. I sensori tagliato a X28. 
I più grandi flares di X-classe sono di gran lunga le più grandi esplosioni del sistema solare e sono bellissime da guardare. Loops decine di volte le dimensioni della Terra balzano in questo caso, dalla superficie del sole quando i campi magnetici del sole si incrociano l'un l'altro e si ricollegano. Nei più grandi eventi, questo processo di riconnessione è in grado di produrre tanta energia quanto un miliardo di bombe all'idrogeno. 
Se sono dirette verso la Terra, tali  flares e CME associati possono creare tempeste di lunga durata di radiazioni che possono danneggiare i satelliti, sistemi di comunicazione e tecnologie anche le basi a terra e reti elettriche. Brillamenti X-classe il 5 dicembre ed il 6 dicembre 2006 ad esempio, hanno innescato una CME che interferiva con i segnali GPS inviati ai ricevitori a terra. 
NASA e NOAA - così come la US Air Force Meteo Agency (AFWA) e altri - mantengono una vigilanza costante sul sole per il monitoraggio di brillamenti X-classe e le tempeste magnetiche associate. Con l'avviso anticipato molti satelliti e veicoli spaziali possono essere protetti dagli effetti peggiori.


Nuova immagine della cometa P 67


Immagine ravvicinata della cometa P67 proposta dallo strumento Alice della sonda dell'ESA  Rosetta.

La sonda Rosetta ha inviato alla Terra i dati scientifici raccolti fino ad oggi, che sono i primi dati raccolti sulle immediate vicinanze della cometa 67P . Sono interessanti le novità dalla sonda Rosetta, al lavoro in questo momento , cioè si trova solo a 50 chilometri dalla cometa P67/Churyumov-Gerasimenko. Da alcune settimane la sonda è al lavoro per iniziare a raccogliere informazioni e dati utili in merito alla cometa sulla quale tra pochi mesi dovrà far atterrare il rover per mezzo del lander Philae. Dati che, nelle ultime ore, la sonda ha trasmesso alla Terra, che sono stati raccolti dagli esperti dellAgenzia Spaziale Europea (ESA) , i quali avranno il compito di analizzarli. Le informazioni scientifiche sono state raccolte da uno strumento di Rosetta, chiamato Alice, realizzato dalla Nasa, che ha il compito di analizzare la superficie della cometa 67P alla lunghezza d'onda ultravioletta.
 Quello che è stato scoperto finora è diverso dalle aspettative: la cometa infatti si sta mostrando più buia di quanto si prevedeva poichè la sua superficie non sembra riflettere la luce ultravioletta. Inoltre sulla cometa non sembra essere presente acqua o ghiaccio, come ci si asptterebbe da una cometa molto lontana dal Sole. Mentre si analizza la composizione dellatmosfera che circonda la cometa, si procederà a fare una serie di nuove analisi per cercare , anche con l'approdo del lander, tracce superficiali di ghiaccio.



giovedì 23 ottobre 2014

Due generazioni di comete attorno ad una stella

Lo strumento HARPS, installato all'Osservatorio dell'ESO a La Silla in Cile, è stato usato per ottenere il più completo censimento mai realizzato delle comete in orbita intorno a una stella diversa dal Sole. Un gruppo di astronomi francesi ha studiato quasi 500 comete in orbita intorno alla stella Beta Pictoris e ha scoperto che queste appartengono a due famiglie distinte di eso-comete: le esocomete più vecchie, che sono passate più di una volta vicino alla stella, e le eso-comete più giovani, che probabilmente derivano dalla rottura recente di uno o più oggetti più grandi. I nuovi risultati verranno pubblicati dalla rivista Nature il 23 ottobre 2014.
Beta Pictoris è una stella giovane a circa 63 anni luce dal Sole. Ha circa 20 milioni di anni ed è circondata da un enorme disco di materia - un sistema planetario giovane e molto attivo in cui gas e polvere sono prodotti dall'evaporazione delle comete e della collisione degli asteroidi.
Flavien Kiefer (IAP/CNRS/UPMC), autore principale di questo studio, descrive la situazione: "Beta Pictoris è un oggetto molto interessante! Le osservazioni dettagliate delle sue eso-comete ci hanno fornito molte informazioni che aiutano a comprendere quali processi si svolgono in questo tipo di sistemi planetari giovani".
Per quasi 30 anni gli astronomi hanno visto piccoli cambiamenti nella luce di Beta Pictoris che si pensava fossero causati dal passaggio delle comete di fronte alla stella. Le comete sono corpi piccoli, di pochi chilometri di dimensione, ma contengono molto ghiaccio, che evapora quando si avvicinano alla stella, producendo gigantesche code di gas e polvere che assorbono parte della luce che le attraversa. La fioca luce delle eso-comete viene sommersa dalla luce della stella brillante e perciò esse non sono visibili direttamente da Terra.
Per studiare le eso-comete di Beta Pictoris, l'equipe ha analizzato più di 1000 osservazioni ottenute tra il 2003 e il 2011 con lo strumento HARPS montato sul telescopio da 3,6 metri dell'ESO all'Osservatorio di La Silla in Cile.
I ricercatori hanno selezionato un campione di 493 diverse eso-comete. Alcune sono state osservate più volte e per qualche ora. Un'analisi attenta ha fornito le misure della velocità e della dimensione della nube di gas. Sono anche state dedotte alcune delle proprietè orbitali di queste esocomete, come la dimensione e l'orientamento dell'orbita, o la distanza della stella.
L'analisi di alcune centinaia di eso-comete in un solo sistema eso-planetario è unica: ha svelato la presenza di due distinte famiglie di eso-comete: una famiglia di eso-comete vecchie, le cui orbite sono controllate da un pianeta massiccio [1], e una seconda famiglia, probabilmente proveniente dalla rottura recente di un oggetto più grande. Diverse famiglie di comete sono presenti anche nel Sistema Solare.
Le esocomete della prima famiglia hanno orbite molto diverse e mostrano un'attivita debole con bassi tassi di produzione di gas e polvere. Ciò suggerisce che queste comete abbiano esaurito le loro riserve di ghiaccio durante i numerosi passaggi vicino a Beta Pictoris .
Le eso-comete della seconda famiglia sono molto più attive e percorrono orbite quasi identiche . Ciò suggerisce che i membri della seconda famiglia abbiano tutti la la stessa origine: probabilmente la rottura di un oggetto più grande i cui frammenti sono in un'orbita che lambisce la stella Beta Pictoris.

