giovedì 13 novembre 2014

Una miniera il mare siculo: relitto di una nave greca a Gela e tre ancore litiche a Licata






Ritrovato a Gela il relitto di un’altra nave greca. Si presume che il relitto rinvenuto al largo della costa di Gela, in contrada “Bulala”, potrebbe essere il più antico dei relitti mai ritrovati non solo nel mare di Gela ma addirittura in tutta la Sicilia. Risale agli inizi del sesto VI a. C. e fra i materiali che i fondali hanno restituito, c’è anche un’anfora  molto antica come datazione. In particolare come elencano i tecnici della Soprintendenza del Mare sono stati recuperati un’anforetta, una brocca, una kylix a vernice nera d’importazione dall’Attica ed un vaso detto cothon d’importazione corinzia. I reperti giacevano a circa 4 metri di profondità nei pressi di alcuni elementi lignei emergenti dalla sabbia ,quindi di un relitto che si trova ancora ad una distanza di circa 300 metri dal litorale. Il riavere la disponibilità di questi preziosi reperti si deve alla segnalazione del subacqueo gelese Franco Cassarino. “Questi reperti – ha detto Sebastiano Tusa, Soprintendente del Mare,-  dimostrano come l’area di contrada Bulala  a Gela sia evidentemente piuttosto ricca di rinvenimenti archeologici. Da questi preziosi tasselli di storia – ha proseguito - emerge una Gela ricca, dalla quale transitava parecchia mercanzia dell'epoca particolarmente pregiata. Probabilmente “Bulala” era lo scalo dell’antica Gela”. Le parti lignee dell’imbarcazione da cui provengono questi reperti giacciono ancora nei fondali e si prevede che potranno essere recuperati solo con l'assistenza logistica di specifiche fondazioni delle università americane con le quali, da tempo, sviluppa una collaudata sinergia la Soprintendenza del Mare.                                      Un nuovo rinvenimento intanto effettuato sempre dalla Soprintendenza del Mare nelle acque di Licata, avvenuto con la collaborazione del “GAI – Finziade” di Licata. Sono state rinvenute e recuperate tre ancore litiche a tre fori
(di cui una parzialmente frammentata) della tipologia assai diffusa a partire dall'età del bronzo. Quest’ultima scoperta ci impone, pertanto, un’analisi di approfondimento del contesto dell'area di costa prospiciente il sito sommerso - peraltro già oggetto di altri importanti rinvenimenti - al fine di meglio chiarire la causa della presenza in questo tratto di mare di numerose ancore rientranti inuno spettro cronologico molto ampio. Alle operazioni hanno preso parte anche la Guardia di Finanza, la Lega Navale e le sezioni del GAI di Sciacca e Siracusa. Il recupero è stato possibile grazie al contributo economico di uno sponsor locale che ha interamente finanziato la campagna di ricerche 2014 conclusasi in questo ultimo weekend.

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