domenica 31 marzo 2013

Inquinamento a Pasqua nella zona industriale aretusea

Come segnala con immancabile puntualita' il sito Priolo Notizie:questa e' la realta' nella zona industriale altro che i dati del Cipa, la rete degli industriali che controlla le industrie

sabato 30 marzo 2013

Una bomba ad orologeria nel Baltico

Dopo la Seconda guerra mondiale e la caduta dell’Unione sovietica migliaia di tonnellate di armi chimiche sono state smaltite in mare. I pericoli sono enormi, ma bonificare i fondali è un’impresa difficilissima.

Nel 2009 l’opinione pubblica svedese rimase sconvolta da un documentario che rivelava che i sovietici avevano affondato armi chimiche nel Mar Baltico fino al 1992. Alcune riprese effettuate con telecamere nascoste mostravano un’operazione di questo tipo: si vedeva chiaramente l’esercito sovietico gettare direttamente in mare bidoni pieni di gas tossici e materiali radioattivi.

A indignare gli svedesi non fu tanto l’atto in sé, quanto il fatto, rivelato in un primo tempo da inchieste giornalistiche e poi confermato da intelligence dell’esercito, che alcuni membri del governo svedese già da dieci anni sapevano dello scarico di sostanze nei pressi dell’isola di Gotland e non avevano fatto niente per impedirlo.

Agli inizi degli anni novanta i russi dovettero decidere che fare degli enormi arsenali di armi chimiche accumulati nelle ex basi militari sovietiche di Lettonia ed Estonia. La più grande scorta di agenti chimici letali era nascosta nel porto lettone di Liepāja. I russi non avevano soldi sufficienti per trasferirli o smaltirli in altro modo, e le preoccupazioni ambientalistiche e legate alla sicurezza di polacchi o svedesi a quel tempo erano sicuramente tra gli ultimi pensieri dei generali dell’esercito sovietico. Per questo motivo decisero di inabissare l’intero arsenale nel Mar Baltico.

I risultati non si sono fatti attendere a lungo. A partire dalla metà degli anni novanta, tra i pescatori svedesi che lavoravano tra le isole di Bornholm e Gotland aumentò in maniera considerevole l’incidenza dei tumori ai polmoni e alla pelle. Alcune forme sono tipiche dell’esposizione all’iprite, un liquido incolore che ha un leggero odore, simile a quello dell’aglio o del rafano. Può restare chiuso nei bidoni per decenni, fuoriuscendo in piccole quantità nell’ambiente e provocando conseguenze terribili. Alla fine i contenitori dell’esercito si romperanno del tutto, rilasciando nel Mar Baltico una quantità enorme di agenti letali.

Alla conferenza di pace di Potsdam del 1945 si decise di smaltire qualcosa come 267mila tonnellate di armi chimiche. Il modo più economico per farlo era gettare l’intero arsenale nel Mar Baltico, per lo più nel bacino di Bornholm, che scende fino a cento metri sotto il livello del mare, e nella Depressione di Gotland, che raggiunge una profondità di 459 metri.

Complessivamente, in un’area di circa 2,800 chilometri quadrati intorno all’isola di Bornholm i russi scaricarono qualcosa come 400mila tonnellate di bidoni di ogni genere di agenti chimici, contenitori pieni di adamsite, iprite, fosgene, tabun, sali di cianuro e acido prussico. Nel 1945 nello stretto di Danimarca i britannici versarono 69mila tonnellate di munizioni per artiglieria caricate a tabun e cinquemila tonnellate di bombe di tabun e fosfogene. L’anno seguente gli americani affondarono 42 navi con 130mila munizioni tedesche cariche di agenti chimici. La costa tedesca fu nuovamente utilizzata come una discarica quando all’inizio degli anni Cinquanta le truppe sovietiche e della Germania Est vi fecero affondare seimila tonnellate di agenti chimici. Come nel caso della costa polacca, il pericolo maggiore proviene dall’enorme discarica sovietica a sud di Gotland.