Flavien Kiefer conclude: "Per la prima volta uno studio statistico ha determinato la fisica e le orbite di un grande numero di eso-comete. Questo lavoro offre una nuova visuale dei meccanismi all'opera nel Sistema Solare appena dopo la sua formazione 4,5 miliardi di anni fa."

mercoledì 22 ottobre 2014

STRANA CITTA'_Il pasticcio grande del Talete

L'"ecomostro" com'è oggi



Come dovrebbe o sarebbe dovuto essere!








IL DEPUTATO NAZIONALE DEL PD PIPPO ZAPPULLA SULLA QUESTIONE LEGATA AL PARCHEGGIO TALETE                                                                                                                          

Pippo Zappulla: "sul Talete siamo alla farsa, mi rivolgo al Presidente del Consiglio comunale e al Sindaco; perché non si convoca seriamente il consiglio comunale aperto per approfondire la questione?".                                                                                                                                    "Prima dell’estate era stato convocato il consiglio comunale aperto alle associazioni e alla deputazione regionale per approfondire la questione, per confrontare ipotesi tecniche anche diverse, per scegliere la soluzione migliore e praticabile per una struttura che la città vorrebbe demolita. Argomento che non si riuscì a trattare e fu rinviato. Sono passati mesi di silenzio mentre leggo di interventi che nel frattempo si stanno realizzando sulla struttura impegnando risorse e finanziamenti. Perché non confrontarsi preventivamente con la città? Chi e che cosa impediscono di scegliere con equilibrio e senza scontri ideologici nel solo interesse della città e dei siracusani? A fare assumere alla vicenda i contorni della farsa è il leggere di inserimento del tema nell’ordine del giorno del consiglio comunale in modo tale da non essere trattato, fissandolo in orari e in giorni in cui peraltro è risaputo che i deputati nazionali e regionali non potranno essere presenti. Sorge il sospetto che qualcuno stia giocando, facendo finta di voler discutere della vicenda ma sostanzialmente impedendo alla città di confrontarsi seriamente sulla questione. Chiedo al Sindaco e al Presidente del Consiglio le ragioni di un simile sconcertante comportamento. La sensazione, per usare un eufemismo, è che l’amministrazione si vuole sottrarre al confronto, a soluzioni tecniche diverse. Ancora piu’ imbarazzante è il ruolo del Presidente del Consiglio che il ruolo impone equilibrato, in applicazione rigorosa delle procedure e che invece sembra essere a sovranità molto limitata. Rammento ad entrambi che al convegno specificatamente organizzato da una associazione culturale ben due assessori comunali sono intervenuti assumendosi, anche a nome del Sindaco che è sempre lo stesso, l’impegno a convocare un tavolo tecnico sulla vicenda. Che fine ha fatto questo tavolo tecnico? E, se non è stato convocato, non sarebbe meglio capirne le ragioni? Se ,come sono certo, non ci sono ragioni misteriose o inconfessabili, si convochi presto e seriamente il consiglio comunale in seduta aperta dando seguito, peraltro, ad una precisa richiesta avanzata e accolta da diversi consiglieri comunali. Sono passati diversi mesi ma non ho certo cambiato idea: non credo di esagerare quando affermo che la maggioranza dei siracusani vive quella struttura come una delle più gravi ferite inferte ad Ortigia e alla città intera e punterebbe decisamente ad abbatterla. Perché è brutta, deturpa il paesaggio, è invasiva e rappresenta una quantità imbarazzante di cemento senza un’idea compiuta, in palese contrasto con il luogo e la bellezza del paesaggio, non garantisce le condizioni minime di sicurezza, la sola vista è un incentivo portentoso a cercare altrove il posteggio e si potrebbe aggiungere ancora altro. La domanda seria che è cresciuta in questi mesi, tutt’ora senza risposta adeguata, da diverse associazioni e da tanti cittadini è perché non cogliere l’occasione della disponibilità di importanti risorse private per demolire la struttura puntando ad un grande parcheggio senza copertura mantenendo sgombra da ostacoli la visione del mare e dello splendido paesaggio?Considero molto grave che la città di fatto sia stata finora privata della possibilità di discutere della vicenda e di conoscere le eventuali ragioni tecniche, finanziarie e giuridiche che ne impediscono la demolizione e comunque una profonda e diversa rivisitazione".

