lunedì 11 novembre 2013

Un tesoro misconosciuto nelle catacombe di Santa Lucia

Tra i tesori archeologici nascosti di Siracusa oltre alla miriade di necropoli disseminate e colpevolmente mistificate nel perimetro urbano ed extraurbano, vi sono diversi reperti d’archeologia marina a torto trascurati. Per esempio quelli di anfore ritrovate disseminate nell’area marina protetta del Plemmirio. Senza dimenticare altre testimonianze che risalgono al periodo bizantino e tra le quali va sicuramente annoverato insieme a diverse chiese bizantine rupestri, l'oratorio dei quaranta martiri ubicato nelle catacombe di Santa Lucia. In questa catacomba di Siracusa è di particolare interesse una serie di affreschi databili all’VIII secolo, cioè in piena epoca bizantina. La raffigurazione si sviluppa nella volta con affreschi scoperti da Paolo Orsi, tra il 1916 e il 1919. La decorazione pittorica era nascosta sotto uno strato di malta, tranne che per un unico elemento pittorico la Vergine orante, risparmiata per rispetto. Questa traccia isolata destò la curiosità di Orsi, che fece stonacare la superficie adiacente per vedere se il dipinto continuasse. La concavità in cui si trovano gli affreschi, in corrispondenza del secondo ordine della galleria E delle catacombe, convinse Orsi che si trattasse di un piccolo oratorio ricavato all'interno della stessa galleria, andato in gran parte distrutto durante la costruzione (XV secolo) della cisterna H. Unico esempio in Sicilia di ciclo pittorico sicuramente databile al periodo bizantino, dunque, questo battistero di Siracusa. Dell'originaria struttura architettonica resta la parte più alta dell’abside, la volta leggermente a botte e il registro superiore della parete sud-est, interamente affrescati. Queste parti superstiti consentono di stabilirne le dimensioni originarie, lungo 4,30 m e largo 2 m. L'affresco ha un complesso schema iconografico, dove una grande croce gemmata divide la superficie in quattro settori nei quali sono raffigurati, a gruppi di dieci, i quaranta martiri di Sebastia, tutti raffigurati a torso nudo, immersi nell’acqua e con la corona martiriale sulla testa. All’estremità inferiori e laterali dei bracci della croce la Vergine in posa “ecclesia”, a braccia alzate in segno di preghiera e due angeli. A sinistra della Vergine san Giovanni e all'incrocio dei bracci, Cristo Pantocrator, immagine che si ripete nel frammento pittorico absidale. La decorazione prosegue con sei santi a mezzo busto, riconoscibili due vescovi non identificati, i santi Cosma e Damiano, S. Elena, madre dell’imperatore Costantino con la corona imperiale e S. Marciano, primo vescovo di Siracusa. Per le fonti agiografiche di riferimento si registra l’assenza del vescovo Markianos a Siracusa e la notizia che il vescovo Leone abbia importato da Siracusa i culti dei quaranta martiri e di santa Lucia. Fatti che circoscrivono alla prima metà del VIII secolo d.C., la datazione del complesso pittorico siracusano. Il restauro degli affreschi ha permesso di determinare anche la particolare tecnica esecutiva.                                      



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