I paesi baltici hanno un piano qualsiasi per bonificare l’arsenale di armi chimiche sott’acqua? Nulla lo fa pensare, né esistono del resto politiche chiare su come ripulire li fondali marini da questo terribile mix di sostanze tossiche letali. Per fortuna si sta iniziando a parlare sempre più di questo grande problema. Nel novembre 2010 le esplorazioni finanziate dall’Ue nei fondali del mar Baltico hanno cercato di valutare la condizione dei siti discarica e capire come neutralizzare gli arsenali chimici e scongiurare un disastro ecologico.

La Polonia sta guidando un progetto internazionale denominato Chemsea al quale prendono parte 11 istituti di ricerca di Polonia, Svezia, Finlandia, Lituania e Germania. Entro la fine di quest’anno si prevede un rapporto redatto da Helcom Muni, un gruppo di esperti specializzato nella bonifica di agenti chimici. Ma anche i più esperti nelle forze armate non sono assolutamente in grado di prevedere che cosa accadrebbe con esattezza se le sostanze chimiche fuoriuscissero rapidamente dai contenitori ormai corrosi. È opinione comune che i bidoni d’acciaio utilizzati per immagazzinare gli agenti chimici utilizzati in guerra si corroderanno lentamente e che le eventuali perdite consisterebbero in quantità minime di sostanze tossiche, che sarebbero sottoposte pertanto a un processo relativamente rapido di idrolisi.

Come Chernobyl

Gli scienziati tengono a sottolineare che essendo più pesanti dell’acqua, le sostanze tossiche fuoriuscite si depositerebbero sui fondali marini. Oltretutto, il mar Baltico non è un’area interessata da forti fenomeni sismici e questo precluderebbe ulteriori danni. Insomma, pare che non vi sia motivo di allarmarsi. Soltanto il progetto del gasdotto russo-tedesco Nord Stream Baltic ha innescato accesi dibattiti sulla possibilità di un disastro ecologico a livello locale, ma di enorme gravità.

Tuttavia alcune fonti della marina polacca affermano che il rischio maggiore non è il gasdotto, e neppure le discariche di sostanze chimiche. Spesso dimentichiamo che il Mar Baltico è utilizzato anche per smaltire qualsiasi tipo di arma convenzionale, incluse le munizioni pesanti, le bombe aeree, le mine navali e i proiettili d’artiglieria. Se qualcosa dovesse esplodere, si innescherebbe una reazione a catena che provocherebbe sulle spiagge del Baltico conseguenze tremende come la catastrofe di Chernobyl.

Fino a quando gli stati baltici non avranno varato una politica coordinata per bonificare i fondali, passeggiare lungo le spiagge resterà uno sport teoricamente letale e il mar Baltico resterà un mare tossico.

Traduzione di Anna Bissanti

Bisogna mettersi in testa di creare un autorità internazionale per controllare l'illegale smaltimento dei rifiuti!