lunedì 20 ottobre 2014

Vita sulla stazione spaziale internazionale

La stazione spaziale internazionale


Esperimenti scientifici sulla ISS













CLICCA QUI:

http://youtu.be/isEGcax2YSQ

Ci si avvia a risolvere il mistero del litio

Telescopio del Paranal
L' ammasso stellare denominato Messier 54 non è ciò che sembra.
Le osservazioni di Messier 54 con il VLT mostrano che il problema del litio è presente anche fuori dalla nostra Galassia.
La nuova immagine ottenuta con il VST (VLT Survey Telescope) all'Osservatorio dell'ESO al Paranal, nel Cile settentrionale, mostra una grande raccolta di stelle, l'ammasso globulare Messier 54. Questo ammasso sembra molto simile a tanti altri, ma nasconde un segreto. Messier 54 non appartiene alla Via Lattea, ma fa parte di una piccola galassia satellite, la Galassia Nana del Sagittario
La galassia nana del Sagittario
. Questa insolita parentela ha permesso agli astronomi di usare il VLT (Very Large Telescope) per verificare se ci siano anche nelle stelle al di fuori della Via Lattea livelli inaspettatamente bassi di litio.
Intorno alla Via Lattea orbitano più di 150 ammassi globulari, sfere di centinaia di migliaia di stelle vecchie, che risalgono al periodo di formazione della galassia. Uno di questi, insieme a molti altri nella costellazione del Sagittario, è stato scoperto alla fine del diciottesimo secolo dal cacciatore di comete francese Charles Messier e ha ricevuto la designazione Messier 54.
,Per più di duecento anni dopo la scoperta si è pensato che Messier 54 fosse simile a tutti gli altri ammassi globulari della Via Lattea. Ma nel 1994 si è scoperto che in realtà era associato a un'altra galassia - la Galassia Nana del Sagittario. Si trova a 90 000 anni luce, lontano più di tre volte la distanza del centro galattico dalla Terra.
Gli astronomi hanno osservato ora con il VLT, Messier 54 come banco di prova per cercare di risolvere uno dei misteri dell'astronomia moderna - il problema del litio.
La maggior parte del litio, elemento chimico tra i più leggeri, presente ora nell'Universo è stata prodotta durante il Big Bang, insieme con l'idrogeno e l'elio ma in quantità molto più piccole. Gli astronomi possono calcolare molto accuratamente quanto litio si aspettano di trovare nell'Universo primordiale, e da qui valutare quanto si dovrebbe trovare ora nelle stelle più vecchie. Ma i conti non tornano - il litio nelle stelle è tre volte meno di quanto ci si aspetta. Il mistero rimane insoluto, nonostante decenni di lavoro .
Finora è stato possibile misurare il litio solo nelle stelle della Via Lattea. Ma ora un'equipe di astronomi, guidati da Alessio Mucciarelli (Università di Bologna) ha usato il VLT per misurare quanto litio si trova in alcune stelle selezionate di Messier 54 e trova che i livelli sono vicini a quelli della Via Lattea. Perciò, qualsiasi sia il motivo per cui c'è poco litio, sembra che questo non sia specifico solo per la Via Lattea.
Una nuova immagine dell'ammasso è stata prodotta da dati ottenuti con il VST (VLT Survey Telescope) all'Osservatorio del Paranal. Oltre a mostrare l'ammasso stesso, rivela anche la densa foresta di stelle ben più vicine, che si trovano in primo piano e appartengono alla Via Lattea.
Diverse soluzioni sono state proposte per questo enigma. La prima è che il calcolo della quantità di litio prodotto nel Big Bang è sbagliato - ma verifiche recenti suggeriscono che non sia così. La seconda è che il litio è stato distrutto in qualche modo dalle prime stelle, prima della formazione della Via Lattea. La terza è che qualche processo interno abbia gradatamente distrutto il litio durante la vita della stella.
Queste informazioni sono contenute in “The cosmological Lithium problem outside the Galaxy: the Sagittarius globular cluster M54”, che verrà pubblicato dalla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.

L'equipe che ha indagato è composta da A. Mucciarelli (Università di Bologna, Italia), M. Salaris (Liverpool John Moores University, Liverpool, Regno Unito), P. Bonifacio (Observatoire de Paris, Francia), L. Monaco (ESO, Santiago, Cile) e S. Villanova (Universidad de Concepcion, Concepcion, Cile).
L'ESO (European Southern Observatory, o Osservatorio Australe Europeo) è la principale organizzazione intergovernativa di Astronomia in Europa e l'osservatorio astronomico più produttivo al mondo. È sostenuto da 15 paesi: Austria, Belgio, Brasile, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Olanda, Portogallo, Repubblica Ceca, Spagna, Svezia, e Svizzera. L'ESO svolge un ambizioso programma che si concentra sulla progettazione, costruzione e gestione di potenti strumenti astronomici da terra che consentano agli astronomi di realizzare importanti scoperte scientifiche. L'ESO ha anche un ruolo di punta nel promuovere e organizzare la cooperazione nella ricerca astronomica. L'ESO gestisce tre siti osservativi unici al mondo in Cile:
Il telescopio a La Silla
La Silla, Paranal e Chajnantor. Sul Paranal, l'ESO gestisce il Very Large Telescope, osservatorio astronomico d'avanguardia nella banda visibile e due telescopi per survey. VISTA, il più grande telescopio per survey al mondo, lavora nella banda infrarossa mentre il VST (VLT Survey Telescope) è il più grande telescopio progettato appositamente per produrre survey del cielo in luce visibile. L'ESO è il partner europeo di un telescopio astronomico di concetto rivoluzionario, ALMA, il più grande progetto astronomico esistente. L'ESO al momento sta progettando l'European Extremely Large Telescope o E-ELT (significa Telescopio Europeo Estremamente Grande), un telescopio da 39 metri che opera nell'ottico e infrarosso vicino e che diventerà "il più grande occhio del mondo rivolto al cielo".

sabato 18 ottobre 2014

Il nuovo vettore spaziale ORION della NASA



La NASA ha deciso di mandare in pensione la sua flotta di navette spaziali dal 2010, dopo il completamento della Stazione Spaziale Internazionale. Il suo posto sarebbe stato preso dal nuovo veicolo per l'esplorazione umana dello spazio: il CEV/Orion, per Crew Exploration Vehicle (Veicolo di esplorazione con equipaggio). La prima volta si e' parlato del CEV fù durante un discorso del Presidente USA George Bush Jr. nel gennaio 2004, nel quale veniva affermato che la NASA sarebbe tornata sulla Luna ed avrebbe proseguito l'esplorazione umana dei pianeti. Da allora la NASA ha proposto una propria visione del futuro esplorativo umano basato principalmente su un nuovo veicolo Primo concept Vehicle spaziale NASA del Crew Exploration che ricordava molto le vecchie capsule Apollo degli anni '60. L'Orion sarebbe stato composto da due parti principali, la capsula conica che ospita l'equipaggio ed un modulo di servizio contenente tutte le attrezzature per la propulsione, i sistemi vitali e l'energia.
I vari componenti di Orion
Al lancio questo Orion si sarebbe trovato sulla sommità di un nuovo veicolo di lancio chiamato CLV (Crew Launch Vehicle) composto da un primo stadio derivato da un booster utilizzato oggi per lo shuttle ed un secondo stadio propulso da un motore discendente, come quelli utilizzati dal glorioso Saturno 5 che portò le missioni Apollo sulla Luna. Orion avrebbe avuto, al momento del lancio, sulla parte superiore una torre di fuga che sarebbe stata utilizzata in caso d'emergenza.Ecco l'ultima versione di Orion, contiene per l'appunto la 606D , che in caso di emergenza serve per allontanare la capsula dal razzo (come avviene sulle Soyuz russe). Una volta in orbita Orion avrebbe dispiegato i pannelli solari (a differenza delle capsule Apollo che non li avevano) ed avrebbe potuto manovrare grazie al suo motore orbitale ed a una serie di piccoli motori di manovra posti sullo scafo del modulo di servizio. Al suo interno Orion avrebbe ospitato da 4 a 6 astronauti a seconda del tipo di missione grazie ad un diametro più grande (5 metri contro i 3.60 delle capsule Apollo) ed a una miniaturizzazione avanzata dei componenti elettronici. Passata la fase più pericolosa del lancio la torre di fuga sarebbe stata sganciata e la sommità di Orion sarebbe rimasta scoperta mostrando il portello di attracco. Orion avrebbe potuto, in una prima fase, attraccare alla Stazione Spaziale Internazionale e portare quindi equipaggi e merci. Al momento di rientrare sulla Terra l'Orion avrebbe sganciato il Modulo di Servizio ed affrontato l'attrito dell'atmosfera con la parte inferiore della capsula conica come accadeva per le Apollo. Una volta rallentata la sua discesa si sarebbero aperti i paracadute ed a pochi metri dal suolo degli airbag avrebbero attutito l'atterraggio. Infatti, a differenza delle capsule Apollo che ammaravano nell'oceano, per Orion la NASA aveva deciso inizialmente un rientro sul suolo, proprio come fanno i russi. A luglio 2006 la NASA scelse il nome dei nuovi vettori di lancio: Ares I per il CLV e Ares V per il CaLV (Cargo Launch Vehicle). Questi nomi ricordavano molto i vettori Saturno I e Saturno V che hanno portato l'uomo sulla Luna e la scelta del nome ARES era, senza dubbio, un omaggio al pianeta Marte. E' interessante operare il confronto tram i due nuovi vettori che sarebbero stati costruiti per trasportare Orion ed il veicolo lunare a confronto con un Saturno 5 ed uno Space Shuttle. Questa è l'ultima versione di Orion, la 606-D, prima della chiusura del Programma Constellation nel febbraio 2010.
Orion e il suo vettore

venerdì 17 ottobre 2014

STRANA CITTÀ_siti archeologici minori_museo Paolo Orsi_pulizia urbana_illuminazione pubblica_