lunedì 25 marzo 2013

Strana città: alla disperata ricerca di un sindaco


Strana citta nella quale oggi ci si crogiola alla ricerca della figura di un nuovo candidato sindaco e per eleggere  il quale, improvvisamente sono apparse liste civiche come funghi e nelle quali pullulano personale politico più o meno implicato nella gestione della città negli ultimi otto anni. Dov’erano costoro che oggi operano un distinguo piuttosto selvaggio dai vecchi partiti?  Non sono forse gli stessi che hanno avallato dall’inizio col sostegno elettorale, la situazione di sfascio, che si è venuta a determinare, contribuendo ad eleggere, con maggioranze bulgare, la guida sia al Comune che alla Provincia? E oggi in questa strana città sono esemplificativi certi comportamenti: l’assenza di massa di molti consiglieri comunali che continuano a perseguire un atteggiamento pilatesco che è molto distruttivo per la città. E allora perché fanno scalpore in questa strana città considerando che si cavalca il periodo elettorale e l’imperativo è quello di non scontentare nessuno dei potenziali elettori. Sarebbe interessante chiedersi: cosa hanno fatto prima ? Adesso c’è solo un gruppo che si concentra sull’arredo a verde della città, mentre vi sono luoghi cittadini, soprattutto nella periferia dove l’abbandono è la norma: di vigili urbani ,in combutta con le forze dell’ordine per il controllo del territorio ,manco a parlarne. Strana città nella quale vi sono diverse vie cittadine, senza marciapiedi , con i pali dell’illuminazione pubblica in mezzo al tracciato viario ed altre nelle quali l’illuminazione pubblica e i marciapiedi quasi come norma del tutto inesistenti. Dove sono finiti i fondi delle cosiddette opere di urbanizzazione ?Strana città nella quale sono al palo diverse decisioni che riguardano il piano regolatore cittadino e nella quale, è bene ricordarlo, i consiglieri comunali erano ben presenti quando si concedeva sia dalla maggioranza e dall’opposizione di accaparrarsi il territorio urbano. Decisioni che hanno determinato una bolla speculativa immobiliare del tutto evidente. Strana città nella quale persiste il pasticcio di via Puglia, divenuta una favoletta per bambini, dove non parte la bonifica del porto Grande  e intanto si continua a pagare una tassazione esosa per la depurazione delle acque reflue. Non si decide di costituirsi parte civile per bonificare il comprensorio della Targia dove permane la bomba ecologica dell’amianto all’Eternit .Adesso è anche in tilt, perché eroso dalla salsedine e dal traffico pesante, il cavalcavia della Targia e chissà quando verrà  riparato. E nel mentre anche il consiglio provinciale è sotto indagine della Gdf, gli stessi avvenimenti cioè di indagini per indebiti rimborsi come impiegati fantasma di ditte, coinvolgono diversi consiglieri comunali. Strana città dove l’emergenza lavoro è palpabile visitando da normali cittadini qualsiasi supermercato cittadino e considerato l’aumento  di furti anche se si tratta solo ed esclusivamente di agrumi.  
 
Scorcio di via Puglia

Fabbrica di Eternit a Targia

venerdì 22 marzo 2013

Come diverrà possibile costruire nuovi denti!