Strana città che si professa turistica solo a parole e che propone come massimo dell'intrattenimento in questo periodo,dove la presenza di visitatori e' ancora sostenuta, il trenino gommato ! Nessuno che elabori, per esempio, la strategia di proporre in aggiunta alla visita al parco della Neapolis,l 'itinerario della visita ai siti archeologici minori.Il riferimento e' facile: il ginnasio romano
Ginnasio romano
di via Elorina,i resti di un antica porta in via Savoia ad Ortigia, il tempio di Giove sempre in via Elorina, l'Arsenale romano nella via omonima, tutte le necropoli disseminate nel perimetro urbano,il castello Eurialo
Visione aerea del castello Eurialo
.Tutti naturalmente proposti con il supporto o di guide turistiche o di apposite audioguide.Strana città perché la valorizzazione efficace del museo Paolo Orsi non viene individuata come priorità, dato che il manufatto non viene adeguatamente valorizzato,proponendo una volta per tutte, l'esposizione ragionata e commentata di tanti reperti ingiustamente trascurati, parecchi dei quali hanno soggiornato a lungo nella vecchia sede del Paolo Orsi, in piazza Duomo
Piazza Duomo
.Strana città che non riesce a risolvere il problema annoso della pulizia urbana, ( accumuli di immondizia datata soprattutto nella periferia urbana precisa e puntuale malgrado un appalto davvero oneroso per le tasche dei cittadini.Strana città , dove si mena vanto dell'installazione di luci a led in Ortigia mentre l'ultima tromba d'aria che si è abbattuta in città ha lasciato al buio diverse zone, specialmente quelle derelitte della periferia cittadina.Strana città perché malgrado polemiche,solo stucchevoli, sulla gestione dell'acqua pubblica, deve continuare a confrontarsi con problemi concreti come la rottura di una tubazione appena sistemata nel nuovo crocevia della statale 124.Strana città dove malgrado l'Arpa si affanni a sostenere una situazione di pieno controllo dei parametri dell'inquinamento cittadino,soprattutto di origine industriale, le analisi continuano ad arrivare con immancabile ritardo, dato che parecchie apparecchiature,specifiche, sono presenti solo nel capoluogo etneo.Strana città perché si pensa dopo decine di anni di ingaggiare un consulente per completare il famigerato parcheggio di via Ludovico Mazzanti.Strana città nella quale l'interesse dei privati rimane la nota prevalente: ricorso presentato al TAR da imprenditori aretusei, avverso la perimetrazione del parco della Neapolis .

mercoledì 15 ottobre 2014

Le potenzialità dell'enzima Cas9

Antibiotici convenzionali sono indiscriminati su ciò che uccidono, caratteristica che può portare a complicazioni per i pazienti e può contribuire ai crescenti problemi di resistenza agli antibiotici. L'antibiotico 'programmabile' sarebbe selettivamente capace di colpire solo i cattivi soggetti microbici, in particolare quelli che ospitano geni resistenti agli antibiotici, e lasciare solo microbi benefici.
Coltura di batteri