In un nuovo studio, gli scienziati britannici sono stati in grado di produrre con un operazione di bioingegneria, denti contenenti radici dentina, smalto e vitale utilizzando cellule isolate da tessuti umani adulti gengivali, combinati con cellule mesenchimali embrionali .                                                                                                         Una nuova ricerca pubblicata sul Journal of Dental Research descrive un anticipo degli sforzi per sviluppare un metodo atto a sostituire i denti mancanti con nuovi denti,  prodotti tramite una procedura di bioingegneria generate da cellule proprie di una persona. La ricerca è guidata dal professor Paul Sharpe, esperto di sviluppo cranio-facciale e della biologia delle cellule staminali del King l'Istituto College di Dental di Londra, ed è stato finanziata dall'Istituto Nazionale per la Ricerca Sanitaria (NIHR) Centro di Ricerca Biomedica presso Guy e St. Thomas 'NHS Foundation Trust e King College di Londra, Regno Unito.                                                                                                                      Attuali metodi basati sull’impianto di protesi dentale intere non riescono a riprodurre una naturale struttura radice e come conseguenza dell'attrito da mangiare e movimento sull’altra ganascia, attorno all'impianto può avvenire la perdita di osso mascellare.                                                                                                                                                      La ricerca verso il raggiungimento dell'obiettivo di produrre  denti bioingegneria è in gran parte concentrata sulla generazione dei denti immaturi (denti primordi), che sono simili a quelli di un embrione che può essere trapiantato come piccola cellula nella mascella adulta per sviluppare i denti funzionali . Sorprendentemente, nonostante ambienti molto diversi, denti embrionali primordiali possono svilupparsi normalmente nella bocca di adulti e quindi se cellule adatte s’ identificano possono essere combinate in modo tale da produrre un dente immaturo, c'è  dunque una prospettiva realistica che può diventare realtà. Studi successivi in gran parte si sono concentrati sull'uso di cellule embrionali e anche se è chiaro che le cellule embrionali del dente primordiale possono facilmente formare denti immaturi dopo dissociazione in popolazioni di cellule singole e successiva ricombinazione. Fonti di cellule sono poco pratiche da utilizzare in una terapia generale.                                                                                                                                             'Ciò che è necessario è l'identificazione delle fonti di adulti di cellule epiteliali e mesenchimali - ha detto il professor Sharpe- ottenute in numero sufficiente per formare una bio-bocca, con biodenti che costituiscano una valida alternativa agli impianti dentali.'                                                                                                                                                    In questo nuovo lavoro, i ricercatori hanno isolato nell’adulto tessuto gengivale da pazienti presso l'Istituto Dentale al King College di Londra, è cresciuto più di esso in laboratorio, e poi combinati con le cellule di topi che formano i denti (cellule mesenchimali) . Con questa combinazione del trapianto di cellule in topi i ricercatori sono stati in grado di fare crescere denti ibridi umani / topi contenenti dentina e smalto, e le radici vitali.  Professor Sharpe ha concluso: 'Le cellule epiteliali derivate da tessuto gengivale adulto umano sono in grado di rispondere ai segnali che inducono la formazione del dente dal mesenchima embrionale in modo adeguato per contribuire alla corona del dente e la formazione delle radici e originare rilevanti tipi di cellule differenziate, a seguito di coltura in vitro . Queste cellule epiteliali facilmente accessibili sono quindi una fonte realistica a titolo oneroso nella formazione di una bio-bocca umana. La prossima grande sfida è quella di individuare un modo per la coltura cellule umane adulte mesenchimali da denti che induce, come al momento si può solo fare  con cellule mesenchimali embrionali.

Galleria di colori





Nuvole

venerdì 15 marzo 2013

I rostri di Levanzo e la Battaglia delle Egadi


Notiziario dalla Stazione Spaziale internazionale (esperimenti nello spazio)

Detersivo per bucato, vernici, medicazione, ketchup o insalata, anche prima di lasciare la linea di produzione, vengono condizionati dalla gravità , cercando di separare il composto in parti diverse. Come prodotti separati, possono diventare acquosi o appiccicosi. Per combattere la caduta dei prodotti si producono stabilizzanti per questo uso. L'esperimento avanzato sui colloidi (ACE-M-1) è stato progettato per aiutare i ricercatori a capire come ottimizzare stabilizzatori, ma anche di ridurre i costi di sviluppo, di produzione e di trasporto. ACE-M-1 ha lanciato verso la Stazione Spaziale Internazionale il secondo rifornimento commerciale of the Dragon SpaceX il 1 ° marzo. "Quando questi prodotti  rimangono su uno scaffale per un certo periodo di tempo, iniziano grossolani movimenti di  separazione", ha detto Bill Meyer, ACE-M-1 scienziato del progetto della NASA Glenn Research Center di Cleveland. "Si vede una metà superiore e metà inferiore che sono diverse. Stabilizzatori conservano inalterato il prodotto. Mentre abbiamo una conoscenza generale su ciò che sta accadendo a livello di particella con questi stabilizzatori, c'è molto di più bisogno di sapere. "Sulla Terra, molte cose accadono contemporaneamente. Ad esempio, secondo la miscela, particelle circolano contemporaneamente. Mentre quando sono grossolani, o si evolvono e cambiano, le particelle più pesanti possono depositarsi sul fondo in pochi minuti - il processo si chiama sedimentazione. Tale complessità rende difficile osservare la fisica sottostante. La microgravità permette agli scienziati di creare modelli e sviluppare teorie più universali, sostanzialmente, rallentando il processo di separazione. "Siamo in grado di fare nello spazio, cose che non si possono fare sulla Terra", ha detto Meyer. " stiamo cercando l'effetto che maschera la gravità. Nello spazio non si vede una metà superiore e inferiore dal momento che questa è causata da differenze di gravità e la densità. A bordo della Stazione Spaziale Internazionale  forma pochi grumi. E quel poco crescerà nel tempo. In microgravità possiamo misurare questa evoluzione, dal momento che l'influenza della gravità è di circa un milione di volte più debole. "Matteo Lynch, ACE-M-1, ricercatore principale e scienziato principale presso Procter & Gamble (P & G) a Cincinnati, lo descrive come una casa-di-carte. Le particelle solide si organizzano in una rete che supporta il peso e contrasta a parte la tendenza. "Se si rimuove troppo, la struttura collassa", ha detto Lynch- ci sono alcune teorie rudimentali che permettono di trattare tali scale temporali omogenizzando il tutto. Tuttavia, non siamo in grado di anticipare la caduta delle particelle quando le particelle sono molto diverse. Inoltre, non abbiamo un quadro generale per capire il movimento del tutto. "P & G, un produttore internazionale di decine di prodotti di consumo, sta usando l’ indagine ACE-M-1 per studiare la stabilità del prodotto sulla stazione spaziale. P & G tratta prodotti come detersivo liquido, shampoo, detergenti e medicinali che  sono sistemi colloidali. Tutto ciò che contiene particelle di un micron o meno in sospensione è nota come sistema colloide. Per dare un'idea delle dimensioni di un colloide, un capello molto fine umano è di circa 100 micron di diametro. Nei sistemi colloidali, le particelle più pesanti si depositano sul fondo, mentre quelli più leggeri gallegiano. Gel colloidali costituiscono la microstruttura di molti prodotti di consumo come i detergenti e shampoo. Questi gel sono spesso polidispersi, dove piccole particelle non sono solo di una taglia, ma di una gamma di dimensioni. Per controllare questi sistemi, gli scienziati devono comprendere la involgarimento della microstruttura." Stiamo facendo una ricerca sulla Stazione Spaziale Internazionale, perché insegna a tutti i nostri sistemi di stabilizzazione ed i nostri prodotti", ha detto Lynch. "Stabilizzatori debbono tenere tutto insieme per fare in modo che quando qualcuno acquista un prodotto e lo utilizza, conserva tutto il materiale sostanzialmente uniforme in tutto il prodotto. "Con gli effetti della gravità, ACE-M-1 permetterà agli scienziati di utilizzare il modulo Luce microscopia (LMM) per osservare ciò che accade a livello di particella. Un controllabile a distanza, il microscopio automatizzato, il LMM offre agli scienziati la possibilità di studiare i campioni in microgravità in tempo reale mentre sta accadendo qualcosa d’ interessante. Il LMM, che opera nei Fluidi e Strutture di combustione (FCF), risiede nel laboratorio Destiny della stazione spaziale ed è gestito da NASA Glenn Research Center. La FCF è un frigorifero di dimensioni rack, circa 6 metri di altezza. Il modulo campione all'interno del rack è circa della dimensione di un mazzo di carte. L'ACE-M-1 campione stesso è solo un paio di gocce, di misura un paio di microlitri di volume. L'indagine verrà eseguito con diversi esperimenti durante i suoi mesi a bordo della stazione spaziale. "Facciamo cose diverse nello spazio", ha detto Ron Sicker, ACE-M-1 project manager, NASA Glenn Research Center. "Alcune delle cose che facciamo sono solo teoriche. Possiamo fare delle scoperte, ma possono trascorrere molti anni nel prossimo futuro prima che si realizzi qualcosa. L'ACE-M-1 indagine che stiamo facendo con Procter & Gamble tiene aperta  la possibilità per un lungo periodo, teoricamente doi vincere, così come una vittoria nel giro di pochi anni poichè trova la sua strada in prodotti di uso quotidiano. " Stabilizzatori al meglio potrebbero truccare le particelle a nostro favore. Potrebbe significare molte cose per i produttori e consumatori, tra migliore qualità, riduzione dei costi e più ecologici, prodotti più concentrati che usano meno plastica nella loro confezione. Potrebbe significare prodotti che resistono al crollo rimangono coerenti per tutta la loro vita.