La  moltitudine di microbi che gli scienziati hanno trovato nel corpo umano sono buoni, cattivi e per lo più hanno misteriose implicazioni per la nostra salute. Ma quando qualcosa va storto, ci difendiamo con la forza bruta indiscriminata degli antibiotici tradizionali, che spazzano via tutto in una volta, senza badare alle conseguenze.
I ricercatori della Rockefeller University  stanno lavorando su un antibiotico più intelligente descrivendo una tecnica per l’ antibiotico 'programmabile' che colpisce selettivamente i cattivi soggetti, in particolare quelli che ospitano geni resistenti agli antibiotici, lasciando gli altri, solamente cioè, i microbi più innocenti .
"In esperimenti, siamo riusciti a istruire, -dice  Luciano Marraffini, responsabile del Laboratorio di Batteriologia- un enzima batterico, noto come Cas9, di indirizzarsi verso una particolare sequenza di DNA che poi viene tagliata. Questo approccio selettivo lascia la comunità microbica sana intatta, e  questi esperimenti suggeriscono che in tal modo si può tenere sotto controllo la resistenza e quindi prevenire alcuni tipi di infezioni secondarie, eliminando due gravi pericoli associati al trattamento con gli antibiotici classici."
Il nuovo approccio potrebbe, per esempio, ridurre il rischio di C. diff , una grave infezione del colon, causata dal Clostridium difficile batterio, che è associato a ricorsi prolungati di cure con duri antibiotici ed è una crescente preoccupazione per la salute pubblica.
L'enzima Cas9 è parte di un sistema di difesa che i batteri usano per proteggersi dai virus. Il team ha cooptato una versione batterica di un sistema immunitario, noto come CRISPR (cluster brevi ripetizioni palindromi regolarmente intervallati) sistema e lo ha trasformato per essere efficace contro alcuni dei microbi. Sistemi CRISPR contengono sequenze genetiche uniche, chiamati distanziatori, che corrispondono a sequenze di virus. Enzimi CRISPR-associati, tra cui Cas9, usano queste sequenze distanziatori come guida per identificare e distruggere gli invasori virali.
I ricercatori hanno diretto Cas9 a bersagli di loro scelta da sequenze di ingegneria distanziatori per abbinare geni batterici ,per poi inserire queste sequenze in una cellula insieme con il gene Cas9. Un proprio meccanismo della cellula si trasforma poi nel sistema. A seconda della posizione del bersaglio in una cellula batterica, Cas9 può uccidere la cellula o può sradicare il gene bersaglio. In alcuni casi, hanno trovato che un trattamento può impedire ad una cellula di acquisire resistenza.
"E’ stato dimostrato che se Cas9 è programmato con un obiettivo da un genoma batterico, ucciderà i batteri. Basandosi su questo lavoro, -dice David Bikard, ex postdoc Rockefeller, ora all'Istituto Pasteur di Parigi- abbiamo selezionato le sequenze di guida che hanno permesso di uccidere selettivamente un particolare ceppo di microbi all'interno di una popolazione mista.
Negli esperimenti iniziali, è stato preso di mira un ceppo della pelle comune e batteri respiratori Staphylococcus aureus resistente all’antibiotico kanamicina. Trattamento da Cas9 programmato indirizzato su una parte del gene di resistenza ha ucciso la maggior parte di stafilococchi resistenti, ma lasciò gli stafilococchi sensibili alla kanamicina .
Il genocidio batterico mirato è una sola opzione. I batteri condividono geni, compresi quelli che conferiscono resistenza ai farmaci, in forma di anelli di DNA conosciuti come plasmidi. In una seconda serie di esperimenti, i ricercatori attivarono Cas9 su plasmidi che ospitavano la resistenza alla tetraciclina in un ceppo di batteri resistenti, multidrug potenzialmente mortali di Staphylococcus aureus (MRSA). Non solo le cellule resistenti diventano sensibili alla tetraciclina dopo che Cas9 distrugge i plasmidi, ma l'arrivo di Cas9 in altre cellule di stafilococchi  ha agito come un immunizzazione, impedendo loro di assumere plasmidi portatori di resistenza.
Nella serie finale di esperimenti, in collaborazione con il Laboratorio di Vincent Fischetti di Patogenesi e Immunologia batterica, Ciad Euler ha confermato questi risultati in provetta sulla pelle viva, utilizzando Cas9 per uccidere selettivamente Staphylococcus resistenti alla kanamicina che  infettavano le spalle rasate di topi.
Nonostante i promettenti risultati, il sistema di erogazione deve essere migliorato. I ricercatori hanno utilizzato i batteri-virus infettanti per iniettare gli enzimi programmati Cas9 nelle cellule batteriche, ma questi virus attaccano solo specifici tipi di cellule. “Gli scienziati hanno bisogno -dice Marraffini - di escogitare un metodo meno discriminante di consegna, prima che la tecnologia possa essere utilizzata per sviluppare una nuova classe di antibiotici”.
Oltre al suo potenziale come nuova arma tanto necessaria contro i microbi resistenti ai farmaci, il nuovo sistema potrebbe essere utilizzato anche per avanzare la ricerca sulle complesse popolazioni di microbi nel corpo, di cui si sa molto poco. "Ci sono enormi comunità microbiche del corpo umano", dice Marraffini. Con gli enzimi Cas9 programmabili diventa possibile analizzare queste popolazioni, eliminando i loro membri, uno per uno, e studiandone gli effetti."