NASA Glenn Research Center



giovedì 14 marzo 2013

Grande attenzione alle peculiarità del porto Grande di Siracusa




Fondamenta erose del museo del mare mai concretamente
avviato all'interno della riserva Ciane Saline
C’è molta attenzione sulle peculiarità assolutamente unico del grande bacino naturale del Porto Grande che viene tenuto costantemente sotto controllo dalle associazioni ambientalistiche che continuano a monitorarlo anche per ciò che concerne nuovi insediamenti che potrebbero stravolgerne gli aspetti, dopo quanto si è già fatto nella penisola della Maddalena e quanto si voleva fare come nuovi insediamenti alla Pillirina.

Per il secondo porto turistico di Siracusa: è improcedibile il ricorso al Tar operato dalla Spero Srl, e nessun risarcimento verrà dato alla società.

Il ricorso della società Spero Srl, titolare del progetto per la costruzione del secondo approdo turistico nel porto grande di Siracusa, contro la soprintendenza di Siracusa è improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse. Lo ha deciso il Tar di Catania con la sentenza del 27 febbraio scorso. Il Tar ha poi dichiarato inammissibile la richiesta, da parte di Spero Srl, di risarcimento del danno di 200 milioni di euro, ed ha accolto le eccezioni di inammissibilità ed improcedibilità sollevate nell'intervento ad opponendum dal comitato regionale siciliano di Legambiente, rappresentato e difeso in giudizio dagli avvocati Marilena Del Vecchio, Corrado V. Giuliano e Paolo Tuttoilmondo.
Nel ricorso Spero Srl aveva chiesto l'annullamento del parere negativo rilasciato dalla Soprintendenza di Siracusa alla richiesta di concessione demaniale marittima per la realizzazione del porto turistico. La soprintendenza, per rilasciare la concessione, aveva richiesto che il progetto fosse integrato e modificato secondo un elenco di dettagliate prescrizioni. La società Spero, ritenendo che le nuove integrazioni e revisioni rendessero impossibile la realizzazione dell'opera nei tempi stabiliti, decideva di ricorrere in giudizio.
Il Tar, oltre a dichiarare legittime e doverose le richieste migliorative avanzate dalla soprintendenza, laddove il progetto definitivo per la realizzazione dell'approdo turistico violava i vincoli archeologici e paesaggistici dell'area, ha stabilito che l'adozione del Piano paesaggistico della provincia di Siracusa, con il quale il progetto sarebbe incompatibile, costituisce un atto ulteriore che fa venir meno l'efficacia lesiva dell'atto impugnato con il ricorso.



La direzione della riserva naturale Ciane Saline così risponde in merito alla segnalazione dell’associazione ambientalistica “Natura Sicula” del 4 marzo spiegando che l’inconveniente segnalato riguarda la porzione finale del canale “Mammaiabica" adibito alla raccolta delle acque reflue dei terreni circostanti le “Paludi di Lisimelie” e lo stesso non confluisce in nessun punto del fiume Ciane.
Dai controlli effettuati immediatamente dal personale della R.N.O. fiume Ciane e Saline di Siracusa, oltre ai controlli effettuati dall’A.R.P.A. non sono state notate anomalie riguardo il canale Mammaiabica nei punti segnalati (ponte di Pietra).
La presenza temporanea di schiuma viene dunque attribuita probabilmente alla pressione delle acque del mare che in  occasione dell’alta marea e delle mareggiate non ha permesso il normale deflusso delle acque reflue del canale.
Il 5 marzo l'A.R.P.A. ha effettuato campionamenti e prelievi dell’acqua nel canale e allo stesso tempo non si evidenziava presenza di schiuma.




Castello Maniace nel porto Grande



Amore materno


martedì 12 marzo 2013

L'albero dello tsunami dopo il disastro di Fukushima




Misura delle radiazioni oggi in Giappone
Un "pino miracolo" artificialmente restaurato dopo essere sopravvissuto il 11 Mar 2011 al disastroso tsunami si staglia contro il sole che sorge a Rikuzentakata, nella prefettura di Iwate, in Giappone. Il Giappone che ha segnato il secondo anniversario della sua catastrofe dove terremoto, tsunami e nucleare, hanno coinciso uccidendo circa 19.000 persone nelle aree lungo la costa nord-orientale del Giappone. I 27 metri di altezza albero, un solo sopravvissuto tra i 70 mila alberi in una foresta, lungo la costa ed, è stato appena ristrutturato in un progetto per conservarlo come si trattasse di un memoriale.

domenica 10 marzo 2013

Strana città


Mura Dionigiane a 2 passi da Tremilia

Fumi inquinanti dal polo industriale
Strana città , Siracusa, che rischia per di perdere come denunciano gli ambientalisti, l’inclusione nella World Heritage List dell’Unesco per l’assenza di un idonea politica di salvaguardia del territorio. Una città nella quale nell’ultimo periodo si continua a costruire ma le nuove abitazioni rimangono vuote per la crisi imperante mentre si costituiscono comitati spontanei per legalizzare e rendere fruibili una caterva di nuovi edifici costruiti dalla parte di Tremilia. Proseguendo nella lista invece degli atteggiamenti incredibili che contraddistinguono la vita cittadina, è  inusuale constatare che per una decisione da ascrivere alla classe politica, si riuniscono i club service cittadini per decidere come si debba operare nella direzione di avviare la gestione del teatro comunale, dopo sessanta anni sulla via del completamento. C’è un economia sommersa che spinge ma solo a parole verso lo sviluppo turistico mentre mancano i collegamenti e vengono trascurati per esempio i malanni cronici del porto Grande (sversamenti dei reflui del depuratore) e si tarda a togliere la bettolina incagliata sulla costa della zona Nord di Siracusa. Tardano ad arrivare peraltro i finanziamenti annunciati che dovrebbero consentire il finanziamento delle banchine al Foro Italico. Una città allo sbando dove si pensa solamente alle nuove elezioni e dove si cerca di minimizzare il fatto di consiglieri comunali  indagati per rimborsi, figurando come dipendenti fantasma di ditte o industrie. Una campagna elettorale che già pullula di candidati che tentano di costituirsi una nuova verginità politica o che sono stati trombati dalle ultime elezioni o che sono sconosciuti ai più. Una città, Siracusa, nella quale sono state concesse autorizzazioni a tutto spiano a sponsor economici anche da  consiglieri che dovrebbero figurare all’opposizione. Si continuano a combattere piccole battaglia di retroguardia e in questo bailamme con tanto di commissario insediato al municipio aretuseo, parecchi assessori comunali tendono a valorizzare realizzazioni mai avvenute o propositi mai avviati nel concreto. E nel contempo con la spada di Damocle dell’eliminazione delle province che è negli intendimenti del governatore Crocetta, c’è un inaugurazione al giorno. Difficile potere trovare in un panorama politico dove in parecchi hanno fatto e continuano a fare “terra bruciata”, i cosiddetti “cavalli di razza” che dovrebbero essere destinati a potere concorrere per la carica di sindaco. E la situazione non è neppure consolante nel vicino hinterland aretuseo che continua purtroppo a fare riferimento  al polo industriale, dove ancora vige in svariate forme il ricatto occupazionale. E’ stato avviato uno screening dei tumori per la popolazione che vive a Priolo anziché pensare ad adottare provvedimenti esistenti con le leggi vigenti e come è già successo all’Ilva di Taranto, per puntare ad eliminare le cause delle insorgenze tumorali. Ma già :continua ad esistere la contraddizione del CIPE una struttura gestita dalle industrie e che dovrebbe controllare le stesse.  