domenica 12 ottobre 2014

Le possibilità di nuovi computer quantici col fermione di Maiorana

Il fermione di Maiorana


La particella sfuggente è proprio l'antiparticella osservata



Utilizzando un microscopio a due piani  in un laboratorio ultralento di vibrazioni al Princeton Jadwin Hall, gli scienziati hanno catturato una immagine luminosa di una particella conosciuta come "fermione di Majorana", arroccato alla fine di un filo sottile atomicamente - proprio dove  era previsto fosse dopo decenni di studio e di calcolo che risalgono al 1930."Questo è il modo più diretto di cercare il fermione di Majorana, come ci si aspetta di emergere ai margini di alcuni materiali, -ha detto Ali Yazdani, professore di fisica che ha guidato la ricerca- se si vuole trovare questa particella all'interno di un materiale è necessario utilizzare un simile microscopio."La caccia per il fermione di Majorana all'inizio della teoria quantistica, quando ci si rese conto che le equazioni implicavano l'esistenza di controparti "antimateria" per particelle comunemente note, come gli elettroni. Nel 1937, il fisico italiano Ettore Majorana ha previsto che un singola particella stabile potrebbe essere sia materia e antimateria. Da allora sono state osservate molte forme di antimateria, ma la combinazione di Majorana è rimasta elusiva.   Oltre alle implicazioni per la fisica fondamentale, la scoperta offre agli scienziati un importante progresso nella ricerca della computazione quantistica.In informatica quantistica, gli elettroni rappresentano non solo gli zeri e gli uno dei computer tradizionali, ma anche uno strano stato quantico che è sia un uno e uno zero. Questa struttura anomala, denominata sovrapposizione quantistica, offre grandi opportunità per la risoluzione di sistemi già incalcolabili, ma è incline a crollare in comportamenti convenzionali a causa di interazioni con il materiale nelle vicinanze. Nonostante unisca le qualità di solito pensate per annientare l'altro - la materia eantimateria - il fermione di Majorana è sorprendentemente stabile; piuttosto che essere distruttivo, le proprietà in conflitto rendono la particella neutra in modo che interagisce molto debolmente con l'ambiente. Questo distacco ha spinto gli scienziati a cercare modi per progettare il Majorana di materiali, che potrebbero fornire un modo molto più stabile di codifica dell'informazione quantistica, e quindi una nuova base per la computazione quantistica. Yazdani ha osservato che il fermione di Majorana e' vincolato all'interno di un materiale diverso per i fisici quindi la sua scoperta e' più iimportante della scoperta tanto pubblicizzata di particelle, come il bosone di Higgs, nel vuoto di acceleratori giganti. In tali esperimenti, si scontrano particelle ad alta velocità, producendo una pioggia di componenti libere ed effimere. Nei materiali, al contrario, l'esistenza di una particella dipende - o emerge dalle proprietà collettive degli atomi e delle forze che lo circondano.   Controllando queste interazioni, hanno detto i ricercatori, il loro fermione di Majorana sembrava "pulito e rimosso da eventuali particelle spurie", che sarebbe inevitabile in esperimenti con gli acceleratori ad alta energia. Questo è più eccitante e può effettivamente essere praticamente utile,-ha detto Yazdani-, perché permette agli scienziati di manipolare particelle esotiche per le potenziali applicazioni, come quantum computing."   Oltre ai loro potenziali usi pratici, il perseguimento delle Majoranas ha vaste implicazioni per altri settori della fisica. Gli scienziati ritengono , per esempio, che altre particelle sub-atomiche chiamate neutrini, capaci d'interagire molto debolmente e molto difficili da individuare, potrebbe essere un tipo di Majorana - un neutrino e un  antineutrino potrebbero essere la stessa particella. Inoltre, gli scienziati considerano le Majoranas come possibili candidati per la materia oscura, la sostanza misteriosa che si pensato essere la  maggior parte della materia nell'universo:  non è stata direttamente osservata, perché non interagisce direttamente con altre particelle.  Nonostante l'interesse scientifico, c'era poco progresso nella ricerca della particella fino al 2001, quando il fisico Alexei Kitaev ha previsto che, nelle giuste condizioni, un fermione di Majorana sembrerebbe posto a ciascuna estremità di un filo superconduttore. La superconduttività è il fenomeno in cui un materiale può trasportare elettricità senza alcuna resistenza.La previsione di Kitaev, inducendo alcuni tipi di superconduttività potrebbe causare la formazione di Majoranas. Queste particelle emergenti sono stabili e non si annichilano a vicenda (a meno che il filo  sia troppo corto) perché sono spazialmente separati.  Kitaev ha anche sottolineato come una tale particella possa essere sfruttato come un qubit, la base di un computer quantistico, particolare che ha aggiunto un impulso significativo alla ricerca.                                                                                                         Nel 2012, un team di ricercatori della Delft University of Technology nei Paesi Bassi avrebbe intravisto  fermioni di Majorana in un esperimento che ha indotto la superconduttività in un semiconduttore noto come indio antemonide. Hanno riferito molto forte evidenza per il caratteristico segnale elettrico di un Majorana neutro, fili nanometrici in queste materie.  Gli scienziati, tuttavia, hanno sostenuto che altri fenomeni potrebbero produrre lo stesso segnale, e Yazdani e il suo team hanno cercato di trovare un'osservazione più definitiva di fermioni di Majorana catturando una loro immagine. Nel 2013, Yazdani e Andrei Bernevig, professore associato di fisica, si sono uniti per proporre un nuovo approccio per come la particella di Majorana potrebbe verificarsi in materiali che combinano magnetismo e superconduttività. Hanno inoltre proposto che tale particella possa essere osservata utilizzando un dispositivo chiamato microscopio a scansione tunnel.
   Yazdani e Bernevig hanno svolto i loro esperimenti proposti attraverso la Princeton Centro per materiali complessi, un centro interdisciplinare nel campus finanziato dalla National Science Foundation. Risultati promettenti di quel lavoro hanno permesso di collaborare con il team Texas e  di vincere una borsa di 3000 mila dollari all'Office of Naval Research  per un programma chiamato Majorana base Research Challenge.      La configurazione creata inizia con un cristallo ultrapuro di piombo, i cui atomi naturalmente in  fila alternano righe che lasciano creste atomicamente sottili sulla superficie del cristallo. I ricercatori hanno poi depositati ferro puro in una di queste creste al fine  di creare un filo, solo un atomo di larghezza e spesso circa tre atomi.Considerando la sua larghezza ridotta, questo filo è molto lungo - se fosse una matita sarebbe un metro e mezzo dalla punta alla gomma.I ricercatori hanno poi messo il piombo e il filo di ferro incorporato sotto il microscopio a scansione tunnel e raffreddato il sistema di -272 gradi Celsius, appena un grado sopra lo zero assoluto. Dopo circa due anni di lavoro scrupoloso, hanno confermato che la superconduttività in filo di ferro abbina le condizioni richieste per fermione di Majorana da creare nei loro materiali.In definitiva, il microscopio è anche in grado di rilevare un segnale elettricamente neutro alle estremità dei fili, simili a quelli osservati nell'esperimento Delft. Tuttavia, l'impostazione ha anche permesso ai ricercatori di visualizzare direttamente come cambia il segnale lungo il filo, la mappatura in sostanza la probabilità quantistica di trovare il fermione di Majorana lungo il filo e individuare che appare alle estremità del filo."Ciò dimostra che questo segnale vive solo a bordo, -ha detto Yazdani- questa è l'indicazione della chiave. Se non si dispone,  allora questo segnale può esistere per molte altre ragioni."   Yazdani rileva che sebbene il setup sperimentale utilizzato per misurare e dimostrare l'esistenza di particelle di Majorana è molto complesso, il nuovo approccio è semplice per gli altri scienziati di riprodurre e utilizzare, ed è molto eccitante perché è molto semplice: si tratta di piombo e di ferro".                                                                       Nel corso dei loro esperimenti i ricercatori hanno scoperto che il loro approccio è ancora più facile da usare di quanto si pensi.Il loro sistema è quasi garantito per avere fermioni di Majorana, a patto che alcune caratteristiche generali del magnetismo e la superconduttività siano a posto. I calcoli eseguiti dal team di Austin guidato dal professor Allan MacDonald l'hanno confermato.  Bernevig ha aggiunto, "Finché si dispone di un forte materiale magnetico - come il ferro ma potrebbero essere altri magneti - in cui gli elettroni vengono magneticamente polarizzati (o elettroni sentono un campo magnetico molto forte), la possibile gamma di parametri in cui le Majoranas apparsi aumentano drammaticamente. " In precedenti proposte, la comparsa di Majoranas accadrebbe solo in una ristretta gamma di condizioni. In genere, è difficile avere la superconduttività e il magnetismo nello stesso materiale - campi magnetici normalmente uccidono la superconduttività.Ma nel metodo del team di Princeton, il campo magnetico è presente solo dove serve, sul filo, così la superconduttività si insinua dal piombo sottostante senza impedimenti.                                        "Una volta che hai, tutto ciò che serve sono alcuni effetti relativistici facili da indurre alla superficie di un elemento pesante come il piombo, e appariranno le Majoranas", ha detto Bernevig. "Ci aspettiamo che molti altri materiali producono queste particelle sfuggenti."