mercoledì 6 marzo 2013

Distruggere i batteri con fagi che possiedono sistema immunitario contro i batteri


di Federica Sgorbissa da Oggi Scienze
C'è il batterio del colera (Vibrio cholerae), che attacca per esempio l'uomo. E c'è il batteriofago del colera, un virus che attacca il batterio che attacca l'uomo. La cosa interessante è che il virus usa un sistema immunitario "rubato" ai batteri, per attaccare i batteri stessi.  Riassunto breve e interessante (molto interessante) nel nuovo studio pubblicato su Nature da Andrew Camilli della Tufts University e colleghi:                                                                                                                                    1) è la prima volta che si osserva un virus "con sistema immunitario                                                                        "2) il sistema immunitario è "rubato" al tipo di organismo che viene attaccato e serve per attaccare l'organismo originario (della serie "fuoco amico").                                                                                                    3) visto che il batterio è pericoloso per noi esseri umani, potremmo usare il virus batteriofago per contrastare il colera e, se funziona, si tratterebbe di una potente alternativa agli antibiotici (quindi la scoperta potrebbe essere utile per combattere la crescente e globalizzata "resistenza agli antibiotici" di molti batteri assai pericolosi per la salute umana).                                                                            Il meccanismo è tanto "perverso" quanto affascinante (e utile).                                                         Il batteriofago a quanto pare nel corso dell'evoluzione ha incorporato nel suo DNA i geni che codificano un sistema immunitario batterico proprio di circa la metà dei batteri conosciuti (si chiama CRISPR/Cas), sistema immunitario che i batteri hanno sviluppato proprio per difendersi dai fagi (furbi e beffardi). I fagi sono virus che attaccano i batteri (ogni fago attacca specificamente un batterio preciso) e li usano per riprodursi.                                                                                                                I ricercatori hanno osservato che campioni di batteriofago prelevati da pazienti affetti dal batterio del colera in Bangladesh contenevano geni che fino ad allora si erano trovati in alcuni batteri, dove codificano per il sistema immunitario Incuriositi, hanno perciò “infettato” campioni di V. cholerae (normalmente resistenti ai fagi) sia con virus che non contenevano i geni in questione che con altri che li contenevano. Risultato: nel primo caso i batteri proliferavano indisturbati, nel secondo venivano uccisi (dopo una veloce fase di adattamento dei fagi). La prova che i geni nei fagi servono ad attaccare il batterio. Da notare che il sistema immunitario “rubato” da questi fagi non è quello proprio di V. cholerae, ma proviene da qualche altra parte (e questa è una storia tutta da scoprire).Per la prima volta dunque si osserva un virus che utilizza un sistema immunitario (anche se l’utilizzo è un po’ improprio, il virus infatti non lo usa per difendersi dal batterio, ma per attaccarlo), il che svela già di per sé particolari affascinanti su queste entità che ancora non riusciamo a deciderci se sono vive oppure no. Questa scoperta potrebbe diventare utilissima per mettere a punto una terapia fagica contro i batteri. Che questi virus batteriofagi esistono è noto da tempo, e l’idea di usarli come arma contro certe malattie non è nuova. Ma non si sapeva come questi virus riuscissero a neutralizzare i batteri. Ora sappiamo quale arma usano, e man mano che verranno svelati dettagli sempre più precisi sul meccanismo si potrà provare a potenzialo. Sviluppare oggi nuove terapie contro i batteri è di vitale importanza.                                                                                                                                                 Negli ultimi decenni, in tutto il mondo, si sta manifestando una crescente resistenza agli antibiotici da parte di molti batteri particolarmente pericolosi per la salute umana. Questa resistenza è una conseguenza dell’adattamento dei batteri alle terapie usate dall’uomo per contrastarli (terapie a volte abusate in maniera sconsiderata, ricordiamo come sempre, per esempio, che GLI ANTIBIOTICI NON SERVONO A NULLA  CONTRO L’INFLUENZA, che è una malattia di origine virale), che quindi sempre più spesso si rivelano inefficaci. Trovare metodi alternativi per la cura quindi potrebbe aiutare  a ridurre il problema. Con il vantaggio che per le terapie fagiche, se i batteri si adattano a resistere ai fagi, anche i fagi possono adattarsi ad attaccare con efficacia i batteri. Un’altra cosa interessante osservata : nei pazienti affetti da colera i fagi ci sono già e quindi una parziale terapia fagica è probabilmente  già in atto in maniera naturale, si tratta ora di potenziarla.