Lo scioglimento dei ghiacci marini nell' Artico

Grafico temperatura acqua e oceani



La regione artica è indimenticabilmente bella. Si tratta in pratica di una vasta distesa di ghiaccio marino galleggiante sull'acqua. Il ghiaccio marino in realtà congela l'acqua dell'oceano. Si forma, cresce, e si scioglie nel mare.
Il ghiaccio artico del mare. quindi svolge un ruolo importante nei sistemi di regolamentazione globale del clima della Terra. Mantiene le regioni polari raffreddate, influenza il clima, e fornisce un habitat assolutamente unico  per molti animali.
Ma la quantità di ghiaccio marino nell'Artico è stata in costante diminuzione negli ultimi due decenni. Infatti, la superficie minima annuale del ghiaccio marino è quasi il 50% più piccola di quanto lo fosse nel 1979.
Allora, perché il ghiaccio marino si sta restringendo? Il ghiaccio marino artico si sta sciogliendo a un ritmo allarmante, perché le temperature dell'oceano e dell'aria sono sempre più calde. Ecco quali sono alcune delle possibili motivazioni:
La combustione di combustibili fossili emette anidride carbonica e altri gas che intrappolano il calore nell'atmosfera. Il calore assorbito da questi gas viene irradiato indietro verso la superficie della Terra. Poi, l'oceano assorbe questo calore dall'aria. Come l'oceano si riscalda, il ghiaccio marino per forza di cose si scioglie.
Quanto più il ghiaccio si scioglie, più superficie dell'oceano è esposta ai raggi del sole. Infatti diversamente da quanto avviene col ghiaccio marino che riflette la luce indietro nell'
atmosfera, la superficie scura la assorbe, riscaldando ulteriormente la regione di competenza. Il ciclo di temperature più calde innesta la fusione del ghiaccio  che e' continua.
In realtà, la temperatura dell'aria e degli oceani stanno crescendo più velocemente che in qualsiasi altro momento della storia dell'uomo sulla Terra
Se vogliamo capire quanto aumenta la temperatura dell'aria e degli oceani e quanto velocemente il ghiaccio si sta sciogliendo, dobbiamo essere in grado di misurarle entrambe con precisione .